Approfondimenti

Atlante dell’editoria italiana, i numeri dietro i libri: come leggere (e non fraintendere) il mercato

L’atlante dell’editoria italiana, il rapporto Adei.

Dopo il primo progetto realizzato da Sapienza Biblab sui Gruppi di lettura – S.T.O.R.I.E. (la prima ricognizione quantitativa e qualitativa dei gruppi di lettura in Italia), prosegue il laboratorio di ricerca su lettura e editoria promosso da ADEI e sostenuto dal Centro per il Libro e la lettura, con una nuova ricerca realizzata da Ipazia Ricerche, “Dalla parte della Bibliodiversità. I risultati della ricerca su lettura e editoria.

Quanti sono gli editori in Italia? E le case editrici?

Questa domanda potrebbe sembrare ridondante perché questi due termini sono spesso utilizzati come sinonimi. Ma non è così, almeno a un attento esame del mondo editoriale italiano.

L’accezione editore è più ampia, deriva dal latino editor, “colui che mette fuori, che rende pubblico” e comprende insieme alle case editrici diversi altri soggetti che, a vario titolo, producono e diffondono libri e testi: associazioni, fondazioni, università, istituzioni pubbliche e religiose, ditte individuali e persino piattaforme di autopubblicazione.

Invece la casa editrice è un’organizzazione – di solito una società – la cui attività principale è la produzione di libri, periodici o, più in generale, testi stampati o digitali. Gli elementi caratteristici sono due: l’attività prevalente e il suo svolgimento in forma imprenditoriale.

Non sempre il confine è netto: esiste una zona grigia che rende difficile distinguere con precisione i due insiemi. Ma una cosa è certa: ridurre il mondo editoriale alle sole case editrici sarebbe un errore, una fatale semplificazione.

Non tener conto delle specificità del variegato mondo editoriale ingenera confusione e numeri discordanti: per alcuni gli editori sono duemila, per altri più di diecimila. Qualcosa evidentemente non torna. Ma soprattutto, quali sono i numeri giusti o, almeno, verosimili? Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza a partire dalle definizioni appena date.

Le case editrici in senso stretto sono quasi 5mila. Gli altri soggetti attivi nel settore sono 8mila. L’universo editoriale sfiora, dunque, le 13mila unità. Le case editrici rappresentano, in particolare, il 38% del totale.

Fin qui, il quadro è abbastanza solido. Ma tutto si complica quando si passa dal “chi è editore” al “chi è attivo”. Molte case editrici, infatti, continuano a vendere il catalogo senza pubblicare novità, e questo vale ancora di più per gli altri player del settore. Per dirimere la matassa, occorre introdurre un ulteriore livello di classificazione: editori con o senza novità pubblicate nell’ultimo anno (il 2024).

E qui i numeri cambiano in modo sostanziale: solo il 35,4% degli editori ha pubblicato almeno una novità nel 2024, contro il 64,6% che non lo ha fatto. In poche parole, il rapporto è di uno a due.

Dalla combinazione delle due variabili – tipologia di editore (casa editrice o altri soggetti) e presenza di novità (sì o no) – si ottengono quattro categorie che descrivono con accuratezza la struttura del settore editoriale italiano.

Gli editori con novità – i più interessanti ai fini delle nostre analisi – sono 4.581: 2.790 case editrici (21,6% del totale) e 1.791 altri soggetti (13,9%). Gli editori senza novità sono invece 8.353: di questi, 2.127 sono case editrici (16,4%) e 6.226 appartengono ad altre tipologie (48,1%).

Libri in commercio

Una volta definito l’universo di riferimento, possiamo iniziare a caratterizzarlo. Questo passaggio ci consente di cogliere le differenze interne tra i soggetti che ne fanno parte, cercando di rispondere a una domanda fondamentale: gli attori del mercato editoriale sono tutti uguali?

La risposta, ovviamente, è negativa. Ma ci interessa capire quanto sono diversi.

Da qui nascono due domande chiave: chi alimenta davvero il catalogo editoriale? E quale peso hanno le novità del 2024?

Partiamo come al solito dai numeri, ma prima di iniziare evidenziamo che novità e titoli in catalogo si riferiscono alla produzione di libri cartacei non scolastici. I titoli in catalogo sono oltre 1,45 milioni. Il grosso dei titoli – quattro su cinque (80,8%) – è pubblicato da case editrici, mentre il 19,2% è prodotto dagli altri soggetti.

Dentro il catalogo spiccano le realtà più attive: le case editrici con novità 2024 detengono da sole quasi 1,1 milioni di titoli (74,9% del totale). Le case editrici senza novità arrivano a circa 85mila titoli (5,8%).

Gli altri soggetti con novità raccolgono oltre 200mila titoli (14,1%), mentre quelli senza novità si fermano a 75mila (5,2%).

In sintesi: il 90% dei titoli appartiene a editori che hanno pubblicato almeno una novità nel 2024 (case editrici 74,9% + altri soggetti 14,1% = 90%). Questi sono, in fin dei conti, i veri motori del catalogo.

Nel 2024 sono stati pubblicati 82.091 nuovi titoli, pari al 5,6% del catalogo complessivo. È una cifra imponente, che dà l’idea del ritmo con cui si immettono nuovi libri sul mercato — 225 al giorno. Un ritmo che solleva domande sulla reale capacità del mercato – e dei lettori – di assorbire tutta questa offerta. Un mercato che appare più affollato che selettivo: troppi libri, troppo in fretta, è il paradosso di un’editoria iper-produttiva, che stampa più di quanto riesca a far leggere.

Ma da dove arrivano tutte queste novità? Chi le pubblica sul mercato?

Le case editrici hanno firmato oltre 63mila uscite (77,5%), mentre gli altri soggetti hanno contribuito con più di 18mila novità (22,5%). Una ripartizione sostanzialmente in linea con quella dei titoli in commercio.

Anche in termini relativi, le due componenti del mercato si comportano in modo simile. La quota di novità sul totale dei cataloghi è infatti abbastanza simile: 5,4% per le case editrici, 6,6% per gli altri soggetti.

Le case editrici con novità nel 2024

Ora che sappiamo quanti sono i titoli in commercio e le novità pubblicate, la domanda successiva viene da sé: come si distribuiscono tra le case editrici?

Gli scatter seguenti mostrano la relazione tra numero di novità e ampiezza del catalogo. E evidenziano un dato chiave: la forte polarizzazione del mercato editoriale. Da una parte, una moltitudine di piccoli editori schiacciati vicino all’origine degli assi cartesiani. Dall’altra, pochi grandi con un catalogo e una produzione molto più estesi.

In dettaglio, l’86,5% delle case editrici — ben 2.406 su 2.781 — pubblica meno di 100 novità all’anno e non supera i 600 titoli in catalogo.

Le altre? Sono solo 375. E fanno da sole la differenza.

Iniziamo dalla galassia dell’86,5% che è tutto tranne che omogenea. Dentro la fascia dei piccoli e medi editori si apre un panorama frammentato, fatto di micro-cataloghi e produzioni esigue.

I dati riassuntivi (riportati nella grafica tabellare seguente) aiutano a mettere meglio a fuoco la struttura del settore.

Quasi un terzo delle case editrici attive (31,4%) pubblica al massimo 5 novità all’anno e gestisce un catalogo ridottissimo, che non supera i 50 titoli complessivi. In termini assoluti: 872 editori contribuiscono appena all’1,3% del totale dei libri in commercio.

Anche allargando un po’ il perimetro dell’analisi — fino a 15 novità e 100 titoli (porzione viola) — si arriva a coprire oltre la metà degli editori (51,9%), ma si resta comunque ai margini del catalogo (sotto la soglia del 5%).

Salendo ancora (porzione blu), si supera il 67% degli operatori attivi. Eppure, questa ampia maggioranza produce meno del 20% delle novità e rappresenta solo il 10% dei titoli disponibili.

Basta guardare l’ultima riga della tabella (colore giallo), per scoprire che c’è un’evidente sproporzione: il grosso della produzione si concentra nelle mani di un numero limitato di soggetti (le 375 case editrici che abbiamo citato in apertura).

L’86,5% delle case editrici (in verde acqua), pur rappresentando la stragrande maggioranza numerica, detiene solo il 35,6% delle novità pubblicate nel 2024 e appena il 25,9% dei titoli in catalogo.

Il resto è concentrato nelle mani di una minoranza: il 13,5% degli editori che supera la soglia delle 100 novità e dei 600 titoli pubblica quasi due terzi delle novità (64,4%) e detiene tre quarti del catalogo (74,1%).

In conclusione, il quadro che emerge è chiaro: un’editoria italiana affollata alla base e concentrata al vertice.

Da un lato, una miriade di micro-editori, spesso specializzati, con attività limitate e una presenza frammentaria. Dall’altro, un nucleo ristretto di operatori che detiene la parte più consistente del catalogo e della produzione di novità.

È un sistema sbilanciato, dove sovrapproduzione e concentrazione convivono. Un contesto del genere nasconde una fragilità profonda. Perché in un mercato dove pochi producono quasi tutto, il rischio non è solo economico, ma culturale: meno spazio per la bibliodiversità, meno pluralismo reale.

Il fatturato

Per completare il quadro, va introdotta una terza e ultima dimensione: il fatturato.

Per il 2024, il fatturato stimato delle case editrici che hanno pubblicato novità supera i 3 miliardi di euro. Il calcolo è avvenuto in due passaggi:

  • sommando i dati di bilancio depositati presso le Camere di Commercio (2,88 miliardi, fonte InfoCamere);
  • stimando i dati mancanti delle case editrici non obbligate al deposito, a queste sono stati attribuiti – per “analogia” – i fatturati conseguiti da soggetti simili per dimensione e tipologia.

Si tratta di una stima prudenziale, soggetta ad affinamenti successivi, ma utile per definire un primo ordine di grandezza del mercato.

La cifra non include le realtà che pubblicano solo cataloghi pregressi (senza novità), né altri attori attivi nel comparto editoriale — come quotidiani che vendono collane, università o fondazioni che non depositano bilanci.

Inoltre, è bene ricordare che il fatturato qui considerato riguarda esclusivamente le case editrici: sono esclusi tutti i ricavi generati dagli altri segmenti della filiera, come distribuzione, promozione e vendita. Una fetta significativa dell’economia del libro resta quindi fuori da questo calcolo.

A questo punto cerchiamo di rispondere a un’ultima inevitabile domanda: chi fattura davvero?

Osservando la distribuzione delle case editrici per fatturato, il quadro è immediato: poche case editrici fatturano moltissimo, mentre la stragrande maggioranza si schiaccia lungo l’asse verticale su livelli di fatturato molto bassi. Anche sul piano economico emerge con chiarezza la netta polarizzazione del mercato editoriale.

Per rendere i dati più leggibili, è utile raggruppare le case editrici in classi di fatturato.

  • Grandi case editrici: solo 85 società (3,2%) superano i 5 milioni di euro di fatturato.
  • Piccole case editrici:
    • 796 editori (29,7%) non superano i 100mila euro di fatturato;
    • 2.193 (81,9%) restano sotto i 500mila euro;
    • invece se si alza la soglia a un milione di euro, le case editrici salgono a 2.425 (90,6%).
  • Case editrici intermedie: il restante 6,2% si distribuisce tra 1 e 5 milioni di euro, con il 5,4% concentrato nella fascia 1–3,6 milioni.

La segmentazione per classi di fatturato evidenzia una realtà ben precisa: le 85 case editrici con oltre 5 milioni di euro (in giallo nell’infografica) generano da sole tre quarti del fatturato complessivo (74,9%). Ma non solo: pubblicano il 27,9% delle novità e detengono oltre il 28,9% del catalogo attivo.

In altre parole, la concentrazione economica è ancora più marcata di quella produttiva.

La fotografia del mercato rivela un disequilibrio estremo: da un lato, pochi attori iper-capitalizzati; dall’altro, una moltitudine di realtà editoriali con fatturati minimi, che operano in condizioni fortemente asimmetriche.

È un mercato sbilanciato e poco concorrenziale, che – in tutti i suoi numeri – restituisce l’immagine di una competizione impari: pochi “Golia” contro una miriade di “Davide”.

Gruppi editoriali vs indipendenti

Se finora abbiamo osservato le dinamiche generali del mercato editoriale, è ora utile isolare il confronto tra gruppi editoriali e soggetti indipendenti. Le due grafiche seguenti aiutano a visualizzare immediatamente la distanza tra questi due mondi.

La prima grafica rappresenta la “galassia” delle case editrici italiane, dove ogni sfera è proporzionale al fatturato: in verde le 89 case editrici riconducibili a gruppi editoriali, in arancione le realtà indipendenti.

La visualizzazione è eloquente: pochi soggetti concentrano le dimensioni maggiori e sono tutti colorati di verde; mentre la quasi totalità delle realtà editoriali è rappresentata da piccoli punti, con fatturati molto contenuti, di colore arancione.

La seconda visualizzazione riassume il quadro in modo ancora più netto: i gruppi editoriali rappresentano appena il 3,3% delle case editrici, ma assommano il 60,7% del fatturato. Al contrario, il 96,7% delle case editrici indipendenti si spartisce il restante 39,3%.

Per comprendere davvero come funziona il mercato editoriale italiano, è quindi necessario esplorare questo 3,3%: chi sono i gruppi? Come si compongono? Quali strategie adottano e che peso esercitano sul sistema complessivo?

I 30 gruppi editoriali

I gruppi editoriali sono stati individuati in due modi: includendo le case editrici che detengono il controllo di altre società con quote superiori al 50 percento, e quelle che operano in più settori del mercato senza limitarsi alla sola attività di pubblicazione.

Complessivamente sono stati mappati 30 gruppi, che controllano 89 case editrici con novità. Solo per 83 di esse sono disponibili i dati su novità e catalogo, appena il 3,0% del totale. Eppure, questa quota minima concentra quasi un quarto delle novità (24,8%) e dei titoli in catalogo (24,3%).

Al contrario, l’universo degli indipendenti — ovvero il restante 97,0% delle case editrici— copre circa i tre quarti dell’offerta complessiva.

Nei grafici seguenti, la differenza è visibile a colpo d’occhio: i gruppi editoriali (in verde) si posizionano nella parte destra del piano cartesiano, dove si combinano alti numeri di novità e cataloghi estesi. Gli indipendenti (in arancione) restano invece addensati intorno all’origine degli assi, segno di dimensioni più contenute e produzioni limitate.

Questo squilibrio non è solo produttivo, ma strutturale. Come si vedrà nel prosieguo dell’analisi, i gruppi editoriali possono contare su economie di scala, assetti consolidati e un controllo spesso capillare della filiera. Gli indipendenti, invece, operano con risorse più ridotte, confinati quasi esclusivamente nel terreno della produzione di libri.

È un assetto che rafforza la concentrazione e indebolisce le condizioni per una bibliodiversità piena ed accessibile.

Tra i 30 gruppi identificati, quattro spiccano nettamente per dimensione e struttura: Mondadori, GeMS, Feltrinelli e Giunti.

Questi soggetti non solo pubblicano su larga scala, ma controllano l’intera filiera editoriale: dalla progettazione alla stampa, dalla promozione alla distribuzione, fino alla vendita, spesso attraverso reti librarie proprie o partecipate.

Si tratta di gruppi pienamente integrati, che operano con modelli industriali e strategie centralizzate, in netta discontinuità rispetto al resto del sistema. In altre parole, sono gli unici in grado di sfruttare compiutamente l’integrazione verticale della filiera.

Gli altri 26 gruppi rivestono comunque un ruolo rilevante, ma con assetti più eterogenei. Non sempre presidiano l’intera filiera e spesso operano in segmenti specifici. Pur aggregando spesso più imprese, per struttura e funzionamento restano più vicini al modello delle case editrici indipendenti, meno verticalizzato e con un controllo limitato della filiera.

I 4 grandi gruppi editoriali

La caratteristica principale dei 4 grandi gruppi è l’integrazione verticale: produzione editoriale, promozione, distribuzione, logistica, retail e canali digitali sono governati in maniera coordinata all’interno delle stesse strutture societarie. Questo riduce la dipendenza da fornitori esterni e consente di attivare economie di scala ed economie di scopo. Parallelamente, la capacità di presidiare sia il retail fisico che quello digitale permette di gestire direttamente il rapporto con il consumatore finale, rafforzando il potere di mercato.

In tale contesto, i servizi intermedi (promozione, distribuzione e logistica) assumono un ruolo cruciale. Sono funzioni caratterizzate da elevati costi fissi e da rendimenti crescenti di scala: chi controlla queste infrastrutture dispone non solo di un vantaggio competitivo, ma anche di una leva strategica sull’intero sistema editoriale. È in quest’area che si osservano le principali forme di co-opetition tra i big player: concorrenza nella produzione e nella valorizzazione dei cataloghi, cooperazione nell’utilizzo di piattaforme comuni (come la distribuzione libraria, la distribuzione digitale e l’e-commerce).

Il risultato è un mercato con barriere all’ingresso significative: i piccoli e medi editori possono entrare nella produzione e differenziarsi per qualità editoriale o nicchie culturali, ma non dispongono delle risorse per sviluppare autonomamente infrastrutture di distribuzione e retail. Devono quindi appoggiarsi, direttamente o indirettamente, ai servizi controllati dai grandi gruppi. Questo rafforza la posizione oligopolistica dei big four, che da editori diventano di fatto poli industriali del libro, capaci di condizionare la circolazione delle opere e l’accesso al lettore finale. Entriamo – ora – nel dettaglio dei 4 gruppi.

Gruppo Mondadori

La mappa del Gruppo Mondadori evidenzia un sistema completamente integrato, che combina società editoriali, marchi e servizi in un’unica architettura industriale. Al vertice, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. coordina le attività lungo tutta la filiera del libro: dal catalogo alla vendita.

Il nucleo dell’editoria di varia è rappresentato da Mondadori Libri S.p.A., che controlla società come De Agostini Libri S.r.l., Edizioni Star Comics S.r.l., Electa S.p.A. e Giulio Einaudi Editore S.p.A. Attorno a queste si articola un ventaglio di marchi che copre generi e segmenti differenti: Rizzoli, Fabbri Editori, Frassinelli Editore, Sperling & Kupfer, Piemme, BUR e Silvio Berlusconi Editore.

Parallelamente, l’editoria scolastica e universitaria è affidata a Mondadori Education S.p.A., che incorpora le società Rizzoli Education S.p.A. e D Scuola S.p.A. e raccoglie marchi di riferimento nel settore didattico come Le Monnier, Garzanti Scuola e DeA Scuola.

Le funzioni di promozione e distribuzione sono presidiate da strutture dedicate: Libromania S.r.l. e ALI Promozione per la promozione, A.L.I. – Agenzia Libraria International S.r.l. per la distribuzione libraria, affiancata da Star Shop Distribuzione S.r.l. per il fumetto. Queste società garantiscono un controllo diretto delle fasi più onerose della filiera, rafforzando la capacità di circolazione del catalogo.

Il retail è concentrato in Mondadori Retail S.p.A., che gestisce la rete di librerie Mondadori Bookstore e Mondadori Point, oltre all’e-commerce Mondadoristore.it. La sua capillarità rappresenta una delle principali infrastrutture commerciali del settore italiano.

Accanto al perimetro editoriale, la mappa segnala due ulteriori società: Mondadori Media S.p.A., attiva nei periodici e nel digitale, e PLAI S.p.A., acceleratore dedicato alle startup che operano nell’intelligenza artificiale generativa.

L’evidenza che emerge è quella di un gruppo industriale che presidia ogni anello della catena del valore del libro. Mondadori integra società e marchi in un sistema unitario, rafforzando la propria posizione non solo come editore, ma come polo capace di governare l’accesso al mercato e il rapporto diretto con i lettori.

Gruppo Giunti

La ricostruzione del Gruppo Giunti è risultata più complessa rispetto a quella degli altri grandi gruppi editoriali, poiché le informazioni disponibili si concentrano sui marchi editoriali, senza offrire una descrizione organica del gruppo. Ciò nonostante, la mappa permette di delineare un perimetro articolato, in cui società editoriali e marchi convivono con una rete di attività che spaziano dal retail ai servizi professionali.

Al centro si colloca Giunti Editore S.p.A., società che rappresenta il fulcro del gruppo e dalla quale dipendono diverse sigle editoriali. Accanto a essa, opera Giunti Scuola S.r.l., con un ruolo specifico nell’editoria scolastica e nella didattica.

Sul fronte dei marchi, il portafoglio è ampio e diversificato: Bompiani, De Vecchi, Demetra insieme alle sigle di licensing internazionale (Disney, Lucas, Marvel). Il gruppo controlla inoltre case editrici come Editoriale Scienza, Edizioni del Borgo, Dami Editore e Pon Pon Edizioni e partecipa in, Giorgio Nada Editore, Topic, IF Edizioni, e Slow Food Editore.

Le funzioni di promozione e distribuzione non sono esternalizzate a società specifiche, ma risultano internalizzate all’interno di Giunti Editore S.p.A., che gestisce direttamente questi passaggi per le proprie case editrici. È un tratto distintivo rispetto agli altri grandi gruppi, che invece separano queste attività in società dedicate. Questo lo si deduce dal fatto che le case editrici riconducibili al gruppo Giunti risultano tutte distribuite dal gruppo Giunti stesso.

Il retail rappresenta un altro punto forte del gruppo. Giunti al Punto S.p.A. e Librerie Giunti S.r.l. controllano la catena di librerie, mentre Giunti Odeon S.r.l. segna una presenza nel settore audiovisivo. Accanto a queste, compaiono realtà di servizi professionali e formativi come Giunti EDU, Giunti Psychometrics e Giunti Psicologia.io, che ampliano il raggio d’azione oltre il libro e intercettano segmenti collegati alla formazione, alla psicologia e alla ricerca sociale.

Nel complesso, la mappa evidenzia un gruppo meno trasparente e meno lineare di altri, ma con una strategia che combina una pluralità di marchi, il controllo diretto della catena di librerie e una gamma di attività collaterali che rafforzano la sua presenza anche al di fuori del perimetro strettamente editoriale.

Gruppo Gems e Gruppo Feltrinelli

La mappa di Feltrinelli e del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS) mette in luce un assetto diverso rispetto agli altri poli: qui l’integrazione verticale non si esaurisce all’interno di un solo gruppo, ma si intreccia in infrastrutture comuni. La peculiarità è data dal fatto che Feltrinelli e GeMS restano concorrenti sul piano editoriale, ma cooperano nella gestione di passaggi cruciali della filiera.

Dal lato di GeMS, controllato dal Gruppo Messaggerie Italiane, la compagine si articola in una serie di società editoriali consolidate: Garzanti, Guanda, Longanesi, Salani, Bollati Boringhieri, Nord, Vallardi, La Coccinella e Newton Compton. Il gruppo è così in grado di presidiare segmenti diversificati, dalla narrativa al fumetto, dalla saggistica alla letteratura per ragazzi. Parallelamente, è il Gruppo Messaggerie Italiane stesso a detenere partecipazioni in Carocci, Laterza e in Edizioni BD. Inoltre, attraverso la società Informazioni Editoriali S.r.l., controllata interamente da Emmelibri, detiene le principali anagrafiche editoriali italiane, rappresentando un nodo informativo centrale per l’intera filiera. A completare il presidio commerciale si aggiunge la rete di librerie Ubik, controllata da Emmelibri, che consolida la presenza diretta sul territorio.

Dal lato di Feltrinelli, il perno rimane Giangiacomo Feltrinelli Editore S.r.l., a cui si affiancano partecipazioni minoritarie in Adelphi e Donzelli, che arricchiscono il perimetro editoriale pur senza un pieno controllo. La presenza di Finlibri S.r.l., che gestisce gli store a marchio Feltrinelli, contribuisce a presidiare direttamente il canale retail fisico.

Le infrastrutture comuni rappresentano il punto più rilevante della mappa. EmmeEffelibri S.p.A., partecipata al 70% da Emmelibri (Gruppo Messaggerie Italiane) e al 30% da Feltrinelli, è l’hub centrale della distribuzione libraria, con diramazioni che comprendono logistica, ingrosso e servizi di stampa. Tra le società operative rientra anche MF Ingrosso S.p.A., attiva nella distribuzione e parte integrante della collaborazione tra i due poli. La dimensione digitale è coperta da Edigita S.r.l., controllata in maniera paritetica da Feltrinelli e GeMS, che gestisce la distribuzione di ebook e pubblicazioni digitali. Sul versante del retail online emerge invece Stereo Online S.r.l. (ibs.it, libraccio.it e lafeltrinelli.it), nata come joint venture tra Feltrinelli (70%), Emmelibri (27%) e Gruppo Libraccio (3%), oggi la principale piattaforma di e-commerce editoriale in Italia.

Il quadro complessivo restituisce così un modello di co-opetition: concorrenza editoriale diretta fra Feltrinelli e GeMS, ma cooperazione industriale su infrastrutture decisive come distribuzione, digitale ed e-commerce. Un sistema che distingue questi due poli dagli altri grandi gruppi, e che mostra come il controllo della filiera non passi solo dall’integrazione verticale, ma anche dalla condivisione di snodi strategici.

Una volta identificati e descritti i quattro gruppi editoriali, possiamo valutarne il peso nel settore analizzando i tre aspetti chiave: fatturato, novità e titoli in catalogo. Nota: per il fatturato sono state considerate solo le case editrici che fanno parte dei gruppi, escludendo quindi le società di promozione, distribuzione e vendita.

I dati mostrano che i quattro grandi gruppi editoriali assorbono il 27,3% del fatturato complessivo, il 14,0% delle novità e l’11,4% dei titoli in catalogo. Ma come si distribuiscono queste quote all’interno dei singoli gruppi?

Il fatturato complessivo attribuito ai quattro grandi è così suddiviso: Mondadori guida con circa 535 milioni di euro, pari al 17,4% del totale. Seguono Giunti con 148 milioni (4,8%) e GeMS con 109 milioni (3,5%). Chiude Feltrinelli con 49 milioni (1,6%).

Sul fronte della produzione libraria, i quattro gruppi pubblicano il 14% delle novità e detengono l’11,4% del catalogo. Anche qui Mondadori è in testa, con il 6,6% delle novità e il 6% del catalogo. A seguire troviamo GeMS (3,1% e 2,4%), Giunti (2,6% e 1,7%) e Feltrinelli (1,7% e 1,4%).

Interessante anche il rapporto tra libri in commercio e fatturato. Per GeMS e Feltrinelli è vicino a 1:1. Per Mondadori e Giunti, invece, il valore cresce in modo evidente. Una parte della spiegazione sta nel peso della scolastica per Giunti e Mondadori e nella presenza di numerosi long seller, in particolare i classici, che pur essendo meno numerosi generano vendite elevate e continue.

In conclusione, questa analisi offre una fotografia chiara del ruolo dei maggiori gruppi nel mercato editoriale. Evidenzia differenze nei modelli produttivi, nelle strutture di catalogo e nella capacità di generare fatturato.

Restano però aperte alcune direzioni di ricerca. Una riguarda il peso delle attività di distribuzione, promozione e vendita, che non sono state incluse nell’analisi ma incidono in modo decisivo sulla presenza degli editori sul mercato. Un’altra riguarda le strategie degli editori indipendenti, che rappresentano la maggioranza delle realtà attive ma operano in uno scenario dove i grandi gruppi, pur numericamente limitati, mantengono un ruolo economico centrale e detengono il controllo dei gangli vitali della filiera editoriale.

Approfondire questi aspetti aiuterà a comprendere meglio l’evoluzione dell’offerta editoriale e le possibili traiettorie di sviluppo dei diversi operatori. La ricerca continuerà in questa direzione.

Approfondimenti

Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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