Interviste

“Le colline della morte”: l’intervista all’autore Chris Offutt

Spesso non servono gli effetti speciali per rendere un libro una lettura indimenticabile. Toccare il cuore dei lettori è un’arte, oltre che un mestiere. Un’arte che non tutti gli autori sono realmente in grado di padroneggiare. Considerato come esponente di spicco della letteratura americana degli Appalachi, con Le Colline della Morte Chris Offutt riporta il lettore sulla terra dura Kentucky, tra conche, boschi, regole di vita e abitudini di quella gente che vive in un mondo a tratti isolato, che funziona a modo proprio e non scalfito dal mutare della società.

“Si alzò per sgranchirsi e vide una donna che giaceva scomposta per terra, con il corpo addossato a un albero e la testa che ciondolava, il viso rivolto in direzione opposta rispetto a lui. Indossava un vestito di buon gusto. Aveva le gambe nude e un piede scalzo. La mancanza delle mutandine gli fece dubitare che si trattasse di una caduta accidentale. Le formiche le camminavano sul viso. Il vecchio si avvicinò e la riconobbe, abbastanza da sapere come faceva di cognome. Tornò alla pianta di ginseng e si inginocchiò sulla terra argillosa. Ci conficcò il suo vecchio coltello militare e girò la lama, tenendola leggermente inclinata, finché non poté sollevare la piantina. Trapiantare il ginseng non era facile, ma era sempre meglio che lasciarlo lì a farsi calpestare da quelli che prima di mezzogiorno sarebbero venuti a rimuovere il corpo. Era un bel posto dove morire.”

Le Colline della Morte dovrebbe essere un noir, in effetti. C’è il corpo di una donna ritrovato dal vecchio Tucker mentre a caccia di piante di ginseng. C’è una caccia al colpevole, ma non solo. È il racconto di una terra e della vita. La vita del protagonista,  Mick Hardin, ufficiale militare del CID che si offre di aiutare la sorella Linda, sceriffo locale pressato dalle autorità, a risolvere il caso, e del legame con la moglie, con il capanno del nonno eremita, con le colline e la gente che le abitano.

“Mick studiò le fotografie, fissandole a lungo una per una. Quando ebbe finito, mise da una parte quelle del corpo e prese quelle della strada sterrata. Le sparse sul ponte coperto di muschio e cominciò a spostarle come se cercasse una sequenza. A Linda piaceva quella parte del suo carattere, la concentrazione che riusciva a esercitare, l’intensità con cui metteva a fuoco le cose. L’aveva vista nei giocatori di biliardo, nei cacciatori con l’arco, nei programmatori di computer.”

Lo stile di Offutt è asciutto, le descrizioni efficaci rendono l’idea di un ambiente che avvolge i personaggi e con essi il lettore. Non c’è bisogno di colpi di scena asfittici o di continui plot-twist da thriller da supermercato per amare questo romanzo. Leggere Offutt vuol dire muoversi sulle strade polverose alla scoperta di quella parte degli Stati Uniti fatta di baracche, di gente umile e bifolchi, di sentieri battuti dai cacciatori e cadaveri nascosti nella vegetazione. I dialoghi sono ipnotici e strumentali alla costruzione dei personaggi di Offutt, così reali e vivi che emergono dalle pagine come uno schiaffo in faccia.

Ho avuto la fortuna di scambiare qualche battuta in chat con l’autore a proposito della sua scrittura, del Kentucky, e delle idee che muovono il suo modo di costruire le storie. Prima di mettersi all’opera, Offutt ha solo un’idea vaga della storia che intende raccontare. A volte ha un finale in mente, ma principalmente segue il corso della storia. Comincia dal luogo, poi arrivano i personaggi e lascia che essi vivano e si animino durante la narrazione. Non è uno che pianifica i romanzi, ma che vuole provare intrattenimento e coinvolgimento mentre scrive, per evitare una prosa debole, proprio come mi racconta con schiettezza:

“I start with the place, then the characters. A very vague idea of what might happen in the story.  Sometimes an ending in mind.  Mainly I just see where the story goes. I put pressure on the characters. See what they do and say, how they respond. Try and keep myself entertained as I write. That’s crucial.  If I’m bored or not fully engaged, the prose is weak.”

Come lettore e autore, Offutt non è interessato a quei romanzi incentrati esclusivamente sulla trama, che sembrano giocare con il lettore, creare dei puzzle che spingono le persone a capire se la loro idea sull’intreccio è corretta. Per lo scrittore degli Appalachi c’è un personaggio principale, che nel caso de Le Colline della Morte è Mick Hardin, ma quando è a lavoro il vero protagonista è la cultura e l’ambientazione. Ciò l’aiuta a sentirsi libero quando scrive.

“Those kind of books don’t interest me much. They seem to be concerned with trying to mislead the reader. Or set up a puzzle for the reader to figure out if he’s right. There is a main character of course. In the last book it was Mick. But as I write the real protagonist is the culture and the landscape. It allows me freedom.”

Chris Offutt, oltre a essere un autore appassionato, è anche un bravo fotografo (instagram: @chrisoffutt1) e un forte lettore. Uno di quelli che legge mediamente tre romanzi alla settimana e che preferisce gli autori stranieri per scoprire luoghi e persone lontane dal suo mondo. Preferisce i romanzi con una forte connessione con i luoghi, la gente e la terra:

“I read two or three books per week.  I try to read novels that are set in different cultures than my own.  But novels with a deep connection to place, people, and land.

Favorite authors?  Massimo Carlotto.  William McIlvanney. Jean-Claude Izzo. Walter Mosley.  Val McDermid. Ted Lewis. Shane Stevens.”

Fa piacere leggere in cima alla lista degli autori preferiti lo scrittore italiano Massimo Carlotto, un vero maestro internazionale del noir.

Offutt è edito in Italia da Minimum Fax  e tradotto ottimamente da Roberto Serrai. La sua opera più nota è Country Dark, una lettura imprescindibile per gli appassionati di letteratura americana contemporanea. Se avete apprezzato le opere di scrittori come Cormac McCarthy, Joe R. Lansdale, Kent Haruf e tanti altri, per esempio, e non avete ancora letto niente di Chris Offutt, è giunto il momento di rimediare.

Intervista a cura di Antonio Lanzetta per The BookAdvisor.

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Redazione della pagina web www.thebookadvisor.it

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