“Il regno” di Emmanuel Carrère

“Gesù, che tre secoli prima non era riuscito a diventare re degli ebrei, è diventato re di tutti, tranne che degli ebrei”,
car* ******, No? Chiaro.
Ciò che meno mi torna, invece, è la linearità di questo libro. O, sarebbe più opportuno dire, di questo saggio. Carrère è uno scrittore che non potrei non stimare, naturalmente, su questo non c’è ombra di dubbio. Ma è al contempo un romanziere sul conto di cui, spesso, non riesco a giungere a conclusioni coerenti.
Questo libro, in particolare, è un misto di direzioni: partendo dal racconto (peraltro meraviglioso) di una sua esperienza personale, arriva a ripercorrere la storia della Chiesa delle origini, a contatto con i testi evangelici e non solo. In effetti, l’espressione “esperienza personale” è inappropriata: Carrère ha passato un periodo della sua vita completamente immerso nelle vesti di appassionato cattolico, circondato da una fede che sentiva come profondamente propria. Un’esperienza, insomma, che va al di là dell’esperienza.
È ricordando questo periodo che, dopo un breve excursus sul suo trascorso, apre una vera e propria inchiesta sul cristianesimo delle origini, partendo dalla figura di Paolo, che pare anzi il centro gravitazionale di questa seconda parte.
La prima generazione di cristiani viene presentata nella sua interezza, così come le dinamiche che vivono, le difficoltà che incontrano, le interpretazioni che danno di quella figura già sospesa a metà tra idealizzazione e mistero che chiamano Gesù. C’è di tutto. Tutte le domande che potresti porti, ******, sono accolte senza giudizio, tutto ciò che con maliziosa innocenza vorresti conoscere, c’è. Senza risponderti, ma c’è. Inciso con una penna elegante ed estremamente raffinata.
Tuttavia – e qui devo lasciar andare la mia parte da mera spettatrice – la scia di disillusione che l’autore ha voluto disseminare, dato il suo proposito di rigore nell’esposizione del resoconto storico, ha dato poca identità e ancor meno colore alla lettura. Certo, i suoi commenti e suoi interventi non sono esigui, e anzi a volte sono essenziali a collocarti tra le sue parole, ma appaiono, al contempo, come disorientati, in qualche maniera che ancora non mi è completamente chiara. Sono pertinenti, ma spezzano i rami della narrazione, che è un albero oltremodo delicato.
Solo questo, insomma, mi verrebbe da dirti: il prologo del libro è stato molto coinvolgente, come anche la fine in verità, sebbene non sia riuscita a capire come dialogasse col resto, o se alla base della sua stesura vi fosse o meno un criterio differente rispetto a quello adottato per i capitoli precedenti. Eppure, ad ora, posso riportarti con fermezza che la densità degli argomenti che ha voluto trattare è stata per la mia lettura motivo di interesse e dannazione. Contemporaneamente.
Sì, esatto. Un po’ troppo labirintiche le sue intenzioni, ******, un po’ troppo per me. Come non trovassero adeguato compimento nello svolgimento dell’opera. Non trovi?
”Il regno” di Emmanuel Carrère, edizioni Adelphi, libri in lettere.


