Etimologioia

Perché si dice imbecille?

Buongiorno a tutti e buon lunedì!
È lunedì, immaginate di essere nel traffico, stanchi e svogliati mentre andiamo a lavoro quando un altro automobilista non ci dà la precedenza, tagliandoci la strada… ecco che ci viene spontaneo dire “ma guarda che imbecille!”. Vi è mai successo?

Se la risposta è sì, siete quindi pronti a conoscere l’#etimologioia di questa parola, che mi dispiace dirvi non significa “nel senso che imbelle” (cit. colta per pochi).

La radice di questa parola viene dal latino imbecillis, composto da in (senza) e baculum (bastone).
Sembra strano, ma è proprio così: le parole imbecille, bacchetta, baguette (tipo di pane francese), e bacillo (organismo unicellulare spesso causa di malattie) hanno la medesima radice rimandando ad una stessa parola: il termine latino “baculum” (bastone).
Detto ciò, vi tolgo subito da un primo impaccio, dicendovi che imbecille non è propriamente un’offesa.

Non mi credete?
Ebbene lasciate che vi racconti l’origine “etimologioica” di questa tanto temuta parola.

Approssimativamente si era all’inizio del XX secolo quando venne di moda, tra gli studenti, il bastone.
Ovviamente quell’attrezzo non poteva rappresentare per i ragazzi un appoggio o un sostegno; conferiva loro soltanto una nota di eleganza.
Perché dovete sapere che in quegli anni, anche i ragazzi del liceo curavano moltissimo la loro eleganza.
Pensate che perfino sotto il solleone passeggiavano in colletto rigido e cravatta e cappello in testa, la famosa paglietta o il panamino; e in quanto a levarsi la giacca era cosa che si faceva soltanto in casa. Dunque, si usava il bastone; non proprio a scuola, si capisce, ma a passeggio sì.

Una delle frasi spiritose che usavano lanciarsi l’un l’altro (ogni epoca ha il suo slang), era quella che si rivolgeva al compagno che si fosse presentato senza la rituale canna d’India: “Come va che oggi sei imbecille?”.

L’altro (l’imbecille), imbottito di latino com’erano allora tutti i giovani studenti, invece di prendersela sorrideva; perché etimologicamente parlando, imbecille significa “senza bastone”.
E adesso vi spiego l’arcano.
Quando i Latini vollero creare un aggettivo che esprimesse il concetto di una persona debole, languida e fiacca, ricorsero con la fantasia all’immagine di una persona priva di bastone, di appoggio, perché il bastone è un oggetto indispensabile a sostenere chi non è saldo sulle gambe.
Presero dunque la parola “bacillum”, le misero innanzi il prefisso negativo in e crearono la parola nuova “inbacillum”, che per legge fonetica diventò “imbacillum” e poi, per un’altra legge anch’essa fonetica, si trasformò in “imbecillum”
Ed ecco sorgere l’aggettivo “imbecillis”, con il significato appunto di “debole”, “fiacco”, “languido” e il sostantivo “imbecillitas”, ovvero “debolezza”, “fiacchezza”, “languidezza”.

Così è l’intelligenza, il buon senso o il giudizio dell’imbecille. Non sta sulle sue gambe, è impotente.

Questa parola quindi seppur usata in senso dispregiativo, esprime un disprezzo meno gratuito di quanto normalmente sembri quando si grida clacsonando per una precedenza rubata. L’imbecille ha un suo perché, e nei discorsi più raffinati (magari con persone aperte ai significati etimologici) si può anche azzardarsi ad usare questa parola nel senso proprio di debolezza riuscendone a salvare la splendida immagine. Potrebbe essere imbecille un’opinione campata in aria, un’argomentazione illogica, un atteggiamento fiacco.

E oltretutto, col senno di poi, diventa una delle ingiurie più eleganti e puntuali che si possano scagliare.

Certa di avervi risollevato la giornata ci risentiamo lunedì, nella speranza che in questa settimana non siate costretti a discussioni imbecilli.

Etimologioia, una rubrica a cura di Donatella Maina Gioia su The BookAdvisor.

Redazione

Redazione della pagina web www.thebookadvisor.it

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