Un libro tra le mani

“Un luogo soleggiato per gente ombrosa” di Mariana Enriquez: la parte oscura dell’Argentina attraverso 12 racconti

UN LUOGO SOLEGGIATO PER GENTE OMBROSA (Mariana Enriquez)

(Marsilio editore, traduzione di Fabio Cremonesi)

Mariana Enriquez, scrittrice argentina contemporanea, è stata per me una vera rivelazione!!!

É riuscita, nella dimensione dei racconti, che è una dimensione difficile, “stretta“, molto più complessa del romanzo, a farmi precipitare completamente nel suo mondo (horror?), nel suo sguardo, nei suoi incubi.

Quello che mi è piaciuto moltissimo è la sua capacità di saper dosare la presenza del sovrannaturale e la gradualità con cui ci fa sprofondare nell’orrore, è come un lento processo d’inquietudine che, paradossalmente, si svolge in pochissime pagine: hai comunque il tempo di percepire l’abisso, sai benissimo che stai per caderci dentro, ma non t’importa… vuoi arrivare fino in fondo.

E una volta giù ti accorgi che non c’è modo di risalire, non c’è salvezza per nessuno.

È come se capissi che tutto il “mostruoso” che lei ci svela non sia un qualcosa che arriva da lontano e irrompe nella quiete, ma qualcosa che già c’è, che è sempre presente.

Enriquez ci mostra la parte oscura dell’Argentina, un’Argentina che non si è liberata dei suoi fantasmi, dei suoi orrori, un’Argentina che, anche attraverso la sua penna, chiede di “non dimenticare” i suoi morti.

Il mondo di Mariana Enriquez è popolato da fantasmi, corpi che marciscono, corpi che spariscono, donne stuprate, donne uccello, vestiti che torturano, tossicodipendenti, senzatetto, malattia, medium, occhi vuoti, questo e molto altro… ma soprattutto il mondo di questa autrice è affidato interamente alle donne.

Sono le donne le uniche ad “accogliere” i fantasmi, a comprenderli, a subire le trasformazioni del corpo, a diventare uccelli, sono loro quelle che si prendono cura degli emarginati, che non si arrendono, che cercano ancora chi è scomparso nel nulla.

Sono loro quelle condannate a corpi putridi, alla violenza, alle punizioni… ma nonostante tutto resistono.

Portano il fuoco.

Ecco le emozioni scaturite da ogni singolo racconto:

I MIEI TRISTI MORTI: Racconto struggente, che mi ha commosso e che mi ha smosso dentro.

Convivere con la morte e con il dolore di chi non trova pace neanche dopo, in un eterno ripetersi degli ultimi momenti disperati.

Dall’altra parte, i sensi di colpa che urlano.

GLI UCCELLI DELLA NOTTE: Uno dei racconti più tristi, dentro il quale c’è veramente tutto il dolore possibile, malattia mentale, emarginazione, anaffettività famigliare, suicidio, maltrattamento di animali e un destino magico e infame per le donne.

LA SVENTURA IN FACCIA: Questo racconto mi ha inquietato davvero, non è solo triste, è orrorifico!

Surreale e orrorifico come dei volti che a poco a poco si cancellano, come un’eredità che si tramanda di generazione in generazione.

Mi ha turbato parecchio, ma lo considero anche tra i più belli della raccolta.

JULIE: Ovvero essere “visitati” sessualmente dagli spiriti dell’aldilà ed essere felici.

METAMORFOSI: Menopausa e trasformazioni del corpo, naturali e non. Racconto deboluccio.

UN LUOGO SOLEGGIATO PER GENTE OMBROSA: Una ragazza morta nella cisterna di un hotel, raduni spiritici per evocarla, ma soprattutto il ricordo di un amore ucciso dalla droga. Si rifà ad un reale fatto di cronaca.

GLI INNI DELLE IENE: Delirante e straniante. Non credo di averlo capito fino in fondo.

DIVERSI COLORI FATTI DI LACRIME: Se i vestiti delle donne potessero davvero trattenere e riprodurre tutta la violenza subita dalle loro proprietarie in secoli di storia, e trasmetterla a chi li indosserà in futuro, il mondo sarebbe uno scenario tremendamente splatter.

LA DONNA CHE SOFFRE: Allucinazioni e realtà che si fondono e si confondono. Molto inquietante, tocca il tema della malattia, ma ho fatto un po’ fatica.

IL CIMITERO DEI FRIGORIFERI: Non guarderò mai più un frigorifero allo stesso modo, non guarderò mai più un frigorifero senza pensare a Gustavo, senza pensare a tutti i corpi perduti. Racconto molto amaro, molto bello, che dice molto più di ciò che è scritto.

UN ARTISTA LOCALE: L’angoscia arriva sottoforma di un neonato/adulto invertebrato, una specie di uomo-verme che succhia il nutrimento da una vecchia strega.

OCCHI NERI: Finale da maestro, due, anzi quattro, occhi vuoti come finestre affacciate sul Male, molto angosciante e terrorifico, sarebbe tollerabile se la malvagità più nera non si fosse impossessata del corpo di due bambini.



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“Un luogo soleggiato per gente ombrosa” di Mariana Enriquez, Marsilio editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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