“Penultime parole” di Cristò: Visionario e magnetico

PENULTIME PAROLE (Cristò)
(Mondadori editore)
Una casa, un bosco, due sorelle ultracentenarie, i lupi, le piante, i vermi, le parole e il silenzio, i libri sotterrati, uno specchio rotto sul letto di un fiume, l’incapacità di morire e la mano destra (persa) di Wittgenstein…
Con Cristò è così: all’inizio pensi di essere in un posto, in una storia, in un dato tempo e realtà e invece poi ti ritrovi catapultato in una dimensione altra, in un luogo mentale che non sapevi di poter raggiungere e abitare (seppur per il tempo della lettura) capace di fare da ponte tra il fisico e il metafisico.

Ed ecco che ci ritroviamo in una piccola casa isolata su una collina, vicino ad un bosco, in cui vive una famiglia di cinque persone, con tre stanze, sei sedie e tantissimi libri.
In una casa così piccola però non ci può essere posto per il superfluo, quindi bisogna stare attenti anche alle parole, perché le parole occupano spazio.
E i litigi ancora di più, “le persone arrabbiate si espandono”.
Passano gli anni e la famiglia si riduce, fino a quando non rimangono solo due sorelle, vecchissime: ora c’è più spazio, ma anche molte parole fra loro, violente e urlate, fino a quando decidono di non parlarsi più, lasciando campo libero al silenzio.
Ma anche il silenzio necessita di spazio: “il silenzio è un gas, riempie tutto“.
“Già la mattina successiva sentii il silenzio che cominciava a riprendere spazio. Dopo una settimana era diventato insopportabile, facevamo fatica a spostarci con tutto quel silenzio per la casa.”
A mano a mano la casa si svuota di ogni cosa (libri compresi) e si riempie di silenzio e di piante… tante, troppe, piante ovunque, che si arrampicano sui muri, sul soffitto, scendono nel pavimento, occupano le finestre, si avviluppano e s’impadroniscono di ogni superficie libera.

Cristò ci fa entrare in una sorta di portale che mette in connessione la natura e l’essere umano e poi indaga tale connessione in una maniera che turba e suggestiona, ma che è al contempo molto precisa e razionale, attenta alle parole.
Mai troppe.
Esseri umani, animali e vegetali non solo convivono, ma diventano una cosa sola, mettendo in moto il ciclo di “semina-fioritura-raccolto” come metafora dell’esistenza tutta.
E in questa dimensione non esiste il tempo, né il passato con i suoi ricordi, non si contano gli anni, né si separa il possibile dall’impossibile.
Ma, soprattutto, in questa dimensione non si parla, non si scrive e non si legge.
Tutto parte dall’assenza delle parole, sia scritte che pronunciate.
É quindi il linguaggio a fare di noi degli animali sociali, senza di esso ci riscopriamo parte di un tutto, perdiamo il nostro status di “esseri superiori” e l’illusione di essere liberi.
Libro solo apparentemente piccolo, ma decisamente denso e complesso che, con una scrittura in sottrazione, riesce ad essere visionario e magnetico.

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“Penultime parole” di Cristò, Mondadori edizioni. Un libro tra le mani.



