Un libro tra le mani

“La sposa del mare” di Amity Gaige, recensione: Un libro tra le mani.

LA SPOSA DEL MARE di Amity Gaige è meraviglioso!!! Un bellissimo e doloroso viaggio introspettivo che ti fa veleggiare sulla paura delle nostre gabbie mentali.

Un libro da portarsi dentro una cabina armadio, per isolarsi dal resto del mondo e assaporarlo in ogni sua nota dolente, per riuscire a sentirne ogni respiro, ogni lamento, ogni grido di aiuto.

Raggomitolarsi sul fondo e iniziare a sentire quel che c’è.

C’è il mare sconfinato, sconosciuto e imprevedibile (mare che cura, che parla, che insegna, che lotta con il cielo…e al quale non importa chi sei), c’è il vento (difficile da definire, a volte ficcanaso, avido, a volte silenziatore, infantile, altre ancora arrogante, furioso), c’è il sole (che cuoce la pelle, che scalda rapporti raffreddati) e c’è la tempesta (che ti entra nelle ossa, e che devi imparare a rispettare).

Tutto qui, ogni parola, è metafora della vita.

“Il vento che metteva radici nella mia bocca, nei capelli, nei polmoni.
[…] È difficile trovare un po’ di privacy su una barca, ma c’è soprattutto una presenza di cui un marinaio non si libera mai: quella del vento.
Persino sottocoperta il vento fischia, interroga, strappa.”

La sposa del mare

C’è l’amore (“inspessito, addensato“, quell’amore che scricchiola, che oscilla come l’albero della barca, che ha perso la direzione e si rifugia ai margini) e c’è la paura (quella che paralizza e toglie il fiato).
C’è il sorriso e lo stupore dei bambini (che non ri-conoscono il pericolo) e la preoccupazione (di chi ri-conosce un grave errore… ma… “dove inizia un errore?”).
C’è la libertà senza compromessi, quella che provi quando intorno a te vedi solo acqua senza fine.
E il terrore (che è prigionia) per lo stesso identico motivo.

“Valutai se pronunciare il suo nome, ma non lo feci. Valutai se chiedergli di tornare a letto, ma non lo feci.
È faticoso portare il peso di parole per sempre inespresse.”

 

C’è la depressione, che amplifica e riduce, che distorce.
C’è la perdita, e la sua disperazione.
C’è la poesia (soprattutto quella di Anne Sexton).

“È vero: la storia è scritta dai vincitori. Ecco perché abbiamo bisogno dei poeti.
Per cantare le sconfitte.”

La sposa del mare è un romanzo intimo, a due voci.

La sposa del mare


Un dialogo perfetto, che però non avrà mai luogo.
La voce di Juliet, chiusa nell’armadio, che fa i conti con la mancanza, con le conseguenze delle proprie scelte (accettare la proposta del marito di andare a vivere per un anno, con i loro due figli piccoli, in barca a vela… per ritrovarsi), con una maternità non proprio felice a causa di un abuso subìto che non l’ha mai veramente lasciata libera di andare “avanti”.
E la voce di Michael, attraverso il suo diario di bordo, che è molto più di un semplice diario di bordo… è la vivisezione di un privato difficile, di un matrimonio che non si è arreso, della sua voglia di libertà.

Un’alternanza riuscitissima, che incalza e che vorresti non finisse mai.
Un romanzo amaro, che ti lascia addosso la salsedine e ti arruffa i capelli, ma anche una grande luce negli occhi, luce che è speranza e forza.

Sono così tante le sfaccettature di questo libro che bisognerebbe incastonarlo su di un anello, proprio come un diamante, per poterlo rimirare ogni volta che se ne senta il bisogno.

 

“La sposa del mare” di Amity Gaige, NN editore. Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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