“La ragazza di luce” di Germano Antonucci: Crolli fisici e macerie interiori

LA RAGAZZA DI LUCE (Germano Antonucci)
(TerraRossa edizioni)
La Catastrofe.
La Catastrofe è il modo in cui gli abitanti di una piccola provincia dell’entroterra chiamano la frana che ha sventrato mezzo paese, spazzando via case, ricordi, sogni e futuro.
Ma la distruzione non è mai solo un fenomeno fisico, materico, è anche e soprattutto interiore, emozionale: cumuli di macerie giacciono nel centro storico della città così come nella testa e nel cuore di Nina e Ruben, entrambi adolescenti mutilati da due eventi per i quali non riescono a trovare pace, nè spiegazione.
Una madre scomparsa.
Un padre morto in uno strano incidente.
Da qui un romanzo di formazione, ma non solo… un romanzo di “ricostruzione” interiore, di ricerca e accettazione della verità, di lotta contro le false credenze, di presa di coscienza di quell’abitudine, molto umana, di chiudere gli occhi di fronte a ciò che non riusciamo a sopportare.
Perché quando il dolore è troppo grande, scambiamo la fede con il bisogno, s’impone l’urgenza di trovare un appiglio, una luce che illumini le nostre speranze mentre tutt’intorno c’è solo buio, e siamo disposti a tutto pur di averla, persino a inventarla.
Tocchiamo con mano la fragilità di una comunità che si nutre dei propri fantasmi, affamata di tutte quelle certezze che si sono sgretolate insieme alla montagna, cieca di fronte all’avidità umana, sorda al dolore dei più piccoli, circondata da un vuoto che diventa presenza ingombrante.

Antonucci ha dato vita ad un microcosmo vivo, pieno di sfaccettature, calibrando perfettamente avvenimenti e introspezione, con una scrittura incalzante e carica di tensione che, tassello dopo tassello, avvolge il lettore e lo porta a Lume, a guardare da vicino gli stivaletti consumati di Nina, a stringere tra le mani i suoi tre sassi, a cercare Miriam oltre quelle maledette finestre bianche, a sollevare Ruben dal peso schiacciante dei suoi sensi di colpa, a fare una carezza a Lucille, a piangere Tommaso…
A salire sopra il pendio della montagna franata, arrivare alla Croce, e guardare dall’alto lo smarrimento, la precarietà, la sospensione di tutte quelle persone che hanno vissuto una “catastrofe” (pensiamo ai vari terremoti, alle alluvioni, alle frane) e che, tra le macerie di una vita andata in frantumi hanno trovato la forza di ricominciare, da soli… troppo spesso dimenticati e abbandonati a loro stessi e alle promesse non mantenute.

Per parafrasare un altro (bel) titolo TerraRossa, ci troviamo proprio di fronte ad una “mezza luce mezzo buio”, con due protagonisti “quasi adulti“, di cui rievoca, per certi versi, l’atmosfera.
Ma possiamo trovare anche sfumature di King, di Baldini, di Ammaniti, di Macioci, di Sabatino, di Pistacchio/Toffanello… (pur mantenendo una sua voce e identità, s’intende) e di tutti quegli autori che attraverso l’adolescenza, con tutto il suo carico di turbamenti e tensione emotiva, riescono a farci riflettere su quanto complesso sia il tempo della crescita, che poi, diciamocelo, è un tempo che non finisce mai.

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“La ragazza di luce” di Germano Antonucci, TerraRossa edizioni. Un libro tra le mani.



