“La bocca più di tutto mi piaceva” di Nadia Fusini: eppure la mamma con quella bocca non mi baciava mai

LA BOCCA PIÙ DI TUTTO MI PIACEVA (Nadia Fusini)
(Donzelli editore)
Non avevo mai letto nulla di Nadia Fusini e sono rimasta incantata da una scrittura capace di essere al tempo stesso delicata e potente, precisa e feroce nel descrivere e raccontarci i sentimenti, le paure, i tormenti e gli abissi della “Nadia” bambina e poi ragazzina, il suo amore sconfinato per il padre, il rapporto difficile con una madre troppo fredda e rigida e con un fratello maggiore che la considerava un’intrusa, il suo progressivo rifiuto del cibo…

Un‘infanzia tra dolcezza (paterna) e rigidità (materna)
Leggiamo di un’infanzia costellata da questo continuo dualismo tra la dolcezza del padre, uomo bellissimo, sognatore, comunista ferito nei suoi ideali, che non alzava mai la voce, che sorrideva sempre, che la prendeva sulle ginocchia e l’ascoltava, l’amava… e le regole ferree di sua madre, ingabbiata in un modo di vivere che non lasciava mai spazio al piacere, solo obblighi, doveri, concretezza.
Ed ecco che fin da piccola si rende conto di dover convivere con la sfrontatezza (che le era propria e naturale) e la paura, la vergogna per non essere come avrebbe dovuto secondo la donna che l’aveva messa al mondo.
Per “esistere” doveva necessariamente violare le leggi materne, ma mentre lo faceva, mentre disubbidiva, avrebbe tanto voluto compiacerla.
“Della mamma la bocca più di tutto mi piaceva: larga, ben disegnata, i denti bianchissimi.
Perché mi piacesse tanto quella bocca grande, in mezzo al viso dagli zigomi pronunciati, non so; ma è il tratto del volto che più mi incantava; eppure la mamma con quella bocca non mi baciava mai.”
Un’infanzia trascorsa tra la casa del nonno, enorme e bellissima, immersa nei campi, e la Torre dello zio, altro posto del cuore, dove è stata tanto felice, ma dove hanno anche avuto origini le sue prime paure, il suo disgusto, i suoi primi pensieri di morte.
“La bellezza non c’entra col bene, né con la calma, né con la pace. C’entra invece con le passioni che suscita.
Alla Torre io ho provato emozioni tremende […]
Se c’è un luogo dove la bellezza m’è apparsa è stato quello, forse quello era il paradiso, anche se vi accadevano cose paurose, più adatte all’inferno, ma forse il paradiso e l’inferno non sono poi così diversi, sono luoghi dove tutto si mescola e non c’è il tempo.”
Il rapporto conflittuale e problematico con la madre, così distante proprio nel modo di approcciare alla vita, unito alla perdita del padre, sarà alla base di tutti i problemi che si manifesteranno in Nadia durante la crescita, primo fra tutti il disturbo alimentare che l’ha portata quasi alla morte.

Ad un certo punto ha smesso di mangiare.
Non voleva più farlo, non perché non avesse fame, anzi, i crampi non le davano tregua (a poco a poco ha imparato non solo a gestirli, ma addirittura a provarne piacere), non mangiava perché così riusciva a sentirsi leggera, libera e paradossalmente anche forte.
Ma era una forza che aveva solo nella testa.
Non voleva salvarsi e non voleva essere salvata, era ferma e superba nel suo rifiuto, nel suo rifugio.
Le pagine finali sono di una bellezza lucente, le ho lette e rilette piu volte fino a sentirmi parte integrante del tramonto madreperlato che le é stato concesso al posto della notte che lei tanto bramava.
“Io che non ho saputo vivere il tempo dell’inizio, saprò forse vivere il tempo di mezzo”.
Un libro bellissimo.

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“La bocca più di tutto mi piaceva” di Nadia Fusini Donzelli editore . Un libro tra le mani.



