Un libro tra le mani

“Il vizio dell’agnello” di Andrea Pinketts: a Milano, di notte, c’è il mare

IL VIZIO DELL’AGNELLO (Andrea Pinketts)

(Harper Collins)

“Milano è una città di pazzi e di cani”

Ed è proprio Milano, secondo me, la vera protagonista di questa storia: la Milano da bere degli anni ’80, con il suo apparente benessere, la moda, i locali notturni, i giri loschi, i giovani rampanti alla ricerca della notorietà a tutti i costi.

Pinketts in queste pagine ha fatto una fotografia, seppur alterata, colorata e un po’ sgangherata della sua città travestendola da romanzo noir, ma non lo è in senso stretto, è piuttosto una storia rocambolesca in cui qualcuno muore e in cui qualcun altro cercando il colpevole trova se stesso.

“A Milano, di notte, c’è il mare.

È un mare di persone che, nascoste dall’oscurità, nuotano da un locale all’altro per pescare o per farsi pescare, un po’ esche, un po’ squali, disinvolti e impacciati. È un mare di guai, nelle bische volanti di piazza Tirana, dove un dado e una pallottola rimediano sempre un buco di troppo.

È un mare in burrasca alla disperata, frenetica ricerca del divertimento prima che faccia giorno.

È un mare di equivoci.

È un mare in cui potresti perderti se non ci fossero le luci dei locali aperti a farti da faro, se non ci fossero finestre illuminate anche in palazzi quasi completamente addormentati, come a dirti che a Milano le case dormono con un occhio solo.

E poi ci sono i fari delle auto che dragano la città per mettere a fuoco una tentazione. I buchi dei dadi, dei proiettili, delle siringhe, delle narici da dove esce muco ed entra cocaina, i buchi del corpo umano eletti a custodi del piacere della carne.

[…]Da tutti questi buchi, di notte, a Milano, fuoriesce l’acqua. Da tutti questi buchi, al mattino, l’acqua rientra e nessuno ha il coraggio di ricordare che a Milano, di notte, c’è il mare.”

Trovo che questo brano sia bellissimo!

Lazzaro, i lupi e gli agnelli

Lazzaro Santandrea, evidente alter ego dello scrittore, è un giovane ancora alla ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo, un po’ giornalista un po’ attore, non riesce ancora a definirsi e quindi dichiara di essere chi non è, ma lo fa in modo così esplicito da risultare quasi innocente.

Ha difficoltà ad accettare le regole di una società borghese e perbenista e vive un po’ da outsider, tenendosi sempre al limite della legalità.

È annoiato, indolente, ma molto intelligente e intuitivo.

Così come acuta, agile e intelligente è la scrittura di Andrea Pinketts: tagliente, sarcastica, pregna di un umorismo amaro che vira verso il malinconico, per poi spiazzarti con una buona dose di grottesco.

E ci parla di lupi e di agnelli, chiedendoci di chi dovremmo davvero avere paura: del pericolo manifesto, quello dichiarato dai denti aguzzi e riconoscibilissimo da tutti o della coperta pulita che lo nasconde?

Le vittime sacrificali stanche di essere tali possono diventare subdole e pericolosissime, ma la cosa più importante che dobbiamo ricordarci è che il “vizio dell’agnello” alberga un po’ in tutti noi, è la parte oscura della natura umana sempre pronta a prendersi la sua dose di luce.

Un libro che ho letto con piacere, più per la lingua e per lo stile che per la storia in sé, troppo grottesca e poco credibile per i miei gusti, una sorta di parodia del genere hard-boiled, ma è impossibile non rimanere ammaliati dalla scrittura brillante di Pinketts.

E non dimentichiamoci che… “quando piove, piove“.

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“Il vizio dell’agnello” di Andrea Pinketts Harper Collins editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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