Un libro tra le mani

“Il rivoluzionario e la maestra” di Gaja Cenciarelli: Amore, politica, dignità e libertà

“IL RIVOLUZIONARIO E LA MAESTRA” di Gaja Cenciarelli

(Marsilio editore)

Un romanzo meraviglioso e durissimo.

Un libro che ruota intorno a due concetti, quello di “casa” e quello di “povertà“, e lo fa attraverso due storie lontane nel tempo e nello spazio eppure in qualche modo vicine.

Roma oggi e Uruguay anni ’70.

La storia attuale di una maestra che si ritrova senza gli affetti più cari, senza soldi, senza un’abitazione e senza nessuna certezza e la storia della prigionia di Adolfo Wasem (detto “El Nepo“) e di sua moglie Sonia Mosquera, in Uruguay, arrestati in quanto Tupamaros (tra i quali c’era anche il “presidente povero” Pepe Mujica) e oppositori della dittatura militare, della quale divennero ostaggi.

“Non dovete ucciderli” aveva ordinato la dittatura militare uruguaiana, “dovete farli impazzire”.

Cenciarelli disegna una linea di congiunzione tra le due narrazioni, rappresentata da un libro.

Un libro di pochi centesimi trovato dalla maestra ad un mercatino dell’usato, che parla proprio di Adolfo Wasem.

In queste pagine trova la forza per andare avanti, si rende conto che “fare casa” è un’istinto radicato nell’essere umano, tanto per chi ha perso tutto e deve ricominciare come lei, sia per chi si ritrova a vivere in condizioni estreme, come Wasem, recluso in spazi strettissimi con un solo sacco di tela grezza come letto, cuscino, coperta e compagnia.

Paradossalmente anche cambiare cella diventa uno strappo: quei pochi metri quadrati per quanto angusti e maleodoranti di deiezioni, diventano casa, un posto sicuro, anche quando sicuro non lo è affatto.

Lo sradicamento indebolisce, sempre e comunque.

Adolfo e Sonia insegnano alla maestra che ognuno può scegliere di fare la propria rivoluzione, cambiando radicalmente modo di vivere, di pensare, di esistere, accettando il destino che gli è toccato e restando “in piedi“, dritto, senza mai perdere la dignità.

L’una (la maestra) lotta contro difficoltà economiche serie e reali ma invisibili agli occhi altrui, scoprendo che la povertà è un tabù, qualcosa che nessuno vuole vedere, di cui è meglio non parlare… o peggio, parlandone ironicamente, minimizzando il problema, come se fosse una condizione comune, condivisa da tutti.

Trasloco dopo trasloco lei perde tanto, impara a lasciar andare le cose, gli oggetti, le abitudini, ma mai la forza e la speranza, riuscendo a ricostruirsi ogni volta.

Gli altri (Adolfo e Sonia) subiscono torture indicibili (difficili anche solo da leggere), per ben 12 anni, ma la loro rivoluzione è rimanere fermi e granitici nei loro ideali, lottando anche dall’interno di un “calabozo” (cunicolo sotterraneo, senza luce e senza suoni) o in celle sovraffollate dove lo spazio personale non esiste più, per far sì che la propria sofferenza o la propria morte non si rivelino inutili.

Da una parte, quindi, colei che diventa invisibile pur essendo libera e dall’altra coloro che restano visibili anche se nascosti agli occhi del mondo!

Tre voci

Libro a tre voci, in cui Storia e Presente dialogano attraverso la scrittura di Gaja Cenciarelli, incisiva e lucida mentre ci parla di sradicamento, amore, politica, dignità e libertà, capace di trattare la sofferenza e la tortura senza pietismo, la povertà senza commiserazione, insegnandoci che atrocità e umiliazioni possono provare a sotterrarci, ma anche dalle viscere della terra si possono aprire crepe e far entrare la luce.

Questo, per me, è decisamente il suo romanzo più intenso, da leggere assolutamente.

 

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“Il rivoluzionario e la maestra” di Gaja Cenciarelli, Marsilio editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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