“Furto” di Abdulrazak Gurnah: romanzo di formazione e romanzo politico post-colonialismo

FURTO (Abdulrazak Gurnah)
(La nave di Teseo, traduzione di Alberto Cristofori)
Iniziare l’anno con un Premio Nobel (del 2021) mai letto prima e scoprire una prosa bellissima, capace di tenere insieme magistralmente tre storie e tre vite destinate a toccarsi, incrociarsi e fondersi sullo sfondo di una Tanzania degli anni ’90 in rapida evoluzione.
Scrittura semplice e personaggi complessi
Karim, Fauzia e Badar crescono, ognuno per motivi diversi, cercando di mettere distanza tra loro e le proprie origini, trovando la propria strada in una terra dalle tradizioni radicate ma con lo sguardo proiettato nel futuro e ancora alla ricerca di una propria identità.
I loro personaggi sono complessi e sfaccettati, resi magnificamente da una scrittura elegante e riflessiva.
• Karim è il simbolo della nuova generazione africana che ha studiato e che ha ambizioni lavorative, è forte e sicuro di sé, ma fragile di fronte al nuovo che avanza e che lo seduce.
• Fauzia è una figura femminile che cerca di emanciparsi in una società patriarcale, fin da bambina è stata cresciuta dai genitori nell’ansia e nella paura di non poter trovare marito a causa di una sua condizione di salute, ma saprà affermare la propria volontà e dignità di donna.
• Badar è probabilmente il personaggio più potente e complesso del romanzo: senza una vera famiglia, cresce come servo e sviluppa una capacità di adattamento e di osservazione che gli permetteranno di diventare una persona di spessore umano e morale, capace di “sopportare” e di sfuggire all’oppressione migliorando costantemente.

Romanzo di formazione e romanzo politico
Questo romanzo è tante cose insieme: è romanzo di formazione, certamente, sulla difficoltà di diventare adulti, ma é anche un romanzo politico che indaga ciò che ha lasciato il colonialismo a livello sociale, psicologico e culturale, è un romanzo sulle relazioni umane, piene di sfumature, che devono fare i conti con la perdita, le ingiustizie e la ricerca di senso.
E il senso di perdita è racchiuso anche nel titolo, “Furto“, che ha molteplici significati oltre a quello letterale di cui viene accusato uno dei personaggi, infatti si rifà anche alla sottrazione di risorse, lingua e tradizioni che l’Africa ha dovuto subire a causa del colonialismo. Anche il tradimento, in qualche modo, è una forma di furto, un rubare il futuro e la vita che si era immaginata.

La scrittura
La scrittura è misurata e composta, solida ma delicata, non eccede e non toglie, ma restituisce sempre la profondità dei personaggi e del contesto in cui si muovono.
Pur scrivendo in inglese, Gurnah resta legato a molti termini africani (swahili) che introduce nella narrazione come segno identitario e di appartenenza, nonostante abbia dovuto lasciare Zanzibar (e trasferirsi in Inghilterra) verso la fine degli anni ’60.
Questo è il suo primo romanzo post-Nobel e, per me, è stata una lettura bellissima e coinvolgente, capace di aprire una finestra su un mondo lontano e da me poco conosciuto.

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“Furto” di Abdulrazak Gurnah, La Nave di Teseo. Un libro tra le mani.



