Sussurri tra le pagine

“Le ragazze di Madame Liang” di Pearl S. Buck: recensione libro

Pearl S. Buck fu una scrittrice, giornalista e insegnante statunitense nonché premio Nobel per la letteratura del 1938. Nacque in America, ma trascorse gran parte della sua giovinezza in Cina, dove sarà ambientata quasi tutta la sua produzione letteraria, incluso “le ragazze di Madame Liang”. Un paese meraviglioso in un’epoca complessa, nel quale fece ritorno e dal quale fuggì più di una volta, ma che Buck considerò sempre come una seconda casa.

Little thumb by Seth (Shanghai)

Sono gli anni della xenofobia, cresciuta in seno alla rivolta di un popolo esausto, sfinito da guerre, occupazioni, diaspore e carestie. Un paese con un passato di sottomissione da parte di popoli del tutto estranei, legittimata da quei trattati ineguali, che solo dopo, la Storia, avrebbe riconosciuto come tali. L’unica speranza di opporsi, sarà stretta intorno ad un pugno di uomini, ad una società segreta, ad un’alleanza che condurrà ancora una volta alla rivoluzione, all’addio dell’impero e alla nascita della repubblica comunista. Così, tutta la fede finirà per essere riposta in un uomo solo, e quando anche questa verrà tradita, il popolo cinese si ritroverà solo, chiuso al resto del mondo, logorato, affamato e ben distante da quella libertà tanto agognata, per la quale lotterà ancora per lungo tempo. “Il popolo aveva bisogno di qualcuno da adorare. Senza un idolo sarebbe stato perduto e spaventato tra terra e cielo. Non avevano altri dei ora da adorare, poiché gli dei erano proibiti, e non avendo dei, se ne creavano uno da sé, adorando il Presidente. Là dove la gente non ha un dio, si crea l’immagine di un dio. Così era, e così era sempre stato.”.

Madame Liang è una donna fiera e indipendente, con la “colpa” di non aver saputo dare alla luce un figlio maschio. Proprietaria di uno dei ristoranti più alla moda di Shanghai, vedrà la sua vita stravolgersi di fronte all’ordine di rientro per sua figlia Grace, una promettente studentessa negli Stati Uniti, utile alla causa del popolo cinese, e per questo, obbligata dal partito a lasciarsi alle spalle sogni e futuro per servire la nazione. Ma lì dove Madame Liang scorgerà solo la spregevole pretesa di un partito, Grace coglierà il grido d’aiuto di un popolo sofferente, della propria gente che guardando il cielo piange ogni ingiustizia. “Ricordò i villaggi della lontana provincia dov’era stata bambina. Fin da allora, turbata dalla vista dei bambini devastati dal male, dagli occhi mangiati dal pus dell’infezione, aveva chiesto a sua madre: “Mamma, perché non chiamano il dottore?” “Perché non ci sono dottori qui” aveva risposto sua madre.”

Manifesto della propaganda comunista

È così che Grace ritorna a casa. Un mondo diverso da quello che conservava tra i suoi ricordi di bambina, in cui ogni parola ha un peso specifico e può portare a drastiche conseguenze. Cercherà, questa giovane straniera nella sua stessa madrepatria, di seguire il lungo filo rosso della storia per ricostruire il passato di un popolo attraverso gli occhi materni, per capire errori ed eventi, conseguenze e scelte che modificarono per sempre il destino di un paese. “La nostra colpa principale… fu che noi non riponemmo la nostra fiducia nella saggezza dei nostri grand’uomini. Essi ci insegnarono a creare, non a uccidere; questa è la base per continuare la vita. Comportarci con gli altri come vorremmo che gli altri si comportassero con noi, avere cura dei vecchi, così come desidereremo essere curati quando sarà la nostra ora; reciprocità in ogni rapporto umano, è qui il segreto della vita, i nostri saggi ce l’hanno insegnato. Ed è tanto vero che noi continuavamo a vivere mentre gli altri morivano in guerra e nei conflitti. Sì, e avevamo ragione. Poi i nostri grand’uomini ci vennero a mancare.” 

Ciò nonostante, risulta difficile capire il presente quando nella mente si affollano i ricordi di un passato in cui Shanghai è terra straniera più che cinese, dove le strade vengono pulite per gli invasori e i parchi sono vietati a cani e cinesi. Quando ancora si sentono gli echi dei bombardamenti giapponesi, destinati solo al popolo cinese, e diventa indispensabile il tentativo di rifugiarsi tra gli alti palazzi stranieri, coperti da stuoie, da scatole, o qualunque altra cosa possa fungere da riparo. Quando è ancora così vivida l’immagine delle più giovani che si vendono agli angoli per pochi spiccioli o per banconote che ormai non hanno più alcun valore. “E cadaveri di soldati cinesi giacevano dappertutto, morti dell’esercito nazionalista, abbandonati dalla fuga dei capi, finché i loro corpi putrefatti ammorbarono la città e i cani selvatici ingrassarono della loro carne”.

“Le ragazze di Madame Liang” è la promessa mancata di un luogo felice, come dovevano essere le comuni. È la speranza infranta di fronte ai coniugi costretti alla separazione con il solo permesso di incontrarsi ogni due settimane per mezz’ora su di un logoro lettino. È un figlio di sette anni che accusa un padre di tradimento, condannandolo a morte. È la pallottola diretta ad un uomo buono, proprietario di terre, che la “Nuova Via” pretende per sé. È il ricordo lontano di amori passati, di forti e giusti uomini che condanneranno a morte servi, donne e bambini, nella casa di un traditore. “ahimè, il giovane credeva nelle cose che diceva. Gli avevano insegnato a credere ed egli aveva perduto la facoltà del dubbio. Cosa sarebbe successo quando un giorno la verità e la realtà lo avrebbero svegliato? Quale rifugio avrebbe avuto allora la sua anima ora così impegnata in ciò in cui credeva? Non avrebbe mutato la sua totale disperazione in violenza estrema contro coloro di cui si era fidato ciecamente?”

Con una prosa scorrevole e delicata, Buck costruisce una storia di donne intelligenti e combattive. Una che occulta la saggezza tra i silenzi, con frasi intese, ma mai pronunciate, seppellite insieme ad un passato rivoluzionario. Forte abbastanza da combattere ancora per il proprio popolo, saggia altrettanto da aspettare pazientemente che i tempi siano maturi per il cambiamento. Un’altra con la responsabilità di realizzare un ponte tra due culture, tra la medicina occidentale e quella orientale, cosicché nessuna prevalga sull’altra, nessuna venga annullata o denigrata, perché entrambe confluiscano in un solo ed unico metodo che fonda il nuovo e l’antico, il passato ed il presente, l’antica saggezza e la moderna innovazione. L’ultima, decisa a dare alla luce dei figli cinesi, ma non a costo di rendere il marito scienziato, un realizzatore di armi di distruzione di massa. Un creatore di strumenti capaci di spazzare via intere popolazioni, cancellando per sempre l’impronta dell’antica coscienza cinese che per prima realizzò la polvere da sparo, e subito dopo scelse di impiegarla solo nella pirotecnica, perché non nuocesse ad alcuno. 

Pearl S. Buck

Onore, coscienza, dovere, obbligo verso la propria la patria ma anche verso la propria famiglia, timori, dubbi su un popolo pieno delle proprie convinzioni e una gran voglia di sentirsi finalmente a casa. Tutti argomenti che conducono il lettore di fronte a tortuosi dilemmi, costringendolo, così, a dipanare la matassa di un pezzo di storia ancora troppo poco conosciuto, distante, quasi come se appartenesse ad una dimensione aliena. Tra rabbia e delusione, amore e dedizione, paure ed ansie, la Buck fornisce una lettura ed una interpretazione della storia cinese non avulsa dal contesto storico cui appartiene, affinché se ne possano comprendere motivazioni ed evoluzioni, dinamiche e cambiamenti, anche quando questi condurranno ad inevitabili ingiustizie o prevedibili fallimenti. Perché in fondo il presente non è altro che la somma degli eventi passati, e ad un popolo fiero quanto antico, non resta che adeguarsi ai mutamenti che esso pretende.

“È proprio come un tempo” aveva bisbigliato Grace, stupita. “No, non lo è più” aveva corretto Madame Liang.

“Le ragazze di Madame Liang” di Pearl S. Buck, edizione Rizzoli.

Sussurri tra le pagine per The BookAvisor.

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Angela Finelli

Classe 1987. Nata a Napoli, tra i vicoli e l'odore del ragù lasciato a "pappuliare" a fuoco lento già dall'alba. Amante dei libri da sempre, della buona cucina e delle mete insolite. Dipendente dal caffè, dalle risate spontanee e da quella punta di follia che rende la vita imprevedibile. Fiera sostenitrice del potere delle parole e dei sussurri nascosti tra le righe, quelli che lasciano un'impronta nella memoria e i brividi sulla pelle.

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