Valzer con mia madre da ragazza, Filippo Tuena. Quando la memoria rischiara l’oblio
Un racconto emozionante sulla figura materna e sul potere catartico dei ricordi

Con questo emozionante racconto, Filippo Tuena, depositario delle memorie della madre – che rivivono nella sua e si arricchiscono del fantastico laddove il ricordo vacilla – controlla sapientemente una narrazione a tratti onirica, un flusso di coscienza all’interno del quale le parole travolgono la diga del dolore, per aprirsi alla dimensione del conforto.
In Valzer con mia madre da ragazza, racconto corredato da interessanti disegni realizzati dall’autore, Tuena immagina un teatro fatiscente, di cui un restauro poco accurato mostra impietoso i segni del tempo, facendosi meravigliosa metafora della memoria che arranca, stenta, sopperisce. E, attraverso una scelta narrativa che è pura poesia, immagina il monologo della madre la quale, seduta in terza fila, sale sul palcoscenico per sottrarre all’oblio alcuni episodi della sua vita. Con voce prima tremante, poi sempre più sicura, asseconda il desiderio del figlio di interrogare i ricordi e rievoca alcuni anni della sua giovinezza. Come quelli del liceo a Fiume, dove le compagne ebree subivano scherzi crudeli da ragazze che, con l’inganno, facevano loro mangiare panini al salame, per poi schernirle quando svelavano, con perfidia, il raggiro. Compagne di origini ungheresi, slovene e croate che, alla fine della guerra, sembravano sparite nel nulla, con ogni probabilità vittime della feroce follia della Storia.
Valzer con mia madre da ragazza: la memoria tra narrativa e teatro

Ed è così che Tuena ci conduce, attraverso le nebbie del tempo, verso le sensazioni e le nostalgie dell’infanzia, quando nulla è precluso alla speranza e tutto può ancora accadere. Ma lo sforzo della memoria è proteso verso un unico luogo: la terrazza sul mare di un vecchio albergo dove gli ospiti, ignorando l’imminente tragedia della Seconda guerra mondiale, danzano lieti sulle note di un’orchestra. Qui l’autore immagina la madre volteggiare leggera al ritmo di un valzer.
In Valzer con mia madre da ragazza, la memoria si fa parola scritta, rappresentazione teatrale, testimonianza e strumento di liberazione. In queste pagine, scintille di vita rischiarano il buio della morte e dell’oblio, restituendo intatto il valore del ricordo.

L’esercizio di memoria messo in atto dallo scrittore rinuncia ai dettami della logica e alle imposizioni del reale per dar spazio a schegge di ricordi che si manifestano come lucciole delle quali seguiamo il flebile bagliore prima che vengano inghiottite dalla notte. Una notte che non sarà più la stessa, perché il ricordo di quel bagliore si è fatto frammento di vita. Un racconto commovente e intenso, consigliato a chi ama la prosa lirica e il tocco lieve dei ricordi.
IL VINO
Il vino da abbinare a questa lettura è il Refosco, intenso friulano di cui il tempo stempera l’acidità, come avviene per i ricordi.
LE CITAZIONI
“Non so perché sia qui, né so perché mio figlio mi abbia svegliato dal mio sonno ormai eterno e perché
esiga da me un contributo di testimone in questa nebbia, in questo teatro disadorno e fatiscente. Non
avrei voluto avere parte in questa recita, avrei preferito restarmene in platea in questo posto che mi è
stato riservato…”
“Penso che questo mio ragazzo ami la sottile amarezza del non finito, e penso che adesso in questa
rappresentazione della mia memoria, finalmente potrà manifestare la sua insana passione per i frammenti, i pensieri accennati, le occasioni mancate”
Valzer con mia madre da ragazza, Filippo Tuena, Oligo editore, Sopra le righe.



