Un salto nella luce, Paola Fornari: l’avvincente storia di un giovane medico italiano nell’Africa degli anni Cinquanta.
Un racconto straordinario che ha il valore della testimonianza storica e la magia delle favole.

Ci sono storie che hanno il potere di trascinarti via e di condurti con forza nei luoghi delle vicende narrate. E’ questo il caso di Un salto nella luce, di Paola Fornari, un libro che, oltre a una coinvolgente prosa, ha il dono della testimonianza storica, sociale e antropologica.
Siamo nel 1951 e Ugo Fornari, giovane medico italiano, lascia l’Abruzzo e parte con la famiglia per il cuore dell’Africa. Inizia un viaggio emozionante in una Tanganica senza acqua corrente né elettricità, dove le condizioni di vita sono molto dure e dove Fornari si trova a essere l’unico medico per migliaia di persone che ricorrono alle sue cure per i più svariati motivi, dai parti alle malattie gravi. Una sfida enorme, che richiede coraggio e spirito di adattamento per lui, per la moglie Maria e per i loro figli.
Un mondo scomparso rivive attraverso pagine di palpitante malia

“Nell’ottobre del 1947 un uomo intraprese un viaggio di 185 chilometri verso est su un vecchio furgone sgangherato partendo da Roma, la sua città natale, per arrivare al paese di Abbateggio fra le montagne abruzzesi, un tragitto reso disagevole dalla pioggia, dalla nebbia e dalle strade sdrucciolevoli. Era il secondo di sette figli ed era ansioso di aiutare la famiglia rendendosi indipendente il prima possibile. A ventitré anni, era il più giovane laureato in medicina del suo corso. Non avrebbe scelto spontaneamente una sede così desolata, lontana dalla famiglia e dalla fidanzata, ma aveva accettato il primo lavoro che gli era stato offerto. Quel nuovo dottore era mio padre, Ugo Fornari”.
Inizia così una storia che ha nella veridicità delle vicende raccontate il suo punto di forza, pur mantenendo intatto lo stupore e la magia delle favole. Indimenticabili pagine dalla potenza filmica, che hanno la capacità di stregare il lettore e di portarlo, affatturato, in quel remoto e magico angolo di mondo che non aveva ancora conosciuto l’indipendenza dall’Impero britannico. E Paola Fornari, attraverso una penna elegante e coinvolgente, riesce a intrecciare sapientemente le vicende individuali con quelle collettive di una Storia che, nel suo incedere senza sosta, racconta l’universale racchiuso in ognuno di noi. E ci conduce con mano in quell’oscurità che si rivela, alla fine, un salto nella luce.
Avvincente come un romanzo di viaggio, coinvolgente come un racconto d’avventura, questa preziosa testimonianza, arricchita da splendide fotografie in bianco e nero, è in grado di emozionare e commuovere, ricordandoci chi eravamo e da dove veniamo.
IL VINO
Il vino da abbinare a questa lettura è il Chenin Blanc Sudafricano, le cui note di miele e fiori bianchi evocano la luce e il calore dell’Africa, mentre il gusto è fresco e complesso, come le sensazioni suscitate dai viaggi e dalle avventure.
LA CITAZIONE

“«Guardate cosa ho trovato sotto un sasso, vicino al fiume» sussurrò. E dalla tasca dei pantaloncini cachi tirò fuori un serpente. Era nero e lucido, lungo circa trenta centimetri. «È un serpente lupo del Capo e si chiama Speedy Gonzales». In quel periodo la canzone di Pat Boone, Speedy Gonzales, faceva furore. Silvia allungò le mani ed Enrico lasciò che il serpente strisciasse su di lei. Io ero più esitante, ma gli accarezzai la testa. Mi aspettavo che fosse viscido, ma era liscio e fresco al tatto”.
Un salto nella luce, Paola Fornari, Kinetès editore, a cura di Sopra le righe.



