Sopra le righe

Quando i fiori avranno tempo per me, Sara Gambazza: un affresco corale di memoria e resistenza

Con una penna di rara bellezza, Gambazza dà vita a un emozionante canto degli invisibili

Alcune storie si dimenticano in fretta. Altre ti tormentano per giorni ben oltre l’ultima pagina. È quello che accade con “Quando i fiori avranno tempo per me”, di Sara Gambazza.

I personaggi di questo straordinario romanzo corale continuano a parlarti, a girarti intorno, a tirarti la manica per dirti della loro miseria, della loro dignità, del coraggio che occorre per farsi grandi quando la Storia ti ha assegnato un ruolo minuscolo.

La narrazione si svolge in un quartiere poverissimo di Parma tra il 1922 al 1945, quando le ombre minacciose di uno dei periodi più bui dell’umanità si allungano fameliche, rendendo miserevoli le vite di chi già lotta ogni giorno contro la povertà. È questa la vita di Anita, la prostituta additata dalla gente e costretta a vendere l’unica cosa che possiede per sfamare le figlie, Ninfa e Rosa. Mite e giudiziosa la prima, perseguitata da un dono terribile che le consente di prevedere la morte delle persone la seconda. Sfinite dall’indigenza, saranno costrette a rifugiarsi in un bordello gestito da sole donne e qui verranno a contatto con personaggi che del fango e della miseria hanno fatto concime, dando vita a un’umanità feroce e ostinata.

Dove fioriscono le vite dimenticate

Quando i fiori avranno tempo per me, copertina

Uno dei punti di forza del romanzo risiede nella capacità di sottrarre le vicende storiche dallo sfondo della narrazione e di farne profondo strumento di cambiamento per i personaggi, creando un intenso arazzo collettivo nel quale la dimensione individuale si fa tutt’uno con quella universale.

E poi c’è lei, la penna della scrittrice. Per chi, come me, delle storie apprezza soprattutto lo stile, questo libro è un dono. Con una prosa densa, poetica e carnale, Sara Gambazza restituisce voce agli invisibili e trasforma il dolore di chi vive ai margini in memoria condivisa. In queste pagine, la melma non soffoca mai del tutto la bellezza, e la speranza germoglia proprio dove il destino pare averla negata.

Una lettura che consiglio senza remore, perché scava, lacera e commuove senza indulgere nel sentimentalismo, lasciando la sensazione rara che la letteratura, quando è autentica, sappia ancora illuminare le ferite più profonde dell’umano.

IL VINO

Una lettura da abbinare a un Carema DOC: prodotto in uno dei territori più impervi d’Italia, dove ogni vite è sostenuta da pilastri di pietra costruiti dall’uomo, è un vino che parla di comunità, sacrificio e ostinazione, come i personaggi del libro.

Quando i fiori avranno tempo per me, Sara Gambazza, Longanesi editore, a cura di Sopra le righe.

LE CITAZIONI

“La chiamavano puttana. Non era figlia, orfana di madre vecchia prima di invecchiare e di padre soltanto raccontato. Non era moglie, che Dio gliene scampasse. Non era mamma come si conviene, sebbene le sue figlie crescessero più robuste di quanto lei fosse mai stata. Era una puttana. Bórda per qualcuno, perché neanche un materasso ti offriva e dovevi prenderla senza fare rumore, ché se svegliavi le bambine strillava come una gatta presa al laccio”.

“Guardò l’uomo, che aveva cominciato a camminare lento, e provò a sfiorarne il dorso della mano per capire da dove venisse quel fetore molle e bagnato. Ma la pelle era asciutta, con qualche pelo ispido sulle nocche. Eppure c’era, le s’infilava dentro rabbuiandole i pensieri. Era il puzzo che avevano addosso il randagio malandato che bazzicava nel quartiere e la vecchia che abitava due porte dopo la loro, la sera che era andata a  dormire e non si era più alzata. Arrivava con la morte”.

Michela Bilotta

Sono nata a Salerno e vivo da oltre dieci anni a Bruxelles, dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Giornalista pubblicista dal 2007 e sommelier professionista, ho maturato un’esperienza ventennale come direttrice creativa, editor e addetta stampa per case editrici, agenzie pubblicitarie, testate giornalistiche, ONG internazionali e istituzioni europee. Ho, inoltre, pubblicato guide turistiche, racconti e manuali per concorsi a cattedra. Ho sempre usato le parole per lavoro e per passione, e il mio amore per la scrittura è pari solo a quello per la lettura. La metrica dell’oltraggio, Jack Edizioni, è il mio primo romanzo edito e tratta dei diversi aspetti della violenza di genere partendo dalla tragica storia della poetessa Isabella Morra, assassinata dai fratelli, fino ad arrivare al fenomeno dei femminicidi oggi. Il libro ha destato l’attenzione della stampa nazionale, è entrato nell’elenco ufficiale dell’AIE come testo scolastico ed è stato presentato alla Camera dei deputati. Tre miei racconti sono stati pubblicati nell’Antologia “Ad alta voce”, a cura della scrittrice Sara Rattaro.

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio
The BookAdvisor
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.