Libri e Pensieri

“I miei stupidi intenti” di Bernardo Zannoni: quando la favola incontra il senso della vita e della morte

Tutto il dramma e l’intensità della morte, e di Dio, filtrati attraverso l’istinto di un animale: le vicende di una faina che viene barattata da sua madre per una gallina e mezza e venduta a una vecchia volpe. Una sensibilità che lentamente muta, trasformandosi in qualcosa di sempre più umano senza mai perdere la feroce essenza del proprio essere.

In questo libro spiritualità e morte si confondono con il respiro della natura, con la lotta per la sopravvivenza, con un impulso primordiale che non conosce morale ma solo necessità. Eppure, tra queste forze essenziali, trapela una grazia inattesa, un richiamo filosofico che pone domande sulla fede e sulla vita, un’emozione avvolgente che, proprio nel suo definirsi, finisce per parlare di coscienza, di uomini e del loro bisogno di salvezza.

“Non mi sentivo più un animale; avevo barattato i miei istinti per dubbi e domande, per esercitare la ragione, per contraffare la natura. Solomon avrebbe detto che era un sentimento stupido, un amore fittizio, e a quello avevo pensato. Pensai anche a Dio, e alla maledizione di averlo trovato, e a Louise.”

Al centro del romanzo c’è la storia di Archy, una faina nata nei boschi che, dopo un’infanzia segnata dalla perdita e dalla durezza della sopravvivenza, incontra Solomon, un vecchio roditore colto e disilluso che diventa il suo maestro. Attraverso i loro dialoghi, Archy scopre la filosofia, la religione, il senso della morte e il peso delle scelte, iniziando un percorso di formazione che lo porta a interrogarsi sul significato dell’esistenza.

Ambientato in un mondo animale che pare voglia riflettere profondamente quello umano, il racconto sembra evocare una parabola sulla conoscenza e, al contempo, sull’illusione di poter comprendere tutto. La natura, con le sue leggi spietate, diventa lo scenario di una ricerca interiore in cui ogni conquista intellettuale si accompagna alla consapevolezza dei propri limiti.

“Forse Dio mi ha reso un animale per mettermi alla prova. Credo a cose che in giovinezza trovavo assurde. Ma tornare un animale mi sconvolge, mi fa disperare. Non voglio scomparire, davvero, non voglio nemmeno pensarci.”

Zannoni firma così il suo primo romanzo che sorprende per maturità e profondità. “I miei stupidi intenti” è un libro che ha in sé la semplicità della favola e tutta la pesantezza della vita; è una storia che accompagna il lettore dentro le domande più antiche dell’esistenza: cosa significa essere vivi? Quanto possiamo davvero scegliere il nostro destino e quale prezzo ha la conoscenza?

“Ho guardato Dio in faccia, e lui ha guardato me, e non mi è sembrato crudele. Solo, era così grande che i miei occhi non riuscivano a contenerlo, e all’improvviso è tronata la paura.”

Crudo, riflessivo e fiabesco.

“I miei stupidi intenti” di Bernardo Zannoni, edizioni Sellerio. Libri e Pensieri

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