Sopra le righe

La memoria delle foglie, Gianni Solla. La rinascita dopo le interruzioni della vita

Meraviglioso romanzo sulla memoria che si fa linfa

Se dovessi sintetizzare in una frase l’universo narrativo de La memoria delle foglie, di Gianni Solla, direi che è un libro che parla di interruzioni. Interruzioni che assumono il volto di ostacoli da superare, tagli da ricucire, crepe da colmare. E intorno alle quali si sviluppa il vissuto di personaggi posti nella condizione di dover ricominciare, liberandosi dalle trappole emotive che li imprigionano.

Il protagonista, Lorenzo, ritorna quasi per caso nel vivaio della sua infanzia, una volta gestito dai genitori, in un momento in cui la sua vita appare segnata da una lunga teoria di perdite: il dolore mai sopito per la morte della moglie, un rapporto ambivalente con i figli, la precarietà lavorativa e il senso, più profondo, di aver smarrito la propria identità.

Grazie all’amicizia con Renato, custode del vivaio, lentamente Lorenzo si troverà a dar nuova vita a un luogo nel quale la memoria sfugge alla condizione di archivio inerme e si fa organismo palpitante.

Il vivaio come simbolo della vicenda umana

La memoria delle foglie, copertina

Di questo libro ho amato in particolare la scrittura: la penna di Gianni Solla ha il dono di trasformare la fragilità dell’esistenza in materia poetica, senza mai indulgere nel sentimentalismo. La prosa è sorvegliata, limpida, attraversata da una malinconia luminosa, mentre le descrizioni del vivaio diventano un lessico simbolico attraverso cui leggere la vicenda umana. Le piante, con i loro innesti, le potature, le radici e le fioriture tardive, rimandano alla condizione stessa dell’uomo, sospeso fra ciò che è stato reciso e ciò che ancora può rinascere.

Ho apprezzato molto anche l’ambientazione in una Napoli che sfugge ai luoghi comuni e si fa spazio appartato, quasi laterale, dove sopravvivono mestieri antichi e una lingua che conserva ancora il potere di dare un nome alle cose. In questo senso il vivaio diviene un luogo di resistenza contro la dispersione della memoria e contro l’impoverimento dei legami.

Davvero felice l’intuizione del titolo: le foglie sono ciò che inevitabilmente cade, ma sono anche ciò che, decomponendosi, restituisce nutrimento alla terra. Così la memoria, nel romanzo, non è nostalgia sterile né culto del passato: è il terreno fertile dal quale può germogliare una diversa possibilità di futuro.

IL VINO

Il vino da abbinare a questa lettura è il Fiano di Avellino DOCG, bianco dalla straordinaria capacità di evolvere nel tempo. Un vino della memoria e dell’attesa che, come il romanzo, rivela le sue sfumature lentamente.

La memoria delle foglie, Gianni Solla, Einaudi, a cura di Sopra le righe.

LA CITAZIONE

Siamo una di quelle famiglie che non è riuscita a superare quello che le è accaduto. Facciamo parte della maggioranza. Si va avanti comunque perché le cose continuano ad accadere. La differenza sta in quanto si è in grado di ripararsi”.

Michela Bilotta

Sono nata a Salerno e vivo da oltre dieci anni a Bruxelles, dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Giornalista pubblicista dal 2007 e sommelier professionista, ho maturato un’esperienza ventennale come direttrice creativa, editor e addetta stampa per case editrici, agenzie pubblicitarie, testate giornalistiche, ONG internazionali e istituzioni europee. Ho, inoltre, pubblicato guide turistiche, racconti e manuali per concorsi a cattedra. Ho sempre usato le parole per lavoro e per passione, e il mio amore per la scrittura è pari solo a quello per la lettura. La metrica dell’oltraggio, Jack Edizioni, è il mio primo romanzo edito e tratta dei diversi aspetti della violenza di genere partendo dalla tragica storia della poetessa Isabella Morra, assassinata dai fratelli, fino ad arrivare al fenomeno dei femminicidi oggi. Il libro ha destato l’attenzione della stampa nazionale, è entrato nell’elenco ufficiale dell’AIE come testo scolastico ed è stato presentato alla Camera dei deputati. Tre miei racconti sono stati pubblicati nell’Antologia “Ad alta voce”, a cura della scrittrice Sara Rattaro.

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