Gang bang rosso sangue, Dikotomirko: crimine e disagio per stomaci forti.
Una spietata catena di omicidi sullo sfondo della Bari bene degli anni Novanta.

Non è una storia per stomaci delicati quella che ci consegna Dikotomirko (nome d’arte del barese Mirco Moretti) in Gang Bang rosso sangue, una narrazione che prende avvio nel 1991, sullo sfondo di avvenimenti al centro delle cronache del tempo: la massiccia migrazione dei profughi albanesi che approdarono alle coste di Bari a bordo della nave Vlora, e il drammatico incendio del teatro Petruzzelli. Il libro descrive, nel passaggio dall’estate all’autunno di quell’anno, una sequenza di spietati omicidi che colpisce giovani maschi benestanti. A colpire gli inquirenti e l’opinione pubblica è l’efferatezza dei crimini, che sembra suggerire un rituale perverso e ricorrente. Lo stesso che tormenta i ricordi del commissario Pàstina, incaricato delle indagini e tormentato dal proprio passato.
Una spietata catena di omicidi sullo sfondo della Bari bene degli anni Novanta.

Un passato che sembra rivivere proprio nel modus operandi dei nuovi omicidi, che conducono a una famiglia tedesca giunta in Italia a seguito di un trauma da cui cerca, invano, di prendere le distanze.
Gang Bang rosso sangue offre una narrazione a tratti disturbante, attraverso una prosa asciutta e diretta e descrizioni senza filtro di violenza e degrado, intervallate da quelle feste a base di cocaina e sesso estremo della Bari bene, dietro le quali si nascondono verità insospettate. Quelle, ad esempio, celate dietro l’ipocrita maschera del perbenismo da una ricca coppia di facoltosi gioiellieri e da una ragazza “normale” che si prostituisce per avidità.
Il linguaggio è potente, spietato, crudo e si esprime attraverso dialoghi contemporanei che squarciano il velo su un disagio diffuso che permea le menti dei carnefici e, spesso, le vite delle vittime.
Gang Bang rosso sangue: il ricordo di un’Italia che non cambia.
Una carrellata di personaggi senza redenzione, ma che pure, a guardarli da vicino, lasciano intravedere un dolore lontano che chiede di essere visto e ascoltato.
Gang Bang rosso sangue ci consente di rivivere alcune tragiche pagine della nostra storia recente, con quell’umanità dolente e disperata accolta, nel migliore dei casi, con malcelato fastidio, diventata sovente strumento di bieche campagne politiche e humus fertile per seminatori d’odio. Pagine che invitano a riflettere su un’ Italia per certi versi cambiata e per altri tristemente uguale a sé stessa.
IL VINO
Il vino da abbinare è il Primitivo di Manduria DOC Riserva, vino intenso ricavato dall’omonimo vitigno autoctono della Puglia e caratterizzato da una precoce maturazione, come quella a cui sono stati costretti alcuni personaggi del romanzo.
LE CITAZIONI

“Il commissario è nervoso, questa storia gli spinge bruscamente la memoria indietro, ai fatti di Orbassano, a seguito dei quali chiese il trasferimento al sud. Voleva dimenticare quell’orrore. Sono passati quasi quattro anni, ma proprio ora, mentre attraversa quella tranquilla stradina di campagna, le immagini gli si piantano di nuovo in mezzo agli occhi. Gli abiti insanguinati delle bambine. I punteruoli“.
“Blummerbach è un villaggio minuscolo, dieci-dodici casette e tre fattorie. Tutte ospitate da una valle strettissima, circondata dalla fitta foresta. Poco più di cento anime, e soprattutto poco più di cento corpi. E la maggior parte di questi corpi conduce un’in-tensa attività sessuale che si svolge quasi esclusivamente tra le pa-reti di casa. Il sesso è insomma un affare di famiglia. E a giudicare dalle malformazioni fisiche diffuse, questa consuetudine ha radici nel passato”.
Gang Bang rosso sangue, Dikotomirko, Brè edizioni, a cura di Sopra le righe.



