Fabiano Alborghetti, Il movimento elementare: un romanzo in versi tra memoir familiare e romanzo storico
Un originale romanzo in versi che si fa inventario del reale

C on Il movimento elementare, Fabiano Alborghetti realizza un’opera di rara ambizione: un romanzo in versi che attraversa quasi un secolo di storia italiana intrecciando la vicenda privata di una famiglia alle trasformazioni collettive del Paese. È un libro che racconta la famiglia, il lavoro, la mobilità sociale, il desiderio e il fallimento, ma soprattutto il modo in cui le esistenze si trasmettono da una generazione all’altra sotto forma di eredità invisibili.
Fin dalle prime pagine lo scrittore dichiara il proprio campo d’indagine: il “faccia a faccia” tra l’essere figlio e l’essere padre. Da questo nucleo originario prende forma una lunga ricostruzione che ha per protagonista il padre, nato nel 1940 in Valsesia e seguito lungo il percorso che lo conduce dalla povertà del dopoguerra alla Milano del boom economico. La vicenda individuale si apre continuamente alla storia collettiva: il Vajont, l’emigrazione interna, l’industrializzazione, gli anni di piombo, l’austerity, la trasformazione urbana della metropoli lombarda.
Straordinario inventario del reale

Occorre qualche momento per entrare nel ritmo della narrazione e lasciarsi stupire dall’ossimoro di una prosa in versi che riesce a mantenere l’equilibrio tra il coinvolgimento emotivo e la precisione documentaria. Ma poi non si può fare a meno di lasciarsi andare, ammirati, a questa scrittura che procede per accumulo di dettagli, un inventario del reale che, tra nomi di oggetti, marche commerciali, modelli di automobili, quartieri, abitudini quotidiane, ricorda certa poesia narrativa contemporanea, ma anche la tradizione del grande romanzo sociale.
Il padre emerge come un uomo comune e straordinario insieme: tenace, inquieto, animato da un incessante desiderio di miglioramento. In lui si riflette un’intera generazione che ha conosciuto la povertà, ha creduto nel progresso, ha costruito il proprio benessere attraverso il lavoro e ha finito per scontrarsi con i limiti delle promesse della modernità.
“Il movimento elementare” è un’opera che si colloca felicemente in una zona di confine tra poesia, memoir familiare e romanzo storico e che ha la capacità di trasformare le esistenze ordinarie in materia poetica senza tradirne la verità. Ne deriva un libro unico, coinvolgente e commovente, che racconta una famiglia ma finisce per parlare di un intero Paese; un’opera che restituisce dignità narrativa alle vite comuni e che fa della loro apparente normalità la sostanza più autentica della storia collettiva.
IL VINO
Lettura da abbinare a Nebbiolo della Valtellina, vino che porta con sé l’idea del lavoro e della fatica e che ha una nota di memoria e di tempo che si accorda felicemente con il carattere del libro.
Il movimento elementare, Fabiano Alborghetti, Gabriele Capelli editore, a cura di Sopra le righe.
LE CITAZIONI
“Si circonda di chiodi, martelli, pezzi legati
per costruire altre cose, durevoli il tempo
slabbrato e spavaldo, del rifare daccapo
e daccapo rifa. Ripara
per gli amichetti giocattoli, aggeggi, inventa varianti
in cambio chiede una mela, talvolta qualcosa di piu
le caramelle dell’oratorio ad esempio
cosi rare, costose, e deliziose perche sono dolci.
Il suo primo -vero- mestiere
e dal calzolaio, pagato a monete e calci in culo”.
“Lo sguardo si posa
sulle cose che adesso si puo.
Mio padre:
si crea erede di un suo qualcosa
ogni cosa e limata a dovere, o cosi sembra;
e forse solo un esordio
ma c’e buona sostanza. Lo stipendio
e fisso, il futuro e piu decifrato, e i segni
i tangibili segni
non sono piu solo quelli d’allarme.
La compensazione e quindi comprare
la soddisfazione e l’avere
(e d’altronde: c’e la tivu che insegna e che guida
che grida la sfida all’avere sempre di piu) e allora:
il frigo Ignis da 200 litri
per lavatrice una Castor
i casalinghi in Moplen
il telefono Siemens, in bachelite
(fara mostra di se sul tavolino fratino
per almeno un decennio)
la tivu e una Mivar alla quale mia madre si appende
quando c’e il Rischiatutto
(sognando, sempre, di vincer milioni
pur sbagliando troppe volte risposte
ma la colpa e -sempre e soltanto- delle domande mal poste)”.



