Col buio me la vedo io, Anna Mallamo. Una scrittura illuminata dal genio
Nella Calabria degli anni Ottanta, una meravigliosa storia di amicizia, famiglie e destini ingombranti.

Per chi ama la lettura, imbattersi in una scrittura illuminata dal genio è sempre un abbraccio, un ritorno a casa, una benedizione.
In “Col buio me la vedo io”, Anna Mallamo costruisce un universo narrativo straordinario, fatto di paradossi che si incontrano, negazioni che affermano, affermazioni che smentiscono.
Siamo nella Reggio Calabria dei primi anni Ottanta. Lucia, la ragazza protagonista della storia, possiede una spietata lucidità nel descrivere i nodi familiari, quegli intrecci fatti di odio e affetto, insolvenze e disfunzionalità, incoerenze affettive che graffiano e attraggono. Perché famiglia significa “essere contemporaneamente protetti ed esposti, e mangiati vivi, e sputati coi noccioli, sul vetro”.
Stritolata dall’abulia di un padre assente e dalla feroce risolutezza della madre e delle zie, Lucia esorcizza il disorientamento addentrandosi nei meandri della sua fantasia e di una città di cui, insieme all’amica del cuore, Beatrice, è costretta a imparare le paure, il sangue, la follia. Il buio.
Una lingua superba, un esordio potente

Un buio che assume le fattezze della casa della nonna, morta da poco, e di quello scantinato dove tutto può succedere senza che nessuno se ne accorga. Un giorno Lucia decide di dar forma alle sue fantasie, rapendo il rampollo di una famiglia malavitosa della città, colpevole, secondo lei, di aver ucciso la zia. Un gesto più grande di lei, enorme, assoluto, senza ritorno. Lo imprigiona e lo nutre, fedele alla tradizione femminile della sua famiglia, nella quale le donne si ripetono nei nomi e nei destini, comandando al contrario, guidando, ma dando ai maschi l’illusione di guidare.
Raramente lo sguardo sui timori dell’adolescenza, dei corpi che cambiano e di cui spesso non si sa cosa fare, delle intricate ragnatele dei rapporti familiari hanno raggiunto vette di simile e crudele lirismo. Il capitolo di Lucia e la madre che stendono i panni è pura poesia.
Inutile indugiare sulla trama di un libro che è tutta scrittura, parole stese al sole abbagliante della Calabria e intinte nel buio pesto delle paure e delle verità inconfessabili.
Una lingua superba, controllata da un editing perfetto, rende questo esordio indimenticabile, grazie al quale Anna Mallamo si impone come una delle voci più intense del nostro panorama letterario.
IL VINO
L’abbinamento è con un Cirò Rosso, Doc calabrese dal gusto intenso e robusto, caldo e avvolgente, di lunga persistenza, come gli effetti dei legami familiari.
LA CITAZIONE

“Ci fermiamo un istante, poi cominciamo la seconda piega, la striscia si fa più stretta, le iniziali quasi scompaiono, se ne vede solo la metà (…). I miei sono così, esistono uno per volta, e l’altro sparito, invisibile. Come adesso, mentre mia madre piega i panni con me, piega me con i panni, lui è chiuso nel suo studiolo a fabbricare navi di fiammiferi”.
Col buio me la vedo io, Anna Mallamo, Einaudi, a cura di Sopra le righe.



