“Ti prendo e ti porto via” di Niccolò Ammaniti: un viaggio sulle montagne russe tra sogni e cruda realtà

Avete presente quando si arriva alla fine di un romanzo, si volta l’ultima pagina e, una volta conclusa la lettura, rimane addosso quella sensazione di malinconia mista a nolstalgia dovuta alla consapevolezza di dover necessariamente uscire da quel mondo letterario che, invece, non si vorrebbe lasciare? Ecco, è esattamente quello che mi è accaduto una volta terminato Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti, un romanzo che mi ha regalato esattamente questa sensazione: perché leggerlo è stato un viaggio all’interno di un micro universo che, pagina dopo pagina, è diventato anche il mio di universo, o meglio, l’universo in cui, ogni volta che riprendevo in mano il libro per proseguire la lettura, mi sentivo a casa.
Ammaniti è un maestro, non solo nell’arte di narrare ma anche nella costruzione e composizione della narrazione, che procede per gradi, in modo progressivo, un po’ come il meccanismo delle montagne russe: la prima parte del romanzo, infatti, mi ha ricordato il movimento di quei carrelli che salgono lentamente lungo le rotaie per raggiungere la vetta, una sorta di fase preparatoria costruita attraverso quelle che potremmo definire le presentazioni dei personaggi e del contesto.
Nelle primissime pagine conosciamo Ischiano Scalo, un paesino di provincia della Maremma laziale, luogo dove è ambientata la narrazione; conosciamo Pietro e Gloria, due ragazzini di dodici anni amici per la pelle, alle cui spalle però ci sono due famiglie molto diverse: problematica e violenta quella di Pietro, amorevole e comprensiva quella di Gloria; poi entrano in scena Graziano e Flora, giramondo amante della bella vita lui, professoressa della scuola frequentata dai due ragazzi lei. Intorno a loro ruota una piccola costellazione di personaggi, formata da compagni di scuola di Pietro e Gloria, da preside, vicepreside e bidello dell’istituto, da un ristretto numero di abitanti di Ischiano Scalo che, dipinto come profondamente proviciale, sembra vivere in una dimensione sospesa, scandita da abitudini ripetute e da una quotidianità piuttosto piatta.
Una prima parte, pertanto, in cui inizia a prendere forma la storia, ma in maniera scomposta e non lineare, perché ogni personaggio viene presentato all’interno della sua bolla, che appare separata da quelle degli altri. Poi si raggiunge la vetta delle montagne russe, ma anziché la discesa comincia una seconda fase che definirei di assestamento: è il momento in cui si approfondisce la conoscenza dei personaggi, chi sono, da dove vengono, qual è il loro passato, quali sono i loro sogni, le loro ambizioni future. Ed è probabilmente proprio qui che si entra definitivamente a far parte della vita di Ischiano Scalo: perché Ammaniti caratterizza talmente bene i personaggi che sembra di conoscerli in carne e ossa, si ride con loro, si lotta con loro, si soffre con loro, entrando, dunque, con pieno diritto a far parte di quel micro universo che, per quanto vicino, reale e umano, sembra appartenerci. Tuttavia, nel momento in cui termina il rettilineo, ovvero la fase conoscitiva, le montagne russe non perdonano: arriverà la discesa che, nel romanzo, coincide con la resa dei conti. Che inizia in modo rapido, quasi violento, perché gli eventi iniziano a precipitare uno sopra l’altro, incrociandosi tra di loro fino ad arrivare a epiloghi, plurale dato che fanno riferimento a più personaggi, sorprendenti. E, malgrado la velocità della discesa, è incredibile come Ammaniti riesca a gestire, come un perfetto regista, i repentini cambi di tono della narrazione: si alternano, infatti, attimi di estrema tenerezza a eventi tragici e paradossali, momenti di violenza a sospensioni che creano dubbi e attesa.
E poi c’è un altro aspetto del romanzo che rimane assolutamente impresso: Ammaniti non fa sconti, a niente e a nessuno, perché racconta con uno sguardo quasi impietoso come dietro ogni scelta ci sia una conseguenza che non si può evitare. Ed è così che i sogni diventano come vasi di cristallo che si infrangono nel duro impatto con la realtà, in un mondo in cui ogni errore si paga fino in fondo e le possibilità di redenzione, se e quando arrivano, non sempre sono così puntuali da permettere di rimettere ogni cosa al suo posto. Ed è forse proprio questa crudezza, così profondamente umana e reale, a rendere la storia ancora più potente, e a far sì che il mondo raccontato da Niccolò Ammaniti rimanga addosso anche dopo aver chiuso il libro.
“Ti prendo e ti porto via” di Niccolò Ammaniti, edizioni Mondadori (nuova edizione Einaudi)




