Libri in pillole

“Notte inquieta” di Albrecht Goes: recensione libro

Bisogna indossare un giubbotto pesante e una sciarpa bella calda prima di cominciare a leggere Notte inquieta di Goes ed essere catapultati in piena seconda guerra mondiale a Proskurov in Ucraina dove un cappellano militare è chiamato al difficile compito di prendersi cura delle ultime ore di vita di Baranowski, un soldato disertore condannato a morte.

Per il cappellano, tuttavia, non sarà l’unico confronto con la morte: nella locanda dove alloggia il pastore divide la stanza con un capitano, Brentano, incaricato di partire il giorno seguente per Stalingrado, località da cui sa che difficilmente farà ritorno. E mentre il cappellano studia le carte del processo di Baranowski, scoprendo il vero motivo della sua condanna, in quello stesso spazio Brentano si congeda dalla sua fidanzata, Melanie, in una notte in cui a dominare è l’oscurità e la morte.

Un romanzo in cui non è solo il gelo e il buio della notte a pizzicare la pelle, ma soprattutto quello dell’essere umano generato dalla guerra di Hitler, che ha inaridito le persone rendendole delle vere e proprie macchine che sputano crudeltà e ingiustizie. Ed è in questo muro nero di morte fisica e psicologica che Goes cerca di aprire una breccia, attraverso le azioni e le parole di chi sa ancora riconoscere il valore degli uomini, dei piccoli gesti, dell’amore. Ma sono persone anch’esse sconfitte perché, pur ripudiando la guerra assassina, si ritrovano obbligatoriamente a essere uno degli ingranaggi di quello stesso meccanismo del quale non vorrebbero fare parte, vivendo così una doppia sofferenza psicologica.
Un romanzo breve ma molto intenso, profondo, toccante.

“Notte inquieta” di Albrecht Goes, edizioni Marcos y Marcos. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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