“La stagione delle case vuote” di Francesca Scotti: fermare il tempo in un barattolo di vetro

Poche volte mi soffermo sui titoli dei libri che leggo, o meglio, li considero mentre valuto la possibilità di leggerli o meno, ma poi, una volta intrapresa la lettura, il titolo sembra passare in secondo piano, come se perdesse di importanza. Con “La stagione delle case vuote” di Francesca Scotti, invece, questa operazione non è stata affatto possibile, perché ho avuto la sensazione che in quelle cinque parole fosse contenuto un messaggio preparatorio alla lettura: dunque, ho provato a immaginarle, a renderle concrete, per assorbirne il significato e tentare di estrarne l’essenza.
E l’evocazione mi ha restituito un’immagine ben definita: una casa vuota, magari precedentemente abitata o forse pronta per esserlo, chissà, ma che nell’istante immortalato dal titolo del libro di Francesca Scotti viene ritratta in tutta la sua nudità, piena solo di aria e di luce che filtra dalle finestre, luce naturale che illumina il pulviscolo e che rinforza l’idea di apparente abbandono. Una casa vuota, insomma, che può anche rappresentare una fase di transizione, certo, ma che in quel preciso momento appare sospesa, inanimata, avvolta da un silenzio malinconico, come quegli spazi che si svuotano dopo una festa e in cui resta soltanto l’eco della felicità che fino a poco prima li aveva abitati.
Ed è da questa immagine che ho costruito lo stato d’animo che mi ha accompagnato durante la lettura del libro, perché ho ritrovato quella sensazione di malinconia mista a nostalgia in ognuno dei sedici racconti che lo compongono.
Racconti che, sebbene indipendenti, orbitano tutti intorno a un preciso istante: è quel momento in cui sembra che la realtà segua il suo percorso ordinario, previsto, apparentemente lineare, quasi rassicurante, un corso quotidiano e riconoscibile che, però, all’improvviso ma senza alcuna violenza, si arresta. Si arresta perché qualcosa si incrina nel meccanismo che gira ripetutamente sul proprio asse, si arresta perché si crea una piccola frattura, ai limiti del percettibile, che risulta decisiva: è la finissima crepa che anticipa un cambiamento, un’evoluzione, una modifica del sistema, ed è esattamente quell’istante che viene catturato dalla scrittura di Francesca Scotti. Non necessariamente le conseguenze, né la sorpresa, l’incertezza o il dolore che derivano da questa piccola rottura, ma la soglia, quel rumore preciso che si avverte quando qualcosa si interrompe: Francesca Scotti ferma il tempo esattamente lì, per afferrare quell’istante, conservarlo in una sorta di barattolo di vetro, osservarlo e costruirci attorno racconti capaci di restituirne tutta la densità emotiva e simbolica.
Racconti in cui si possono riconoscere due fili tematici, dai colori a mio avviso evidenti: il primo l’ho immaginato rosso, ed è quello delle relazioni sociali, esplorate nelle loro fragilità, nelle loro intermittenze, nei loro vuoti; poi, c’è un altro filo, imbevuto nella malinconia della letteratura giapponese, il cui colore oscilla tra il grigio e il nero: grigio, quando si incunea tematicamente nei meandri dell’abbandono, del distacco, della perdita; nero, invece, quando si avvicina all’idea dell’assenza definitiva, della morte, che fa il suo ingresso sempre in modo discreto sì, ma la cui eredità è sempre tremendamente sconcertante.
Naturalmente, non accennerò alle trame dei racconti, per non rovinare l’esperienza di lettura a chi deciderà di avvicinarsi a questo libro, ma chiudo mettendo in risalto un altro aspetto: la raffinatissima qualità della scrittura di Francesca Scotti, sempre ben calibrata, morbida, pulitissima, priva di ogni elemento superfluo. Uno stile elegante ma al contempo avvolgente, che accompagna durante la lettura senza alcun tipo di forzatura, come se anche la mano della scrittrice milanese avesse deciso di fermarsi lì su quella soglia, per osservare, con delicato rispetto e silenziosa contemplazione, quell’istante sospeso in cui ha inizio il cambiamento.
“La stagione delle case vuote” di Francesca Scotti, edizioni Hacca.




