Libri in pillole

“La ricreazione è finita” di Dario Ferrari: tra precarietà universitaria ed esistenziale

Credo sia la prima volta che leggo un libro ambientato nel mondo universitario, e devo dire che è stata un’esperienza di lettura piuttosto interessante. Perché Dario Ferrari, con La ricreazione è finita, costruisce la narrazione intorno a Marcello, un trentenne di Viareggio che vive in quel limbo post laurea dove bisogna scegliere se diventare grandi e trovarsi un lavoro o proseguire gli studi tentando il grande passo: quello del dottorato di ricerca, generalmente considerato come la porta d’ingresso per un futuro lavorativo all’interno del mondo accademico.

E il racconto che ne scaturisce è senza dubbio frizzante, quanto meno per due terzi del libro: perché, attraverso le vicissitudini del giovane dottorando, Dario Ferrari esplora il mondo universitario, le dinamiche accademiche, gli equilibri che intercorrono al suo interno, spiegando finanche cosa siano gli articoli scientifici, come scriverli, come costruirli per costruirsi una propria autorevolezza scientifica. Tutto questo viene cucito con grande abilità alle vicende relative alla vita privata di Marcello, restituendo l’immagine di un giovane ancora parzialmente disorientato, che si muove a fatica sia nell’ambito di lavoro che in quello familiare: è tutto precario nella sua testa, è precario il lavoro, il suo rapporto con la famiglia, è precaria la sua relazione con la fidanzata, come se la precarietà lavorativa si trasferisse costantemente e inesorabilmente a ogni ambito della sua vita.

Ho scritto frizzante per due terzi perché la parte centrale è forse quella che mi ha convinto di meno: quando, cioè, inizia una lunga digressione, che durerà più di cento pagine, sulla vita di Tito Sella, autore e terrorista degli anni Settanta oggetto di studio della tesi di dottorato di Marcello. Se da una parte è vero che la vita rivoluzionaria di Tito Sella non risulta completamente slegata da quella di Marcello, in quanto progressivamente si costruisce una sorta di empatia/identificazione tra il dottorando e l’autore/terrorista morto in carcere, è pur vero che si percepisce una notevole frenata nella scorrevolezza del libro, che nella prima parte risulta fluido, fresco è piuttosto dinamico, nella parte centrale, invece, decelera bruscamente rallentando di molto la lettura. Forse avrei optato per una ricostruzione meno prolissa e più agile, in modo tale da far percepire in modo meno netto questa rimodulazione di ritmo alla quale, personalmente, ho fatto parecchia fatica ad adeguarmi.

Detto questo, va sottolineato però un punto decisamente a favore di questo romanzo: i diversi stili di scrittura adottati. Perché Dario Ferrari utilizza il linguaggio in maniera efficace, optando per una molteplicità di soluzioni linguistiche che rendono la narrazione incalzante, variegata e sostanzialmente piacevole.

“La ricreazione è finita” di Dario Ferrari, edizioni Sellerio. Libri in Pillole.


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Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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