Libri in pillole

“Fare il possibile” di Claudio Bagnasco: schegge di umanità imperfetta

Inizio a parlarvi di questo libro partendo dal titolo, perché è proprio lì che si concentra l’essenza di ciò che contiene. Fare il possibile, una frase che porta con sé una eco di resa, forse anche di giustificazione per ciò che non è stato possibile fare in maniera perfetta, completa. Una formula che, pertanto, comunica in un certo senso anche una forma di limite, quel limite che marca la distanza tra i modelli delle cose perfettamente riuscite e quelle imperfette, più umane, realizzate facendo i conti appunto con i limiti delle nostre potenzialita.

Che poi, potenzialità, come se ci fosse un obbligo supremo di dover sempre esibire il nostro massimo splendore, come se fossimo chiamati quotidianamente a performare al di sopra delle nostre possibilità per incastonarci in quel pezzo di mondo che corre e che nulla sbaglia, che fa le cose in modo impeccabile, che crea ogni ciambella col suo buco, che costruisce, pulisce e rifinisce ogni singola azione affinché risponda a un tipo di perfezione ideale da indossare e mostrare agli altri durante quelle passeggiate vetrina che sono le relazioni sociali contemporanee.

Invece no, qui si parla di fare il possibile, ovvero di fare le cose così come vengono, con quelle imperfezioni fisiologiche che le rendono vivide, tangibili, reali, magari non colorate come quella frutta di plastica che risponde esteticamente alla perfezione della frutta ideale e che poi però non è commestibile, ma è proprio questo il punto, perché umano non significa perfetto, tutt’altro, umano significa limitato, incompleto, mancante in alcune parti eppure tremendamente vero, come vere sono le cose che proviamo a fare impegnandoci a fare il possibile, che non è del nostro meglio, ma è il possibile, letteralmente ciò che si può fare, che poi bisognerebbe chiedersi per quale motivo mai dovremmo provare a fare l’impossibile, dato che non siamo déi ma esseri umani.

Ecco, questi limiti, queste imperfezioni Claudio Bagnasco li racconta attraverso flash narrativi che riaccendono la memoria del protagonista su quelle situazioni in cui è stato fatto il possibile, in cui non sempre le cose sono riuscite come avrebbe voluto, ma tant’è, e allora, si intende, è esercizio costruttivo anche imparare ad accettare ciò che siamo, ciò che facciamo e come lo facciamo, e Claudio Bagnasco colora tutto questo con tonalità emotive che sembrano un mix tra nostalgia e malinconia, che sono due stati d’animo imperfetti, e forse anche dell’imperfezione, chissà, perché ricordano momenti andati immodificabili, ma che comunque rimangono impressi lì, perché, di nuovo, veri, reali, umani, appartenenti alla nostra esistenza: niente di costruito, niente di artificiale, semplicemente il prodotto di ciò che un umano riesce, possibilmente, a fare.

Ho provato a scrivere questa recensione incompleta tentando di adottare, almeno in parte, lo stile di Claudio Bagnasco, che dà ritmo alla narrazione attraverso un flusso linguistico in cui sono le virgole a scandire il tempo di lettura. Il risultato è quello di rimanere investiti da una piacevole ondata di parole che travolge sì ma dolcemente, perché in queste schegge di esistenza del protagonista c’è tanto di ciò che vorremmo percepire intorno a noi: comprensione, che non è affatto sinonimo di consolazione, e accettazione dei nostri limiti.


“Fare il possibile” di Claudio Bagnasco, edizioni Terrarossa. Libri in Pillole.

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Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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