Libri e Pensieri

“Nella carne” di David Szalay: un’attualissima storia di formazione, di caos e passività

“Nella carne”, scritto dall’ungherese David Szalay, è il romanzo vincitore del Booker Prize 2025, il più prestigioso premio letterario del Regno Unito. Un’opera che rilancia una letteratura contemporanea di spessore, facendo dell’essenzialità la propria cifra stilistica.

Con la carta vincente dell’immediatezza – fatta di dialoghi concisi e incisivi che colpiscono il lettore come proiettili, senza concedere tempi di reazione – Szalay propone l’essenza della contemporaneità attraverso una storia di formazione che gioca, e fa i conti, con un’ironica circolarità.

“Nella carne” è un romanzo attualissimo, capace di attraversare e segnare l’animo del lettore proprio come gli eventi narrati attraversano e condizionano la vita del protagonista.

Siamo in Ungheria tra le file di palazzi di un quartiere popolare, quando il giovane István inizia ad aiutare la sua vicina di casa portandole a casa la spesa, una quarantenne nemmeno troppo affascinante con cui perderà la verginità e s’incamminerà verso il primo dramma della sua vita. Da lì un succedersi di avvenimenti, più o meno tragici, lo accompagneranno fino all’età adulta, viaggiando per l’Europa e oltre, prima come soldato e poi come uomo in cerca di fortuna. Al centro c’è la vita di questo giovane ungherese, la cui crescita personale si sviluppa all’interno di una cornice più ampia: quella del nostro tempo, segnato da guerre, mutamenti geopolitici, illusioni, improvvise indigenze e grandi ricchezze, fino a vivere la parentesi della pandemia, che appare quasi come un effimero capolinea storico. Una tappa come tante di un’epoca profondamente instabile e contraddittoria.

István è un personaggio ambiguo che appare come una presenza accidentale, quasi casuale, spesso animato dal suo “okay”, questo sottotono assertivo, che rimanda a un implicito di contingente abbandono. Una sorta di resa a tavolino, come se, fin dalla giovinezza, fosse già presente in lui la consapevolezza di non potercela fare davvero. Questo stato psicologico di sotterraneo smarrimento lo conduce a una subdola forma di inazione: più che scegliere, sembra lasciarsi trasportare dalla corrente degli eventi. Ed è così che affronta e subisce gli episodi che tratteggiano i contorni della sua esistenza: il carcere minorile, la guerra in Iraq, il cambiamento radicale di vita, una bella casa, l’arricchimento, la fittizia stabilità fino alle deprimenti perdite. È un uomo che vive tutto senza troppo assorbirlo, e il fluire continuo dei suoi avvenimenti diventa il solo motore della sua esistenza. Matura e accumula traumi, ma questi rimangono come sedimenti silenziosi, destinati a giacere per sempre nel fondo della sua anima. Bisognerebbe poter fermare per un attimo questo fiume di accadimenti per capire chi sia davvero István.

“Forse è a quell’età, pensa István, che hai la prima percezione di non coincidere esattamente con il tuo corpo, di occupare lo stesso spazio senza essere proprio la stessa cosa, perché una parte di te resta indietro rispetto alla trasformazione fisica e ne è sorpresa come potrebbe esserlo un osservatore esterno, e a quel punto non ti sento più in totale armonia, ma ti viene da parlare del tuo corpo come se fosse un’entità leggermente separata, benché ti riesca sempre meno di opporti ai suoi desideri.”

Szalay ha dato vita a un romanzo profondamente incentrato sull’identità maschile e su un io fortemente individualizzato. Di fatti è sempre una vigorosa maschilità che solleva questo non eroe (o questo nuovo eroe) dai suoi imprevisti perché, alla fine, sono sempre le donne a salvarlo. La sua identità non nasce da una ricerca interiore, ma viene plasmata dalle circostanze in cui si ritrova e nelle quali inciampa: il sesso e, appunto, sempre le donne.

Il sesso è punto cardine nella crescita di questo personaggio. Tuttavia, anche questo giunge quasi sempre come qualcosa di casuale, capitato più che cercato. È un sesso accettato con il consueto laconico “ok”, spesso per inerzia o noia più che per desiderio.

Il sesso diventa così la carne di un corpo modellato dalla vacuità di un’epoca complessa e contraddittoria: la stagione dell’incertezza permanente, in cui tutto sembra possibile ma nulla appare davvero stabile.

In questo senso il titolo stesso, “Nella carne”, potrebbe far pensare a una visceralità intensa, a una presenza piena nella vita. Paradossalmente, però, questa presenza sembra mancare. István incarna piuttosto una forma di passività contemporanea: quella di un individuo travolto dal flusso inarrestabile di fatti, decisioni e dinamiche più grandi di lui. Solo la paternità sembra riuscire a destarlo dal suo torpore esistenziale. Ed è ancora una volta un legame con la carne – con la fisicità e la concretezza della vita – a smuovere finalmente qualcosa nelle sue viscere. In questo evento si intravede il bisogno di autenticità e di un contatto più vero con l’esistenza. Sebbene, forse, un risveglio sia ancora possibile, bisogna però fare i conti la sorte e la beffarda circolarità della vita.

“C’è qualcosa di terrificante nel modo in cui la normalità si impone. Nel modo in cui l’estate si ostina proseguire. Nel modo in cui gli ippocastani fioriscono e comincia Wimbledon.”

Con una scrittura asciutta, realistica, quasi arida, scandita da dialoghi essenziali Szalay offre una prosa molto stringata, in cui emergono improvvise “nervature stilistiche”: brevi aperture che ribaltano la percezione della lettura e rivelano la profondità dell’autore.

“Nella carne” è dunque un romanzo che colpisce per la sua apparente semplicità: un racconto scarno e fluido, quasi liquido che nasconde un grande retroscena storico e identitario. Un’opera che, attraverso la vita di un singolo individuo, riesce a raccontare con lucidità la condizione esistenziale del nostro tempo.

Una parabola estremamente attuale, che finisce per riflettere anche le nostre stesse identità, costantemente immerse in un flusso di eventi che spesso ci sovrastano e ci riducono alla dimensione di piccoli spettatori nel nostro “orticello”.

Un libro di notevole spessore e molto, molto godibile. Lucido, essenziale e toccante.

“Nella carne” di David Szalay, edizioni Adelphi. Libri e Pensieri

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