“Il custode” di Niccolò Ammaniti: un racconto di formazione dal cuore nero tra mito, amore e virtù
Quando un segreto diventa famiglia, paura e identità

Si custodisce per paura o per amore, il segreto richiama sempre qualcosa di intimo, privato, di infantile, e quello familiare ne è un potente esempio. Crediamo di tenerlo fermo – il nostro segreto – ma in realtà esso cresce dentro di noi, nel tempo cambia forma, muta e ci modifica. A volte pesa, a volte scalda. E forse il suo vero potere non è restare nascosto, ma scegliere quando lasciarlo uscire. Una sottile questione di scelta personale, di legami e affettività, di fedeltà e di soggettività: il segreto vive e tace in un obbligo morale. Esso unisce e allo stesso tempo isola, ed è una (pericolosa) faccenda umana.
Dentro questo orizzonte, Niccolò Ammaniti torna in libreria con “Il custode”, un romanzo di formazione dal sapore amarcord, dove l’adolescenza, l’innamoramento e il segreto si intrecciano con il mito e la leggenda.
“Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno.”
Siamo a Triscina, un piccolo borgo siciliano trapuntato da case abusive vista mare e da una riconosciuta criminalità locale. Un francobollo sbiadito tra sabbia e cemento in cui il tredicenne Nilo Vasciaveo vive con la mamma e la sorella. Una vita semplice è quella di Nilo, scandita dalla scuola, niente amici, regole ferree e contatti limitati; una quotidianità che apparentemente sembra tutta concentrata nella gestione dell’azienda di marmi della famiglia, ma che in verità cela ben altro: la cosa rinchiusa nel bagno. Una porta chiusa con tre lucchetti segna un confine di vita, mistero e morte in cui il mito ne esalta sembianze e significati e ne diventa padrone. In questa casa vive un segreto familiare che ha radici lontane, un patto che si tramanda da generazioni e che ha dato origine a racconti, tragici incidenti e solide alleanze. Tutte storie che per Nilo sanno di terrore e di stupore, e che lo saldano ai valori della sua famiglia, legandolo a questo antico e mostruoso mistero.

“Ricordati di tuo padre. Basta uno sguardo ed è finita. Quindi non aprire gli occhi fino a quando non siamo usciti e io non ho chiuso la porta con i lucchetti.”
Tra narrazioni, credenze e virtù si assiste alla crescita di questo protagonista che si scoprirà assorbito nella conquista delle sue nuove conoscenze, Arianna e sua figlia Saskia, due “aliene” di passaggio che sconvolgeranno gli equilibri dei Vasciaveo e dell’intero borgo. Immerso in un succedersi di eventi, e travolto dal vortice dell’innamoramento, Nilo verrà strappato dall’innocenza dell’infanzia per ritrovarsi solo e disperato a proteggere quel mitico segreto familiare. Una pericolosa avventura in cui, infine, soltanto l’intervento divino potrà salvarlo.
Ancora una volta questo autore miscela gli ingredienti a lui più affini, quali la crescita personale, le pulsioni adolescenziali, la coesione familiare, la provincialità italiana, gli incontri fatidici – quelli con un femminile che sveglia, travolge, disincanta e spezza – e la mitologia antica; nodi che qui appaiono indivisibili e addensati da una suggestiva impalcatura archetipica che cattura e affascina.
“Il custode” è una storia di cupo mistero, una vera “favola nera”, proprio come l’ha definita lo stesso Ammaniti, in cui gli opposti di mito e realtà si fondono e dove il confine tra surreale e verità non è destinato a risolversi ma a coabitare, adombrando la prosa con un clima oscuro e arcano.
Lo stile si riconferma nella sua pienezza: una scrittura ormai cara ai suoi affezionati, capace di appassionare grazie ai suoi contrasti e ai continui giochi di toni, immagini e colori. In queste pagine si incontrano la concretezza – talvolta becera e grottesca – dell’età adulta e la tenerezza ingenua dello sguardo infantile, la commedia e il dramma, la verità e l’immaginazione. Un vero e proprio autoscontro di sentimenti, visioni e desideri da cui scaturiscono, insieme, perdita e conquista nonché la nascita di una nuova consapevolezza. In quest’opera Ammaniti pone in asse crudo realismo e dimensione mitologica restituendo al lettore un’esperienza intensa il cui finale riporta, per qualche istante, alle spaventose paure dell’infanzia.
Una lettura che celebra l’età della terra di mezzo tra infanzia e adultità, e che scorre via veloce, naturale, come il respiro.
“Il custode” di Niccolò Ammaniti, edizioni Einaudi. Libri e Pensieri



