“Cartella clinica” di Serena Vitale: diagnosi e silenzi dentro la pratica psichiatrica di un’epoca
“La schizofrenia non è un’influenza: «Ieri ho preso freddo, oggi ho la febbre». È un tragico addio alla realtà di cui va rispettato il mistero.”

Pubblicato nel 2025, “Cartella clinica” è molto più di un romanzo, è una rigorosa indagine sulla malattia, sulla memoria e sulle zone d’ombra di una storia familiare. Al centro del racconto c’è la morte di Rossana Vitale, sorella maggiore dell’autrice Serena Vitale, avvenuta nel settembre del 1961 presso l’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma, dove era ricoverata.
“«Hanno telefonato. Rossana è morta.» […] Dopo uno o due giorni mio fratello volle assistere all’autopsia: «Aveva gli organi interni più piccoli del normale».”
Rossana, brillante e promettente pianista, internata come paziente psichiatrica affetta da schizofrenia, muore improvvisamente a soli diciassette anni; un decesso le cui cause restano, tuttora, misteriose e inspiegabili. Serena, che all’epoca ne aveva tredici, a distanza di anni torna su quella vicenda con un preciso sguardo volto a restituire il peso di un silenzio durato decenni. È proprio da quel vuoto – fatto di reticenze, imbarazzi e verità mai affrontate – che nell’autrice nasce il bisogno di comprendere e divulgare l’esperienza di Rossana e dei suoi cari.

Con tenacia e ardore, Vitale ricostruisce la storia della propria famiglia cercando di rintracciare le origini e l’evoluzione del disturbo psichico della sorella. Rammenta le dinamiche affettive, la comparsa delle prime ossessioni, davanti a uno specchio che mai riusciva a soddisfarla, ma anche le reazioni dei familiari e le risposte – spesso insufficienti, ambigue o violente – delle istituzioni sanitarie dell’epoca.
“Nell’aprile del ’58 cominciò a guardarsi allo specchio con insistenza, preoccupata di avere gli occhi storti.”
Il risultato è un memoir intenso, in cui i ricordi dell’infanzia si accavallano ai documenti clinici, interessanti allegati riportati nella loro forma originale che donano alla narrazione un carattere di storica testimonianza. Una piccola ma grande opera che si esprime come atto d’accusa, e anche d’amore, come personale gesto di scuse.
Con una prosa asciutta, essenziale e, proprio per questo, incisiva, l’autrice riesuma e dialoga con referti medici, frammenti di memoria, fotografie di casa e materiali d’archivio alternandoli in un racconto che non cerca consolazione ma consegna verità, criticità, vissuto e tragedia. Emerge così non solo il dramma privato di due sorelle, ma anche un triste ritratto della psichiatria italiana del dopoguerra, tra pratiche terapeutiche invasive e derive disumanizzanti, fino all’abisso della lobotomia.
“Cartella clinica” è un libro coraggioso, scritto con una misurata lucidità che rivela una sotterranea partecipazione emotiva. È insieme un’indagine e un commiato: una lettera d’amore, un addio adulto che prova a restituire voce e dignità a Rossana Vitale: una di quelle anime dalle stanze inaccessibili, rimasta troppo a lungo ai margini, sospesa tra incomprensione e memoria; nonché vittima di un primitivo sistema di cura psichiatrica di cui oggi ne conserviamo la vergogna.
“La schizofrenia non è un’influenza: «Ieri ho preso freddo, oggi ho la febbre». È un tragico addio alla realtà di cui va rispettato il mistero.”
Una lettura di memoria, dolore, verità e tragedia.
“Cartella clinica” di Serena Vitale, edizioni Sellerio. Libri e Pensieri



