Vlad, il figlio del drago di Luca Arnaù: le sanguinose origini di Dracula

Dracula, il vampiro, il mito più antico e sanguinario che affonda le origini in un personaggio storico controverso e per questo così affascinante. Lo stesso autore afferma come le versioni del mito di Vlad siano molto diverse a seconda del posto del mondo in cui la storia viene raccontata: “Perché, per il suo popolo – per la gente di Romania – Vlad è, al contrario, un eroe romantico, un condottiero senza paura capace di difendere la sua terra dagli ottomani per anni?”.
Con Vlad, il figlio del drago, le cronache di Dracula, Luca Arnaù, sceglie di raccontare il principe di Valacchia non ancora vampiro della tradizione gotica, ma ragazzo fatto di emozioni, orgoglio e ferite.
Il progetto di una trilogia tra mito e storia

La storia prende avvio a Edirne, 1445, nel cuore dell’Impero Ottomano. Il giovane Vlad, figlio del voivoda Vlad II Dracul, è tenuto in ostaggio alla corte del sultano Murad II insieme al fratello Radu. Tra torture e umiliazioni, cresce in lui la scintilla che lo trasformerà in un simbolo di resistenza, ma anche di crudeltà.
Arnaù evita la via del romanzo gotico e si muove nel romanzo storico, dove la componente del mito dell’ impalatore è un’eco ancora lontana. L’autore ricostruisce il mondo balcanico del XV secolo con cura: ambienti, usanze, tensioni politiche ,ma soprattutto con ritmo incalzante.
Il tono è visivo, quasi cinematografico, e alterna introspezione e azione senza disperdere il filo della trama. La scrittura asciutta, guadagna in pathos quando si concentra sull’identità del protagonista, rendendolo affascinante quanto il mito che si porta dietro. Vlad in questo primo romanzo è un giovane che cerca di comprendere se il male sia eredità o scelta.
Le atmosfere il vero punto di forza
Ciò che incolla alle pagine è l’atmosfera in cui si muovono i personaggi: si percepisce il peso delle catene, la paura della corte, l’eco delle battaglie. L’autore riesce a trasmettere al lettore un punto di vista completo sulla società in cui si muove Dracula, contestualizzando il personaggio e rendendolo profondamente realistico.
Nonostante le 391 pagine, avrei voluto che alcuni personaggi secondari, figure femminili e comprimari che restano in penombra fossero stati maggiormente indagati, per alcuni spero che abbiano un ruolo maggiore nei prossimi volumi.
Talvolta la narrazione si concede qualche impennata melodrammatica che stempera la verosimiglianza storica. Ma il romanzo regge fino all’ultima pagina e lascia la voglia di andare avanti con la trilogia: è solido, ben ritmato e coerente nel suo impianto.
In un panorama editoriale dove il vampiro e soprattutto Dracula, è stato reinterpretato in ogni chiave, dal grottesco al romance, Arnaù sceglie la via più difficile: spogliarlo del soprannaturale per ritrovare l’uomo dietro il simbolo. E l’impresa è riuscita.
L’autore
Genovese di nascita e milanese d’adozione, è un giornalista, direttore di riviste e agenzie di stampa. Ha diretto testate storiche quali «Eva 3000», «Vip», «Ora», «Di Tutto», «Nuova Epoca», «Top Salute», «Corona Star’s». Attualmente lavora come autore di cinema, documentari e serie TV. Ha girato La banda del Buffardello e Il manoscritto di Leonardo da Vinci, il suo primo film come sceneggiatore. Ha fatto il ghost writer per molti VIP e ha scritto racconti sotto pseudonimo.
“Vlad, il figlio del drago. Le cronache di Dracula” di Luca Arnaù_Mursia Editore_ Pagine 408_ 18,00 euro. Recensione a cura di Morena Di Giulio per Lib(e)ri di leggere.



