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“Radici – Il cammino di Vavilov” di Simona Duci, un futuro che potrebbe essere il nostro.

C’è una scena, nella storia vera che ispira questo romanzo, che varrebbe da sola un libro intero, qui invece serve per comprendere il romanzo che abbiamo tra le mani. Leningrado, 1941, assedio nazista. Gli scienziati Istituto di botanica applicata scelgono di morire di fame piuttosto che mangiare i semi che custodiscono. Non è una metafora. È quello che è successo davvero. Simona Duci parte da qui, da questa storia dimenticata, e costruisce il suo romanzo d’esordio come se volesse restituirle il posto che merita nella memoria collettiva.

Un futuro lontano ma non impossibile

Il risultato è un romanzo distopico ambientato nel 2050, che funziona proprio perché il suo cuore batte nel passato reale. Nikolaj Ivanovič Vavilov, botanico sovietico, raccoglitore di oltre 250.000 campioni di semi, perseguitato da Stalin e morto in carcere nel gennaio 1943, non è un personaggio inventato. È una figura storica documentata, e l’autrice gli dedica una nota biografica rigorosa che apre il volume, quasi a dire: prima di entrare nella finzione, sappiate che questa parte è vera.

La Duci sa dove mettere le mani, e si vede. Giornalista e documentarista, ha partecipato in prima persona alla spedizione scientifica internazionale Eden Forever in Kirghizistan, dedicata alla tutela del Malus sieversii, il melo selvatico progenitore di tutte le varietà di mela oggi esistenti. Da quell’esperienza nasce il libro, e dalla pagina trasuda la conoscenza diretta del territorio: le montagne del Tien Shan, il lago Songköl a 3000 metri, la foresta di Kara Alma nei pressi di Jalal-Abad, la steppa percorsa dai kavun, il popolo nomade che custodisce gli alberi leggendari. Non sono cartoline, sono luoghi che l’autrice ha calpestato.

Un viaggio che coinvolge il lettore

Il gruppo di protagonisti (un ex capitano di marina diventato botanico, una giornalista d’inchiesta, un pilota spregiudicato e un hacker) attraversa fisicamente questo paesaggio in una missione che sa di thriller e di avventura, inseguiti dai mercenari di una multinazionale senza scrupoli che vuole impossessarsi dei semi per controllare la produzione alimentare mondiale. Il ritmo è sostenuto per tutte le 252 pagine, costruito su 41 capitoli che si chiudono quasi sempre su una tensione aperta. La scrittura è diretta, cinematografica, con dialoghi che muovono l’azione senza appesantirla.

Ma ciò che distingue “Radici” da molti romanzi di genere è lo strato scientifico che scorre sotto la superficie. La flora citata è reale e catalogata nel testo “Armeniaca vulgaris, Quercus robur, Pyrus turkestanica“. Le domande che il libro pone sulla biodiversità agricola, sulla resistenza genetica delle specie primigenie, sul legame tra semente e sovranità alimentare sono il motore profondo della storia.

“Radici” è un romanzo che intrattiene, ma lascia anche qualcosa. La storia di Vavilov e dei suoi colleghi morti di fame per proteggere un archivio di semi meritava di uscire dai libri di botanica ed entrare in quelli di narrativa. Simona Duci lo ha fatto, con rigore e con slancio.

Radici_Il cammino di Vavilov” di Simona Duci_ Arpeggio Libero Editore _ Recensione a cura di Morena Di Giulio.

Morena Di Giulio

Morena Di Giulio è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio, blogger e beta reader. Dal 2022 è Redattrice di The Book Advisor, portale dedicato ai libri e alla lettura, dove gestisce la rubrica "Lib(e)ri di Leggere" Scrivimi a [email protected]

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