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“La Città del Fumo” di Can Xue: l’arte del racconto onirico

Trama

I racconti di questa raccolta, scritti a partire dal 1991, mettono in scena mondi paralleli dalla natura meravigliosa, spesso ineffabile, in cui i personaggi si confrontano costantemente con l’enigma e la sorpresa.

In una storia, per esempio, la narratrice parte alla ricerca di un fratello minore del quale non ha più notizie, e che sembra non volersi far trovare, mentre in un’altra l’arrivo di una donna misteriosa altera i desideri degli uomini del posto, sovvertendo le abitudini di sempre. A volte il vero protagonista è il paesaggio, come nel racconto che ha al centro un luogo agognato, ma forse chimerico, in cui fa caldo e c’è alcol da bere, in una città mineraria dove la vena di carbone si è ormai esaurita.

Tra individui che si abituano a vivere in una quotidianità avvolta dal fumo dove tutti i contorni sono confusi e un villaggio che viene invaso da pietre che spuntano dal terreno, mentre una vecchia cicala guida il canto estivo dei suoi simili e presto si smembra, per reincarnarsi in una nuova ibrida creatura, i confini tra la vita e la morte si fanno sempre più labili e incerti, e il mistero regna sovrano.

La città del Fumo di Can Xue: recensione

La città del fumo conferma Can Xue come una delle voci più radicali e perturbanti della narrativa estera contemporanea. In questa raccolta l’autrice cinese costruisce universi che sembrano sfiorare la nostra realtà solo per dissolverla, lasciando al lettore una sensazione costante di disorientamento. Ombre che si spostano ai margini della percezione, pietre che affiorano misteriosamente dal terreno, cicale che si smembrano e si ricompongono in forme ibride: qui l’ineffabile è la norma, e l’inquietudine il vero motore della narrazione.

Can Xue costruisce scheletri di storie, racconti che sono porzioni di universo incompiuto, regalando a noi lettori una visione parziale e straniante che siamo chiamati a completare a completare – o a lasciare irrisolta. La scrittura è onirica, fumosa, priva di ancoraggi alla struttura narrativa occidentale.

Frammenti. Suggestioni: Una sorta di illeggibilità consapevole che rende il libro sublime.

La sensazione è quella di osservare una foto in dissolvenza. Si intravedono forme, dettagli, una parvenza di coerenza che però si sfalda non appena si cerca di afferrarla. Una donna cerca un fratello che non vuole essere trovato. Un musicista funge da ponte tra i vivi e i morti. Una città si abitua a vivere immersa nel fumo. Un villaggio viene invaso da pietre che crescono spontaneamente dal suolo. Ogni racconto è un tassello che non compone mai un quadro, ma solo la percezione sfuggente di un insieme che ci supera.

I suoi riferimenti sono dichiarati: Kafka, Borges, Dante. Ne deriva una scrittura che riflette una cultura stratificata, capace di tenere insieme filosofia e simbolismo, incubo e allegoria. La Cina che emerge da queste pagine è una terra immobile e molteplice, arcaica e postmoderna, abitata da figure che sembrano sogni malriusciti della storia. Non c’è mai un’identità definita, né una direzione netta. Ci si muove in un mondo in cui la logica si è sciolta, lasciando spazio al presagio e al trauma.

Leggere La città del fumo significa attraversare una letteratura esperienziale, che più che spiegare, chiede di essere vissuta. Non ci sono chiavi di lettura immediate, e forse non ci sono chiavi affatto. Ma ciò che resta – dopo l’ultima pagina – è una vibrazione profonda, una domanda che si insinua e non trova risposta. Una letteratura che non consola, ma che resta impressa come un sogno inquieto. Menzione speciale al magistrale lavoro di traduzione di Maria Rita Masci che riesce a rendere evocative immagini che provengono da un mondo a noi lontano.

Per chi cerca qualcosa di diverso, per chi non teme l’indecifrabile, per chi sa che ci sono narrazioni che non devono per forza farsi capire, ma solo essere attraversate.

L’autore

Can Xue, pseudonimo di Deng Xiaohua, è nata a Changsha nel 1953. È una delle voci più acclamate della letteratura cinese contemporanea. Dopo aver svolto diversi lavori, tra cui l’operaia, l’insegnante e la sarta, verso la metà degli anni ottanta ha iniziato a dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. La sua produzione include racconti e romanzi d’avanguardia, ma anche volumi di critica letteraria. Ha studiato con particolare attenzione le opere di Dante, Kafka e Borges. Riconosciuta dalla critica internazionale come un’esponente di spicco della letteratura sperimentale e tradotta in molte lingue, ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo. Nel 2016 è arrivata in finale al Neustadt Prize, mentre nel 2019 e nel 2021 è stata candidata all’International Booker Prize.

La città del Fumo, Can Xue, traduzione Maria Rita Masci Pagine 224 _ 18,00 euro. Recensione a cura di Morena Di Giulio per Lib(e)ri di leggere

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Morena Di Giulio

Morena Di Giulio è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio, blogger e beta reader. Dal 2022 è Redattrice di The Book Advisor, portale dedicato ai libri e alla lettura, dove gestisce la rubrica "Lib(e)ri di Leggere" Scrivimi a [email protected]

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