“La bugia dell’Orchidea” di Donato Carrisi: il ritorno del Maestro del Thriller

C’è qualcosa, nel nuovo libro di Donato Carrisi: La bugia dell’Orchidea, che mi ha sfiorata più da vicino del previsto. Lo capisco quasi subito. Mentre avanzo tra le pagine, la distanza fra chi legge e chi vive la storia si assottiglia: Carrisi e la voce narrante sembrano confondersi, e io decido di seguirli senza opporre resistenza. È come se mi stesse chiedendo di lasciar mescolare tutto, autore, personaggi, finzione, realtà.
A un certo punto mi sorprendo a dubitare della natura stessa del romanzo. Apro il telefono, cerco informazioni, confronto dettagli, come se davvero potessi trovare un riscontro al di fuori delle pagine. Mi chiedo se dentro questa storia ci sia un nucleo di verità, qualcosa che non vuole restare confinato nella fiction. È un sospetto leggero all’inizio, una piccola fessura. Poi si allarga.
Quando arrivo a metà libro, la sensazione è diventata certezza. Carrisi mi sta portando in una direzione precisa. Non forza la mano, non scardina nulla: mi guida, con la calma di chi sa già dove stiamo andando. E io lo seguo, perché sento che vuole mostrarmi qualcosa che che devo intuire da sola.
In questo modo la storia acquista un peso diverso. La struttura rapida, i capitoli serrati, i piccoli dettagli ripetuti con insistenza sembrano creare una specie di codice sotterraneo. Non tutto si chiarisce, alcune tracce si interrompono, ma il percorso non perde la sua forza. Carrisi lascia in sospeso alcune risposte, perché il lettore possa decidere cosa farne.
E quando arrivo all’ultima pagina, ho la sensazione che il racconto continui anche fuori dal libro. Sento che mi è stata consegnata una verità che non sta nero su bianco, che richiede uno sguardo più coraggioso. Il mistero del casale rosso sembra ancora lì, a portata di mano, come un enigma che potrei risolvere se davvero volessi affrontarlo.
Alla fine resta questo: un filo sottile che continua a tirare, una curiosità che non si spegne. Donato Carrisi costruisce un thriller che accompagna il lettore oltre la storia, insinuandogli il dubbio che alcune ombre appartengano al libro… e altre, invece, a chi lo legge.
L’autore
Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo –, Il gioco del suggeritore, La casa delle voci, Io sono l’abisso – da cui ha tratto il film omonimo – , La casa senza ricordi, La casa delle luci, L’educazione delle farfalle, La casa dei silenzi ed è autore della favola dark Eva e la sedia vuota. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie.
“La bugia dell’Orchidea e” di Donato Carrisi_Longanesi Editore_ Pagine 400_ 23,00 euro. Recensione a cura di Morena Di Giulio per Lib(e)ri di leggere.




