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“La scoperta della currywurst” di Uwe Timm: recensione libro

Se lo trovate nello scaffale dei libri da cucina, magari di fianco a quelli di Alessandro Borghese, assegnate un pessimo voto alla libreria e ribaltate il libraio invece del risultato. Poi prendete il libraio per un orecchio, il libro senza fargli orecchie, e riportate entrambi nello scaffale dei romanzi storici o della narrativa straniera.

La scoperta della currywurst di Uwe Timm

Gli amici librai perdoneranno lo scherzo… o almeno spero, resto a disposizione per una robusta tirata d’orecchie.

È che a volte i titoli portano fuori strada, a volte fuori scaffale. Del resto non me ne vogliano i berlinesi e gli amburghesi, ma, come madeleine, una soffice barchetta che naviga in un mare di burro pare decisamente più poetica di un würstelone di vitello che naviga nel pomodoro, nel ketchup e nel curry. Anche se gli esperti di Marcel Proust adombrano dubbi sul fatto che la madeleine de La Recherche fosse simile a quella che acquistiamo oggi negli autogrill… ma questa è un’altra storia. Torniamo invece a uno dei capolavori di Uwe Timm, tra i protagonisti del Gruppo 67, scrittore accostato spesso a Günter Grass uno dei più noti dei fratelli letterari maggiori, quelli del Gruppo 47, e a Heinrich Böll, altro 47, visto che il nome della protagonista di Timm ci riporta a quello di “Foto di gruppo con signora “, Leni Gruyten, meravigliosa figura di donna, plasmata dalla guerra, mai piegata dalla guerra, indimenticabile fenice pronta a rinascere dalla cenere e dalla polvere delle rovine.

D’accordo, smetto di dare i numeri, ma vi autorizzo a tentare l’ambo, se, come direbbe Pynchon, amate “L’incanto del lotto 49”.

Il cibo è vita, inevitabile, quindi, che gli accostamenti che seducono le nostre papille facciano scarpetta nella storia e testimonino sofferenze, necessità, inventiva e capacità di umana, e in alcuni casi sovrumana, resilienza (lo so, è una vocabolo orrendo, ma volevo vedere cosa si prova a usarlo, visto che ormai lo fanno tutti: rilascerà endorfine? …no, niente endorfine! …peggio del gesso nuovo sulla lavagna! …giuro, non lo faccio più!). Andiamo avanti, se poi c’è di mezzo una guerra, l’inventiva è fortemente condizionata dalle esigenze delle tessere annonarie e da quelle altrettanto rigide della borsa nera.

Non vi inquietate per la chilometrica premessa, è per abituarvi alle numerose divagazioni della narratrice, tanto poi sapete che le anticipazioni sulla trama ve le dispenso in centimetri. Allora, in centimetri: ad Amburgo, aprile 1945, manca poco alla fine della guerra, il führer si apparecchia il suicidio in grande stile, gli inglesi e russi si apparecchiano l’ingresso da vincitori in città. La povera Lena, invece, apparecchia poco e si arrangia con il baratto, valuta corrente con quotazioni tanto volatili quanto precise, per nutrire e trattenere l’uomo che si è affacciato imprevisto nella sua vita, o forse sarebbe meglio dire imboscato…

Il resto scopritelo voi, ma non prendete sottopagina questo libro, un rutilante caleidoscopio di riferimenti e citazioni: un viaggio letterario che si snoda da “Le mille e una notte” a Omero. Figure femminili che tessono la tela e altre che trattengono Ulisse coi loro sotterfugi, fanno capolino dall’estetica del quotidiano, fatta di oggetti usuali eppure totemici, per consegnarci un piccolo capolavoro e farci venire voglia di scoprire le altre opere di Uwe Timm, pubblicate da Sellerio e Mondadori, che vanno a comporre un prezioso quadro storico della Germania del Novecento.

Il libro in libreria e il vassoietto della currywurst nella differenziata, grazie!

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“La scoperta della currywurst” di Uwe Timm, edizioni SellerioI libri di Riccardo

Riccardo Gavioso

Nasce a Torino nel 1959, dove si laurea in Giurisprudenza. Ma ormai incerto su chi fossero i buoni e i cattivi, e pur ritenendo il baratto una forma di scambio decisamente più evoluta del commercio, da allora è costretto a occuparsi di quest’ultimo. Inevitabile, quindi, che l’alienazione professionale lo spinga tra le braccia di una penna e che la relazione, pur tra alti e bassi, si protragga per diversi anni. Poi, deluso in egual misura da quel che si pubblica e da quel che non si pubblica, smette di scrivere narrativa e si occupa di giornalismo collaborando con diverse testate di rilievo e creando un blog che arriva a incuriosire diecimila lettori al giorno. Torna alla narrativa con Arpeggio Libero con cui pubblica attualmente. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi racconti. Nel 1997 è stato finalista al Premio Internazionale di Narrativa “ Il Prione ”.

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