“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi: il romanzo cult che dopo 30 anni insegna ancora come ci si salva la vita

Enrico Brizzi (1974) è uno scrittore bolognese, amante della montagna, delle camminate e della natura. Si è laureato al Dams. Con questo romanzo si è fatto conoscere dal grande pubblico (il libro è stato tradotto in 24 paesi), ma l’autore non ha deluso mai neanche nei libri successivi, nonostante siano meno famosi. Bologna fa sempre da sfondo e talvolta diventa protagonista degli scritti di Brizzi con descrizioni, aneddoti, personaggi locali. Alcuni maligni dicono che Brizzi viva di rendita con questo libro e che non si sia più ripetuto. In realtà ha dato segno nei libri successivi di essere prolifico, di puntare sulla qualità, di essersi evoluto culturalmente e spiritualmente: Jack Frusciante è un libro giovanilista e non si può fare i giovani per tutta la vita. Ho letto altri libri e sono stati sempre piacevoli. Leggendo questo libro ci si può far trasportare dalla fantasia e ci può sembrare di camminare sotto i portici bolognesi insieme allo scrittore, ma questo romanzo è anche un tuffo al cuore per chi ha vissuto gli anni Novanta e vuole ricordarli. Oppure quest’opera è anche un modo per far conoscere ai giovanissimi come vivevano e i miti in cui credevano i loro genitori della generazione X.
TRAMA E COMMENTO
“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” è un romanzo generazionale, pubblicato nel 1994. Innanzitutto il titolo è dovuto al fatto che Frusciante dei Red Hot Chili Peppers lasciò il gruppo. Il romanzo non è ideologico e sessuale come “Porci con le ali”. Non è trasgressivo come “Altri libertini” di Tondelli, anche se Enrico Brizzi riconosce nello scrittore di Correggio un maestro. Pur avendo anche come punto di riferimento “Il giovane Holden” non è presente in questo romanzo il tour de force del gergo giovanile presente nell’opera di Salinger. Il protagonista Alex è un diciassettenne che frequenta un liceo classico bolognese e si innamora di Adelaide, che però non lo ricambia, anche se tra di loro nasce una tenera amicizia. La ragazza in questione è troppo presa dall’ansia di futuro, dovrebbe andare a studiare in America, non vuole impegnarsi, vuole essere libera e allo stesso tempo non vuole illudere nessuno. Mentre Alex è alle prese con la sua prima delusione sentimentale, si suicida un suo amico, più benestante di lui, più svogliato negli studi e più nichilista. Il suo amico era pieno di ragazze e di amici, era un assiduo frequentatore di discoteche, ma al suo funerale ci sono poche persone perché quel popolo della notte, quegli amici della fauna notturna non lo hanno accompagnato per l’ultimo viaggio e questa è una constatazione di fatto molto amara per il protagonista, che vuole dirci che il sesso facile e il divertimento sfrenato non sono sinonimi di amore e amicizia veri. Il romanzo è colmo di citazioni postmoderne, molto spesso ludiche. Non voglio spoilerare ulteriormente. Si tratta di uno dei libri più divertenti e spassosi degli anni Novanta in Italia. Lo scrittore dimostra di essere raro e prezioso, ovvero dimostra di essere un uomo che tratta dei sentimenti senza sentimentalismo ma a ciglio asciutto e al contempo dimostra di saper trattare il rapporto tra uomo e donna senza volgarità, che è praticamente inesistente in questo libro.
Brizzi irrompe nel mondo della narrativa con freschezza, originalità, talento. Di solito gli scrittori italiani si perdono nelle descrizioni ossessive o nelle narrazioni minuziose: Brizzi giovanissimo riesce a dosare sapientemente, con maestria, narrazione e descrizione. Pensate che il libro ha venduto più di un milione di copie e persino Umberto Eco lo ha trattato in una sua Bustina di Minerva. Prima di acquistarlo avevo sentito parlare Brizzi al Maurizio Costanzo Show e mi aveva incuriosito. È sicuramente stato molto furbo, intelligente e capace Brizzi ad aver trasformato una cocente delusione amorosa in un libro. Tuttavia il romanzo, anche se mischia cultura bassa e cultura alta, non è commerciale o quantomeno non è stato scritto con l’intento di farne un best seller. Forse l’autore voleva solo scrivere un libro non noioso. Comunque sia, Brizzi ha avuto il merito di scrivere un libro che meglio di molti altri rappresenta la generazione X italiana. Per il suo secondo libro “Bastogne” Brizzi è stato considerato uno dei Cannibali, etichetta che non va a genio allo scrittore bolognese. A mio avviso Brizzi ha dato il meglio di sé finora proprio con questo romanzo tardoadolescenziale. In questo libro è rappresentata a mio avviso la generazione X nella sua totalità, perché in ogni generazione c’è del buon vino, come scritto nel Talmud, mentre nei romanzi di Isabella Santacroce vengono scandagliati solo gli aspetti degenerativi e le dinamiche autodistruttive dei giovani degli anni Novanta.
Molto azzeccata la scelta di mettere in copertina una bicicletta scassata, come a voler rappresentare una storia giovanile qualsiasi tra persone comuni. In parte mi ricorda anche il film Ovosodo, seppur ci siano delle differenze e nessuno abbia copiato da nessuno. Brizzi colpisce per il suo modo delicato e ironico di raccontare una vicenda adolescenziale agrodolce, ma colpisce anche per le sue sentenze e il fatto di non guardare in faccia nessuno: così scrive a proposito di Adelaide che sono le albechiare che ti fregano e a proposito del cattolicesimo scrive che sono le persone che si mettono in prima fila in chiesa a rovinare la religione cristiana, attaccando quindi frontalmente il perbenismo e la vuota apparenza. Insomma un libro non pretenzioso ma ben scritto, che merita il successo che ha avuto. Un libro quindi da leggere a tutti i costi. È in definitiva un romanzo che punta sulla leggerezza, ma che fa anche riflettere.
“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi, edizioni Mondadori.




