“I convitati di pietra” di Michele Mari: non perdersi di vista a nessun costo

Con il suo consueto humor nero molto britannico, Michele Mari offre al pubblico il romanzo vincitore del Premio Strega 2026, la cui trama sembra già scritta per una trasposizione cinematografica: appare semplice e lineare, per poi evolversi in qualcosa di più complesso man mano che scorrono le pagine. Tutto inizia nel 1975 durante la prima cena dopo la maturità di una classe di liceo classico, la III A, un anno dopo aver sostenuto gli esami.
Per non perdere del tutto i contatti e avere una scusa per continuare a vedersi, qualcuno propone una specie di fondo, sovvenzionato dall’erogazione di una quota annuale, che verrà in seguito suddivisa tra i tre ultimi sopravvissuti della classe.
Col trascorrere degli anni, il pensiero della “riffa” genererà tensioni, discussioni, allontanamenti e alleanze inattese, tirando fuori dagli ex ragazzi, cresciuti diventando a volte ciò che ci si attendeva e a volte qualcosa di del tutto diverso, il meglio e il peggio, ponendo l’accento sulle paranoie, le paure e le passioni (confessate o meno) di tutti loro, compreso chi, fin dall’inizio, cerca di tenersi al di fuori del meccanismo.
La domanda intrinseca che scaturisce dalla lettura di questa tragicommedia è: fino a che punto saresti disposto a spingerti per vincere?
Il libro, disponibile anche in edizione digitale, è edito da Einaudi.



