“Confessione di un boia” di Francesco Barilli: la disumanità della pena di morte

La pena di morte in Italia non esiste più, dato che fu abolita nel 1899 dal codice Zanardelli. Eppure, basta guardare un po’ più lontano dai nostri confini nazionali per capire quanto sia una questione ancora drammaticamente attuale: secondo i dati raccolti da Amnesty International nel 2025 almeno 2.707 persone sono state messe a morte in 17 Paesi, il numero più alto registrato dal 1981 e il 78% in più rispetto al 2024. Numeri che raccontano di governi che ancora continuano a utilizzare la pena capitale come strumento di controllo e di paura e, soprattutto, di un’idea distorta di giustizia che arriva finanche a legittimare l’uccisione.
Ed è da qui che, inevitabilmente, parte la riflessione dopo aver letto Confessione di un boia di Francesco Barilli.
Il romanzo è ambientato in un’Italia del futuro in cui la pena di morte è tornata a essere legge e ci mette davanti alla confessione di un uomo che per tutta la vita ha fatto il boia: paradossalmente, non è un assassino, almeno secondo la legge, perché è un uomo che ha semplicemente eseguito ciò che lo Stato gli chiedeva di fare, cioè uccidere. E, forse, è proprio questo uno degli aspetti più inquietanti del libro, perché il boia di Barilli sembra essere un uomo qualunque, che ha semplicemente svolto il proprio lavoro, lasciando decidere allo Stato cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Ma attraverso la sua confessione le assolute certezze su cui aveva costruito la propria esistenza iniziano gradualmente a sgretolarsi, lasciando emergere tutte le contraddizioni di un sistema che non fa giustizia, ma che finisce per legittimare qualcosa di profondamente disumano.
“Di tutti i crimini contro l’umanità la guerra e la pena di morte sono i peggiori. Sono gli unici spacciati per giustizia”.
Questa citazione, a mio avviso, è quella che più di tutte racchiude il senso del libro, perché Confessione di un boia non parla soltanto della pena di morte, ma anche di vendetta che si traveste da giustizia, della paura che diventa consenso e di quanto sia facile, in tempi difficili, convincersi che per difendere la società sia necessario rinunciare a una parte della propria umanità.
“Confessione di un boia” di Francesco Barilli, edizioni Momo.



