Nell’illusione di un sogno, a volte, trovi la verità. Soffri e taci per ciò che vedi. Le immagini somigliano ad passato che non conosci, eppure ti appartengono quasi fossero una sorta di eredità dei racconti di famiglia, senza i quali non avresti conosciuto, per sentito dire, nomi vissuti nel silenzio ed al chiuso dalle sollecitudine della vita.

In Quello che so di te di Nadia Terranova assorbi il silenzio di Venera, la bisnonna della scrittrice, internata nel manicomio di Messina nel 1928. Per tutti è pazza, per la famiglia e per i medici. Il silenzio su questo fatto riguarda solo Venera, gli altri sussurrano racconti smozzicati sulla nonna muta dal “mussu cuciutu”. A toglierle la parola sono stati il manicomio e un dolore enorme: la perdita della sua bambina. La storia di Venera riguarda sia le donne che gli uomini della famiglia. Di padri che si spaventano dinanzi all’ingestibile, che fuggono e che si perdono. La scrittrice varca la soglia dove la bisnonna è stata internata e cerca un varco tra i ricordi tramandati, tra l’invenzione e la realtà, tra i responsi della psichiatria e i racconti della famiglia. Le cose non sempre sono come sembrano.
Il romanzo è intimo, toccante, emotivo. La narrazione diventa un alito di vento che ti spinge finanche dove non riusciresti ad andare. La scrittura è portentosa.
Vieni a parlare di libri con tutti noi nel gruppo Facebook The Book Advisor
Per altri consigli sui libri da leggere potete ascoltare le audio recensioni di The BookAdvisor qui.
“Quello che so di te” di Nadia Terranova, edizioni Guanda. Dream Book.




