Dream Book

“Quello che so di te” di Nadia Terranova: recensione libro

Nell’illusione di un sogno, a volte, trovi la verità. Soffri e taci per ciò che vedi. Le immagini somigliano ad passato che non conosci, eppure ti appartengono quasi fossero una sorta di eredità dei racconti di famiglia, senza i quali non avresti conosciuto, per sentito dire, nomi vissuti nel silenzio ed al chiuso dalle sollecitudine della vita.

Quell’illusione sarebbe lo specchio della propria paura, delle proprie cadute, che dominano il tremito della follia. Nelle distanze generazionali di famiglia vengono richiamati alcuni gesti o comportamenti che portano alla memoria ciò che è stato e che è stato addirittura volutamente dimenticato finanche per vergogna. Abbassi gli occhi, avverti il senso di colpa e respiri il fiato che manda lo sguardo di chi si è visto internato a causa di un dolore grande, che gli ha tolto la fame e la parola. L’apatia, il malumore, il pessimismo, tanti termini per una sola parola, depressione, confusa per pazzia. Non si dà tempo al recupero di un lutto che risucchia ogni fibra della volontà di continuare ad esserci come prima, non sei più lo stesso. E diventi solo l’involucro della tua stessa figura. Assente, distante, lontana.

In Quello che so di te di Nadia Terranova assorbi il silenzio di Venera, la bisnonna della scrittrice, internata nel manicomio di Messina nel 1928. Per tutti è pazza, per la famiglia e per i medici. Il silenzio su questo fatto riguarda solo Venera, gli altri sussurrano racconti smozzicati sulla nonna muta dal “mussu cuciutu”. A toglierle la parola sono stati il manicomio e un dolore enorme: la perdita della sua bambina. La storia di Venera riguarda sia le donne che gli uomini della famiglia. Di padri che si spaventano dinanzi all’ingestibile, che fuggono e che si perdono. La scrittrice varca la soglia dove la bisnonna è stata internata e cerca un varco tra i ricordi tramandati, tra l’invenzione e la realtà, tra i responsi della psichiatria e i racconti della famiglia. Le cose non sempre sono come sembrano.

Il romanzo è intimo, toccante, emotivo. La narrazione diventa un alito di vento che ti spinge finanche dove non riusciresti ad andare. La scrittura è portentosa.     

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“Quello che so di te” di Nadia Terranova, edizioni Guanda.  Dream Book.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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