“L’amore malfatto” di Giusy Sardella: una storia dalla forza impressionante

Alcune storie hanno una traccia silente nella costruzione di corpi e di nomi che necessitano di scoprirsi per capire sé stessi. Si deve attraversare il dolore per conoscere l’indirizzo di ciò che sarà dopo. La verità, a volte, arriva lenta e sfida lo sguardo della colpa. I segreti vanno protetti, nascosti e mai dimenticati. Sono brace che ricorda il patimento da sopportare. Il fuoco si spegne accettando quello che inquieta, disturba e spaventa gli altri. Il peso di essere diversi è una sventura che nessuno dovrebbe meritare. Rotolarsi nella disperazione aggiunge ulteriore dolore al danno.
I difetti che segnano la diversità spesso rappresentano l’algoritmo del disprezzo. Accettarli non è facile, viverli è ancora più difficile. Si è sempre attraversati dagli occhi della curiosità. La perniciosa attenzione crea, se pur sibilato, un brivido di paura. Allora ritirarsi dallo spasmodico interesse della gente, che vuol sapere quello che si nasconde dietro alle dicerie, appare la cosa più sensata. Eppure chiudersi nel mondo di dentro non può salvare nessuno. Le intenzioni, pur valide, sono un conto e la vita che scorre nel proprio corpo, nel proprio sangue, è un’altra. E non la si può blindare. Chiederà il perché e il per come. Esigerà risposte vivendi ciò che ha tenuto lontano.
In L’amore malfatto di Giusy Sardella conosci una storia dalle forti emozioni. A Petrara, un paese dell’Abruzzo, la guerra sembra lontana. È il 1943. Le famiglie cercano di campare come meglio possono e anche i Marchiselli fanno lo stesso. Mentre padre, madre e figlio maggiore sono nei campi, Angela e Nino passano le giornate in casa, l’una perché storpia e l’altro perché ancora piccolo e affetto da una malattia misteriosa che lo costringe a non uscire mai di casa. Zia e nipote osservano la vita dalla finestra. Un giorno Angela scorge Gaetano, che nonostante le difficoltà, inizia a corteggiarla da lontano. Lei, che non ha mai conosciuto l’amore, si fida e scende in strada, ma lui si rivela diverso da quello che pensava. Angela, così, resta profondamente ferita da quell’incontro. Il contatto fisico stabilitosi tra loro, però, cambierà per sempre la vita di entrambi portando nel cuore dei due una passione che si scontrerà con la vergogna e il pudore, la colpa e il desiderio. Quando la guerra arriva anche a Petrara, Nino per la prima volta scoprirà se stesso e Angela, sempre più preda di un’ossessione che sembra consumarla, dovrà scegliere se continuare a guardare il mondo dalla finestra o viverlo fino in fondo.
Il romanzo è potente. La storia ha una forza impressionante. La scrittura è ostinatamente bella. È la nicchia dentro cui rifugiarsi nell’imperfezione di ciò che si è a dispetto di quello che la società impone. L’intimità di un corpo, l’accettazione della propria diversità, la scoperta di quello che è rimasto inesplorato per costrizione e vergogna, sono il punto delicato su cui si tocca la separazione tra il sé e gli altri e la consapevolezza di essere come tutti.




