Pennellare la realtà, si può. Non si tratta di uno scarabocchio o di una colata di tinta per passare una mano di finzione. È la possibilità di abbellire la verità, specie quando è troppo forte da accettare. Se poi sei un bambino, l’etichetta della fantasia passa come necessaria per proteggerti da qualcosa che, inevitabilmente, ti investirà in pieno segnando anche gli anni a venire.

In La fabbricante di stelle di Mélissa Da Costa ti addentri nelle ferite di una donna che consegna una storia al proprio bimbo nella speranza che possa continuare a sognare, soprattutto quando lei non ci sarà più. Arthur ha cinque anni quando sua madre Clarisse gli rivela un gran segreto: a breve dovrà partire per un lungo viaggio con destinazione Urano. E lì, avrà il compito di disegnare le stelle che, notte dopo notte, illuminano l’universo. Clarisse usa questo espediente per spiegare al figlio il suo imminente distacco dalla vita. Una bugia meravigliosa che permette al bambino di sognare quando, attorno a lui, sguardi e sorrisi si spengono.
Il romanzo è toccante. La narrazione segue le pennellate di dolcezza per cucire ferite che restano per sempre. La scrittura emoziona.
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“La fabbricante di stelle” di Mélissa Da Costa, edizioni Rizzoli. Dream Book.




