L’apparenza dice una cosa e la verità un’altra. La prima si presenta senza sforzo ingaggiando la superficialità di pensieri, quelli di facciata. La seconda, invece, bisogna cercarla. Spesso è insabbiata, nascosta. L’apparenza depista la verità. Chi non si ferma alla sommaria realtà, sa che deve scavare a fondo per avere chiarezza dei fatti. Non è cosa facile.

In La banda dei carusi di Cristina Cassar Scalia entri nel vivo di un’indagine condotta dal vicequestore Vanina Guarrasi. Catania, 2017. Nel magazzino di un lido viene trovato il cadavere di un ragazzo, Thomas Ruscica. La vittima era uno dei “carusi” di don Rosario Limoli, parroco di frontiera che opera nel difficile quartiere di San Cristoforo. Thomas aveva cambiato vita, aveva tagliato i ponti con il passato problematico e con una famiglia pericolosa. Era determinato a cominciare da capo, in modo pulito, ad aiutare altri come lui. L’omicidio nasconde molte verità e mette in pericolo diverse vite. L’audacia di uomini, donne e ragazzi coraggiosi porta a fare quadrato su un caso difficile ed ingarbugliato.
Il romanzo è straordinario. La storia è una matassa di cose, dettagli, situazioni, ambientazioni, colpi di scena, che il lettore resta stordito per come si evolve la narrazione. La trama è ben costruita. Si respira, si vede e si sente tutto, anche profumi e sciabordio del mare. La prosa è brillante, ineccepibile.
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“La banda dei carusi” di Cristina Cassar Scalia, edizioni Einaudi. Dream Book.




