L’ambizione è una bella spinta. È la fucina in cui si impara a creare la propria persona. Il fuoco dei sogni, spesso, accende l’audacia nel mettere mano al proprio destino. Desiderare troppo è un conto, non accontentarsi mai è un altro. Impantanarsi in una accecante bramosia potrebbe rovinare il presente e disintegrare il futuro.

In Il ladro si scarabei di Vanessa Roggeri conosci la fame di riscatto, di ricchezza, di rivalsa sociale, di Antino. Cagliari, 1928. Il ragazzo, segnato da un’infanzia di stenti e di privazioni, è un majolu. Uno di quei giovani che per scappare dalla povertà prendono posto in città nelle dimore dei signori dove prestano i loro piccoli servigi in cambio di vitto e alloggio. Antino viene accolto da Italo Dejana, un imprenditore antifascista. Il majolu vuole a tutti costi far parte della famiglia, esserne l’erede, diventare quello che non potrebbe mai per nascita. È astuto, Antino, troppo. Raggira anche la sorte. Pur di prendere ciò che più brama non si fa alcuno scrupolo per assicurarsi il posto che crede di meritarsi. Anche andare oltre ogni limite del possibile e dell’immaginabile. Ma cade nello stesso fango da cui viene.
Il romanzo è potente. La storia è uno straordinario affresco di ambizione, di peccati, di fallimenti. La scrittura è una vertigine continua per quanto essa sia bella, portentosa e brillante. I personaggi sono ben strutturati. Anche quelli secondari hanno lo stesso valore dei principali. Il livello narrativo è così impattante che ogni cosa sembra delicata e il lettore non vuole sciupare nulla, neanche una virgola.
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“Il ladro di scarabei” di Vanessa Roggeri, edizioni Rizzoli. Dream Book.




