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“Angelina” di Ciriaco Offeddu: un romanzo di una potenza incredibile

Vivi nella colpa senza essertene macchiata. Il suo peso condiziona l’esistenza. I giorni sono la somma di tante sottrazioni. Vorresti cancellare quello che è successo, che ha segnato gli anni condizionando anche quelli a venire. Il tempo non fa sconti a nessuno, specie quando patisci un dolore troppo grande che non si stacca dal corpo, che resta e resiste nel testo della sofferenza.

La carità della negoziazione passa attraverso un lungo e difficile lavoro che fai con te stessa e gli esiti saranno incerti, da mettere in conto. Il momento della resa, dello sfinimento, arriva quasi sempre con la disperata preghiera di un sollievo che regoli il respiro. La vergogna ti toglie la forza. Oscura il bene, lo manifesti in silenzio senza slanci, senza parole. Hai subito il saccheggio della carne, violata da chi avrebbe dovuto proteggerti, guardarti con la fiducia dell’età. Gli orchi, però, si nascondono in casa. Te li ritrovi accanto nell’omertà della famiglia che si gira dall’altra parte per non vedere la depravazione che acchiappa piccole anime innocenti. Finisci così nella vergogna di una colpa che non ti appartiene, che ti segna a vita. Diventi sagoma. Un guscio nel quale ti rifugi. Scappi, perdi l’identità e la ritrovi, dopo molti passi e tantissima paura, grazie al senso dell’amore che nessuno ti ha insegnato, ma che hai dovuto cercare per sopravvivere alla colpa, al marchio che ha sfigurato l’infanzia.

In Angelina di Ciriaco Offeddu, edito da Bompiani, conosci una storia raccapricciante, di una perversione e di un dolore incredibile. Subito dopo la guerra, in Sardegna, una bambina di nome Assunta viene abusata dal nonno paterno. Le violenze sono ripetute, vanno avanti da anni, sino a quando undici anni dà alla luce una figlia, dalla quale viene subito separata. Il fatto è gravissimo. Assunta, da vittima, sente tutta la colpa su di sé. Le violenze, la gravidanza, la nascita della bambina, vengono taciute in famiglia. Silenzio assoluto. Ma in ospedale non si può fare finta di nulla. La storia porta a due narrazioni parallele: quella di Assunta, madre bambina, che mette un oceano intero tra sé e il passato ma poi sceglie di tornare sull’isola. E quella della figlia Angelina, adottata, cresciuta con un vuoto dentro di sé che invano cerca per tutta la vita di colmare. Due donne, una madre e una figlia, separate da una manciata di anni e dall’enorme peso della violenza consumata nel cuore della famiglia. due voci che si interrogano, si sognano, si cercano, nel tentativo di ricostruire ciò che è stato negato ad entrambe e di dare forma ad identità spezzate.

Il romanzo è di una potenza incredibile. La narrazione è forte, disarmante in storia e scrittura. La rabbia, il dolore si intensificano pagina dopo pagina. Il lettore rimane sconcertato per tutto. Ha bisogno del suo tempo per assimilare ogni parola tosta, vera, che sbatte contro la parete del cuore. È inerme, aiuta Assunta e Angelina con la lettura, portando a termine un conforto emotivo. Ha a che fare con una narrazione che è confessione e urlo insieme.    

“Angelina” di Ciriaco Offeddu, edizioni Bompiani.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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