Libri in Lettere

”Le particelle elementari” di Michel Houellebecq

Car* ******,

Ora mi trovo in seria difficoltà, devo confessartelo, ad ammettere a me stessa che mi preme recensire questo libro, “le particelle elementari” di Michel Houellebecq, sia per motivi contingenti che non. E vorrei, ad ora, dare più peso ai secondi.

Non so neppure da dove cominciare con tutta onestà, ché mi è piaciuta così tanto la lettura, mi ha divertita e rammaricata così tanto, che non saprei neppure dire per quale motivo. È stata sconvolgente, devastante anzi. E dato che è uso riportare una citazione, voglio contestualizzartela, voglio spogliarla di ogni aura di mistero oggi: quella che scriverò non è una citazione tratta dalla trama del libro, è però il suo coronamento, dacché si trova, quell’unica frase capace di riassumerne la linfa, nell’epilogo. Nell’ultima riga, Houellebecq, con una sincerità che trasuda da ogni lettera, dice: “questo libro è dedicato all’uomo”. Ora, letta così, me ne rendo conto, sembra una frase fatta, anche forse un po’ vuota nella sua densità, ma dopo aver vissuto il libro, non c’è nulla che risulti più carico e toccante.

Vedila così: conclusa l’ultima pagina, mi sentivo estremamente gracile, come se stessi ancora portando sulle spalle tutti i profondi drammi dei personaggi, come se io fossi i drammi dei personaggi. Non per immedesimazione, per empatia. In uno stato di caducità simile, la dedica finale ha dato un senso all’angoscia che mi porto tuttora dietro ripensando a Michel e Bruno.

Te li voglio presentare: Michel Djerzinski è un biologo con una personalità affermata nel mondo della scienza, un vincitore, un cinico trionfante. Ma è molto solo, ******, e più si cimenta nella ricerca, più si rende conto di non potersi più ingannare. Sotto quel volto di freddezza, tra quelle pareti della casa dove abita con l’unica compagnia del suo canarino, è lacerato dalla consapevolezza di non poter essere compreso, di non essere in grado di apprendere una lingua che lo avvicini agli altri, o che avvicini gli altri a sé. Invecchia con indifferenza, nel silenzio. Bruno invece, suo fratellastro, è pieno di vita, pieno di ossessioni, pieno di traumi, lontanissimo da sé. È un insegnante di italiano, ma a volte se lo dimentica, dimentica chi è, cosa fa, cosa vuole: vive in balia delle sue pulsioni, schiavo del momento. Non può che essere estraneo a tutti, perché abita in un’identità che non conosce.

E allora,******, ognuno per motivi propri, questi due fratellastri vengono rastrellati dalla quotidianità, dinanzi a una consapevolezza da cui talvolta vengono divorati, e che talvolta abbracciano lucidamente. Ognuno di noi ha un po’ di Bruno e un po’ di Michel dentro di sé, alla fine. Per questo le loro lacrime sono le mie, la loro ilarità è la mia, la loro passività dinanzi alla vita è la mia.

”Le particelle elementari” di Michel Houellebecq, edizioni La Nave di Teseo, libri in lettere.

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