Un libro tra le mani

“Ossigeno” di Sacha Naspini, recensione: Un libro tra le mani.

“Chi ha rinchiuso chi?”

Qui l’ossigeno manca…

Cosa si prova ad essere il figlio di un mostro?
Nessuno si preoccupa mai di questo, di come la vita del figlio di colui che ha commesso un crimine, possa essere stravolta… e non soltanto nell’apprendere, come in questo caso, che il suo amato padre, stimatissimo antropologo, sia in realtà un uomo capace di sequestrare delle bambine e rinchiuderle per anni in un container (“vediamo cosa fanno?”), ma anche, e soprattutto, perché sopraffatto dal terrore che qualcosa di sbagliato, qualcosa di orribile sia presente anche in lui, nei suoi geni, in quanto figlio di.

“Il punto non è che mio padre è mio padre. Il punto è che sono suo figlio.”

Luca è ingabbiato in questa paura, schiacciato dalla colpa paterna,  non ha più una vita, non ha più un amore, niente amici, niente futuro…un solo obiettivo: proteggere, anche solo da lontano, lei.
Lei è Laura, l’ultima vittima di suo padre, l’unica sopravvissuta, rapita ad 8 anni e liberata dopo 14 anni di prigionia in una “scatola di ferro“.

Tour psicologico 

Sacha Naspini, con il suo sguardo profondo e spietato, ci fa fare un tour psicologico nella testa di tutti i suoi personaggi (tutti tranne uno, il mostro).
E non è facile entrare lì dentro, manca davvero il fiato…

Non è facile quando sei una bambina terrorizzata, legata con una catena al collo, che cerca disperatamente di non perdere, giorno dopo giorno, anno dopo anno, l’immagine dei suoi genitori.
Ma è ancora peggio quando ormai hai 22 anni, dei tuoi genitori non ricordi assolutamente nulla e ti riportano in libertà, alla luce… troppa luce!!!, all’aria aperta…troppo ossigeno!!!, e da tua madre…troppa estraneità!!! e ti accorgi che in realtà non saresti mai voluta uscire da lì dentro, dalla tua scatola di ferro.

Ossigeno

“Senza la gabbia sei niente. Tutti credono il contrario, ma la verità è questa: non sei mai uscita da lì”.

Non è facile neanche quando sei una madre a cui hanno rapito la figlia, tramortita, distrutta, disperata, incapace di rimanere accanto all’uomo che hai sposato (perché si sa, il dolore affossa, separa…).
Ma è davvero terribile quando sei quella stessa madre che, tanto tempo dopo, non riesce ad accettare il ritorno di sua figlia, in fondo hai perso una bambina ed hai ritrovato una donna sconosciuta, che non ha più bisogno di te.

“Nel sottofondo sconcio di me c’è una matta che strepita giorno e notte: quella figlia non doveva tornare. La sua ricomparsa è uno schiaffo al lavoro fatto per salvarmi”.

E poi sei nella mente dell’amichetta del cuore di Laura, che non ha mai smesso di sentirsi responsabile per quello che è successo, perché è stata lei ad insistere per farla uscire di casa, di nascosto, senza il permesso… e poi l’ha lasciata da sola.
Quattordici anni di sensi di colpa, di visioni, di voci nelle orecchie…

Insomma, da una gabbia all’altra, gabbie reali e gabbie mentali, gabbie che creiamo per gli altri e quelle che costruiamo per noi stessi.
Naspini scava nei meandri della psiche, e lo fa con un libro che ti ghiaccia il fiato in gola.

(P.s. Se proprio volessi fare una critica, la farei sul finale…a mio parere non molto realistico, un po’ forzato, ma ne ho compreso le intenzioni, una sorta di chiusura del cerchio.)

 

“Ossigeno” di Sacha Naspini, Edizioni E/O. Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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