Un libro tra le mani

“Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi: la follia non è poi così lontana da noi

“LO SBILICO” di Alcide Pierantozzi 

(Einaudi)

La malattia mentale e i disturbi psichici sono da sempre, per me, oggetto di fascinazione letteraria.

Forse perché viviamo in una società che è ancora inadatta a capire i disturbi della mente, una società arretrata da questo punto di vista, sempre pronta a stigmatizzare, etichettare e ad avere paura di tutto ciò che si discosta, anche di poco, dalla “norma“.

Ed io invece non voglio avere paura, voglio sapere, voglio capire.

La neurodivergenza e il corpo

Alcide Pierantozzi è un autore colto, brillante, lucido, laureato in filosofia, scrittore, sceneggiatore, ma è anche una mente neuroatipica, neurodivergente, e ce lo dice subito, la prima pagina del libro si apre con una sua cartella clinica che ci mostra una diagnosi di disturbo bipolare, spettro autistico, dissociazione dell’io e mancata autoconservazione del sé.

Senza apporre nessun filtro tra lui e noi, Pierantozzi ci racconta in maniera cruda ma anche raffinata, la sua vita e la sua quotidianità vista attraverso la lente deformata della malattia mentale, e lo fa analizzando il disagio psichico non in maniera tradizionale, ovvero con un “viaggio verso l’interno” cercando i perché e i per come così come ci ha abituato la letteratura che affronta questa tematica, ma attraverso il corpo, attraverso la materia, le cellule, il sangue, gli umori…

La sessualità umiliata e compromessa dai farmaci, l’omosessualità ostacolata dalla mentalità circostante, la scrittura, la palestra, le crisi, una nonna amatissima, un fratellino morto, un padre negazionista…

No, non è facile vivere accanto a chi lotta e convive con la malattia mentale, c’è chi riesce a farsene carico e chi no, chi non vuole vedere e non vuole accettare.

Questo è un viaggio psichedelico nella vita di un ragazzo ultrasensibile, che vive a pelle scoperta, ma che non manca di senso critico, di una certa ironia e autoironia, anche piuttosto affilata e tagliente (verso se stesso).

E poi lo stile…

La scrittura è molto bella, ricercata nella misura in cui Pierantozzi è ossessionato dalle parole, le cerca, le studia, le viviseziona, le inventa, le crea, perché è solo attraverso le parole che le persone che vivono questo deragliamento psichico, riescono a tenere la rotta, a mettere il guinzaglio ai pensieri, a dare un senso a tutto.

Ciononostante l’autore non crede affatto nel potere salvifico della scrittura, sa benissimo che la sua condizione non può certo essere modificata da questo, ma crede nella capacità della scrittura di dare dignità alle cose, anche a quelle indicibili.

E queste pagine impudiche contengono tutta la dignità del mondo.

Certo, qui dentro non troverete una storia lineare, una trama da seguire, si tratta più che altro di “momenti“, di stralci di vita, di eventi che si rincorrono, si sovrappongono, si attorcigliano e si sfilacciano insieme agli stati umorali dell’autore.

Lo sbilico

Leggere questo libro è un tentativo (da parte di chi legge) di capire veramente cosa si prova a stare in (s)bilico sul precipizio, con un piede nella realtà ed uno nell’allucinazione, perché poi, a guardar bene, ciò che chiamiamo follia non è detto che sia poi così tanto lontana da noi.

 

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“Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi, Einaudi editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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