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“Il più grande spettacolo del mondo” di Don Robertson: recensione libro

Bisogna farne di strada, per diventare grandi.
Sembra una frase perfetta per Morris Bird III, il protagonista del primo libro della trilogia che Don Robertson dedica a questo straordinario personaggio.
Sì, ma questa è una frase trita.  Quanta strada? Quanta bisogna farne per diventare grandi per davvero? E quanto dura questo viaggio? Domande senza risposta, ovviamente. Ognuno ha il suo viaggio, il suo ritmo e la sua meta.  Alcuni fra i più fortunati, e tra questi Morris Bird III, scopriranno che la meta è il viaggio.

Una piccolissima grande storia

Il 20 ottobre del 1944 un ragazzino di nove anni decide di marinare la gita scolastica pomeridiana per andare a trovare un suo ex compagno di scuola che da qualche mese ha traslocato lasciandolo solo, annoiato e con una sorellina minore particolarmente portata al piagnisteo. Come si può scrivere un libro su una vicenda del genere? Si può, se ti chiami Don Robertson. Si può, se la ambianti a Cleveland, nel 1943. Si può, se il ragazzino di nove anni lo chiami Morris Bird III e decidi che tutte le volte che lo nominerai, nelle 222 pagine, sarà sempre e solo Morris Bird III. Mai solo Morris, mai solo Bird.

Architettura di una partenza

A nove anni si è persone serie, spesso molto più degli adulti. Si da importanza ai particolari, ai fatti, alle parole. Alle persone. Morris Bird III ha un’attitudine particolare per associare parole, nomi, odori. Ha una mente ricettiva, sinestesica, logica e brillante. Ma, soprattutto, questo ragazzino sa vedere in prospettiva (glielo ha insegnato la nonna) e grazie a questa sua capacità vede il buono nelle persone.


Morris Birds III non si sentiva mai veramente rilassato quando andava a casa dei Chaloupka. Gli piaceva stare lì, e allo stesso tempo non gli piaceva, e il suo era un comportamento sciocco, e sapeva che era un comportamento sciocco, ma il fatto era che a volte avrebbe desiderato non aver mai incontrato il vecchio sfigato Stanley Chaloupka e non avere tutti quei pensieri sull’Amore o la Pietà o altro…il vecchio sfigato Stanley Chaloupka con i suoi stupidi gilè, le sue croste di pane, il suo quaderno a spirale…il vecchio sfigato Stanley Chaloupka con le caccole negli occhi il suo sorriso tutto denti…il vecchio sfigato Stanley Chaloupka con le sue enormi tette cadenti… che cosa fare con il vecchio sfigato Stanley Chaloupka quando, tutto sommato e nonostante tutte queste cose, alla fine gli volevi bene?


Morris Bird III partirà per andare a trovare il suo amico Stanley affrontando il viaggio come una vera e propria missione, con un piano studiato in grande anticipo e nei minimi dettagli. Dovrà farlo di nascosto, mentre i genitori lo credono a scuola. Dovrà farlo in modo preciso e rapido, per garantirsi il ritorno prima di essere scoperto. Per questo – dopo attente valutazioni – si doterà di una serie di strumenti indispensabili:

  • Un barattolo di burro d’arachidi Peter Pan ( nel caso avesse bisogno di recuperare energie);
  • Una bussola giocattolo (nel caso avesse perso la strada);
  • Un subdolo temperino (per proteggersi e per ogni emergenza);
  • Una mappa dalla città (in supporto alla bussola);
  • La somma di 1.07 dollari (non si poteva mai dire quando il denaro sarebbe potuto servire);
  • La foto di Veronica Lake (per scopi morali);
  • La sveglia nella sua camera da letto (non possedeva nessun orologio, e immaginava che di tanto in tanto sarebbe stato importante conoscere l’ora).

(Don, solo per questo elenco, e per il nome del burro di arachidi il sorriso mi si è allargato sul viso!)

Il viaggio è la meta

Caro lettore, se sei arrivato fino a qui sappi che, se ti troverai a leggere questo libro, sul carrettino rosso che Morris Bird III si porterà dietro per tutta la sua avventura ci sarai anche tu e le sentirai tutte le asperità del terreno, perché quel carrettino ha pure una ruota sgonfia. Sentirai anche la fatica di questo ragazzino, ti stupirai della caparbietà, del coraggio e della fiducia in se stesso, che va rinforzandosi un passo dopo l’altro, come un muscolo da allenare. Ché a spostarsi nello spazio e nel tempo sono capaci tutti, ma viaggiare con la capacità di conoscere se stessi e il mondo è affare di pochi. Morris Bird III, però è uno di questi e Don Robertson ce lo dice già nelle prime righe: lui, in quel giorno speciale del 1944, fu “Il più grande spettacolo del mondo”.
BOOM! La sorpresa che Don Robertson ci rivela fin dalla prima pagina parla dell’esplosione che interessò Cleveland il 20 ottobre del 1944, quando la città visse uno dei momenti più bui della sua storia. L’impianto di liquefazione gas dell’east Ohio subì una perdita a causa di una crepa in un serbatoio di stoccaggio. Tanto bastò perché il gas diffuso provocasse una delle più spaventose esplosioni, seguita da una catena di incendi che distrusse un miglio quadrato di città portandosi via la vita di 135 persone. Eppure Don Robertson ha la capacità di riavvolgere il nastro e farci vivere il rallenty di quel pomeriggio: come in una novella Pompei entreremo nella vita, anzi “nell’attimo prima di” di molti personaggi, di cui percepiremo l’essenza grazie a pochi – fondamentali – particolari.
Don Robertson non scrive thriller, ma io vi sfido a interrompere facilmente questo libro senza dire nemmeno una volta “dai, ancora una pagina”. Perché? Del resto ciò che accade è noto dalla prime righe. Morris Bird III c’era. Con lui la sorellina Sandra, sul carrettino rosso. Con loro il subdolo coltellino, il burro di arachidi e tutto il resto.
Questo è uno di quei libri che fa bene come una cura ricostituente. Fatevi un regalo, leggetelo.

1944 Cleveland East Ohio gas explosion

L’uomo senza gambe era abbastanza saggio da capire che gli eroi li si poteva trovare nei posti più assurdi. Ecco perché non aveva avuto esitazioni a definire quel ragazzo un dono del cielo. Ma il ragazzo non credeva che la cosa più importante fosse stata il coraggio. Per quel che lo riguardava si era fatta fin troppa confusione. Per il ragazzo, la cosa più importante era successa prima dell’esplosione. Nel momento in cui aveva visto il vecchio amico Stanley Chaloupka. Proprio in quel momento. Perché? perché significava che aveva portato a termine ciò che aveva deciso di fare. Il che lo aiutava a venire a patti con le cose per le quali si sentiva male. La stupidità, per esempio. E i tradimenti.


Il più grande spettacolo  del modo, di  Don Robertson
Traduzione di  Nicola Manuppelli

Nutrimenti Edizioni, 2020 . Spaziomentale per TheBookadvisor.

Roberta Frugoni

Copywriter per lavoro e passione. Amante dell'arsenico e vecchi merletti, mangio la pasta solo se è al dente e mi lascio conquistare dalle letture che prendono a schiaffoni. Nel tempo libero fotografo e collaudo amache.
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