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“Il disagio della sera” di Marieke Lucas Rijneveld: recensione libro

In quanti ci ricordiamo come eravamo a dodici anni? Come eravamo davvero, intendo; nell’intimo, in quel caos di sentimenti contrastanti che fanno di quell’età un passaggio tumultuoso, pieno di incertezze (o certezze sbagliate), di paure, di sogni e di domande.

Il disagio della sera: International Booker Prize 2020

Il disagio della sera

Marieke Lucas Rijneveld, 29 anni, vince l’International Booker Prize 2020 con il suo romanzo di esordio, ma non è questo il punto. Non sono i premi, seppur prestigiosissimi, che questo giovane talento ha ricevuto per il romanzo e ancora prima per le sue poesie, a fare la differenza.

Il punto è, o credo sia, che insieme a questo romanzo è come se ci venissero consegnati anche un paio di occhiali magici, capaci di farci vedere, ragionare, soffrire e sognare come Jas, la dodicenne protagonista di queste pagine.

Olanda, famiglia estremamente religiosa, fattoria.
Mucche, parecchie. Fratelli quattro, di cui uno muore nella prima pagina. (No spoiler!)
Padre e madre contadini totalmente dediti alle faccende della fattoria insieme ai figli che imparano presto a impastare i propri bisogni con fango sudore e fieno, a badare alle galline, ai conigli e alle mucche, oltre che a se stessi.
Certo, i figli.
Certo, la morte di uno di loro, maschio.
Bibbia, molta Bibbia, somministrata più volte al giorno, come fosse la medicina in grado di guarire il dolore indicibile della perdita.
Eppure, così come Matthies scivola giù nel profondo del lago, Jas e la sorellina Hanna in quello stesso lago vedranno la loro unica strada verso la salvezza per fuggire, andare al di là della riva. Al di là di tutto, dove tutto si perde per sempre ma si guadagna la libertà e forse una vita serena o addirittura felice.

Un silenzio che urla

Il tema del romanzo è dunque questo? È la perdita?
Forse, ma non solo. Sicuramente il tema non è solo la perdita di un figlio o di un fratello.
C’è molto di più e Rijneveld lo impone con grazia e con crudezza allo stesso tempo.
Jas decide di non togliersi più di dosso il suo giaccone liso, consunto e anche un po’ puzzolente perché questa bizzarria deve e può essere una barriera verso il mondo esterno.
Il giaccone la protegge, la nasconde, accoglie tutti i suoi mal di pancia, i suoi sudori e le sue paure. Nelle tasche del giaccone Jas conserva pezzi di mondo che vuole tenere vicino a sé: i baffi del coniglio, i cocci del salvadanaio rotto, la focaccina oramai rafferma, i rospi che lei vorrebbe far accoppiare come mamma e papà.
La zip se la chiude fino in cima, ci si inabissa in quel giaccone perché per lei è tutto troppo o troppo poco. Dodici anni sono troppi o troppo pochi.

“Amo la consistenza delle fragole, sentire i semini e i peletti sulla lingua e sul palato. Le consistenze mi rassicurano. Sono il risultato di una struttura che provvede all’insieme, a tenere unito qualcosa che altrimenti crollerebbe”

In un altro libro Jas avrebbe potuto urlare il suo bisogno di amore, ma in questo no.
Nel disagio della sera urla solo papà, l’unico che non si può mai contraddire ma che almeno nell’immaginazione si può punire mettendogli la testa nella tagliola delle lepri.
Nel disagio della sera si fa di tutto per ricevere anche solo un po’ di quell’attenzione che mamma e papà riservano alle mucche o a i vitelli.
Eppure anche i figli sono cuccioli da crescere, anche se sembra che ogni giorno i codici d’amore di questi genitori siano sempre meno decifrabili, meno fruibili.
Jas sta crescendo e nessuno sembra accorgersene. È uno dei tanti disagi. La sera è forse l’infanzia che se ne va, ma lei l’alba dell’età adulta non sa bene come guardarla e nessuno sembra poterla rassicurare che dopo sorgerà il sole.

Ci sono silenzi immensi in questo libro, e parole fradicie di dolore.

“Se le lacrime avessero un odore nessuno più potrebbe piangere in segreto”

Rijneveld è riuscita a far convivere mucche, bibbia, cacca, sesso, rospi, morte, amore e Hitler in 256 pagine.
Ho letto di Marieke Lucas (il suo viso in copertina è ipnotico) e ho cercato le sue poesie. Ho capito che questo romanzo è figlio loro.

“Il disagio della sera”, di Marieke Lucas Rijneveld. Traduzione di Stefano Musilli Nutrimenti . Spaziomentale per TheBookadvisor.

Roberta Frugoni

Copywriter per lavoro e passione. Amante dell'arsenico e vecchi merletti, mangio la pasta solo se è al dente e mi lascio conquistare dalle letture che prendono a schiaffoni. Nel tempo libero fotografo e collaudo amache.
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