“Scherzetto” di Domenico Starnone: il disegno del tempo e i suoi inganni
Un romanzo breve che si apre a riflessioni profonde sulla vita

C’è una malia sottile negli scritti di Domenico Starnone che ti tiene avvinghiato alla lettura sin dalla prime righe. In “Scherzetto“, da subito veniamo scaraventati nel centro della storia, come fossimo un insetto nella tela del ragno, e solo quando ne siamo ormai catturati riusciamo, uno sguardo alla volta, a distinguere le trame della tela, i dettagli, la perizia della struttura sapientemente congegnata.
La storia ruota attorno a un anziano illustratore che, per tre giorni, deve prendersi cura del nipote Mario, un bambino di quattro anni vivace, intelligente e imprevedibile. L’inattesa telefonata della figlia, che vive a Napoli nella casa in cui lui è cresciuto, rompe la routine dell’uomo, che da decenni vive a Milano, e lo costringe a un compito che si aprira’ a risvolti inattesi.
Quello che sembra un normale incarico familiare si trasforma in un confronto psicologico tra due età della vita: da una parte la stanchezza, le illusioni perdute e i rimpianti del nonno; dall’altra l’energia, la curiosità e la spontaneità del bambino.
Il ritorno ai luoghi, al dialetto e ai ricordi della sua infanzia, costringono il protagonista a guardarsi alla specchio e a fare i conti con la persona che è diventata e con quella che pensava di essere. E così il disegno si fa metafora di fuga da un destino di povertà e violenza e tentativo di dare ordine al caos dell’esistenza.
Gli scherzi della vita

In tutta la narrazione, nello scambio continuo tra nonno e nipote, si intravede una violenza trattenuta, un gioco di potere che ribalta i ruoli e svela una verità che, alla fine, si mostra nuda e spietata.
La scrittura è magistrale, carica di tensione, eppure in grado di restituire sentimenti fragili e lievi, esplorando le sfumature dell’animo umano come solo Starnone sa fare.
Ecco, quindi, che gli “scherzetti” apparentemente spensierati tra nonno e nipote si schiudono alla dimensione della paura della morte, al timore del fallimento, al senso di colpa e all’inganno salvifico. Il titolo, infatti, richiama qualcosa di leggero, ma nel corso del romanzo assume un significato più profondo: gli “scherzi” sono quelli della vita, della memoria e delle relazioni, che spesso mettono in crisi le certezze dei personaggi.
Starnone possiede il dono raro di condensare in una scrittura a prima vista semplice la complessità stratificata e multiforme dell’essere umano e di conferire alle vicende quotidiane il respiro ampio della riflessione esistenziale.
IL VINO
Il vino da abbinare a questa lettura è un Piedirosso dei Campi Flegrei. Non è un vino che cerca di impressionare con la forza, ma conquista con le sfumature, proprio come la scrittura di Starnone.
Scherzetto, Domenico Starnone, Einaudi editore, a cura di Sopra le righe.
LE CITAZIONI
“Mi sembrò un buon uomo, gli avrei parlato volentieri di com’era la città quando ero stato ragazzo, della mia giovinezza prima che me ne andassi da Napoli, di come una volta tutto – il bene e il male – pareva un riflesso dell’ambiente in cui eri nato e di come oggi invece ogni cosa – il bene e il male – pare scritto nelle profondità della carne“.
| “Non mi perdonavano di aver scelto la piú impossibile delle variazioni e averla difesa contro di loro senza cedere di un millimetro. Li avevo cacciati via, ma mai del tutto. Solo la morte li avrebbe sul serio sgominati, cancellando il mio corpo a cui aspiravano da sempre e che, volente o nolente, li teneva in vita”. |



