Polpa, Flor Canosa, traduzione di Giovanni Barone. Quando le emozioni sono proibite e l’umano deflagra.
Un grido d'allarme sul percorso che stiamo intraprendendo

Ci sono libri che si leggono in apnea e scarnificano i giudizi, i sentimenti, le emozioni per arrivare alla polpa dell’esistenza. Attraverso un viaggio senza fiato nell’aberrazione, nel dolore e nelle pratiche oscene, il lettore riemerge turbato, mutato e ferito dai tagli inferti dalla lingua senza veli di Flor Canosa.
Ambientato in un futuro distopico nel quale le emozioni sono vietate e il controllo di chi comanda ha annullato tutti gli aneliti di libertà del singolo, la giovane Irma esperisce il dolore e ne resta affascinata e sedotta, fino a farne il suo sigillo identitario. Nella ricerca sempre più estrema di una sofferenza che si fa atto sovversivo contro il sistema, Irma viene fagocitata dal suo stesso desiderio, un desiderio che trova nuova linfa con l’incontro di Lunes, un uomo ossessionato da pratiche di agghiacciante violenza. In una sorta di gioco delle parti, dove vittima e carnefice si cercano e si trovano sul campo di battaglia dei loro corpi, Polpa mette in scena lo schianto, l’urlo e il degrado che si materializzano quando la spinta della vita si ribella alla torchiatura del proibito.
Una lingua densa e carnale

Con una scrittura che affonda le mani nella materia viva dell’esperienza — il corpo, il desiderio, la ferita, la memoria — Flor Canosa ne estrae una lingua densa, carnale, esibita.
Non ci sono filtri, non ci sono mediazioni, nessun salvagente. L’autrice afferra il lettore e lo stringe nelle spire del disagio, lo schiaffeggia con violenza e gli nega senza pietà qualsiasi forma di narrazione consolatoria, qualsiasi speranza di nobilitare il dolore.
Tutto, in Polpa, è immersione: nel corpo, nella dipendenza, nelle ferite, nei rapporti di potere. L’asse narrativo del libro si fa circolare, ossessivo, claustrofobico attraverso un racconto che non prevede redenzione né pacificazione. E nessuna via di fuga.
Perché la polpa è viscida, ti si attacca addosso, ti resta appiccicata sulle dita quando cerchi di liberartene. Perché è la polpa la nostra essenza più autentica, il ritorno a casa dell’umano quando i mostri prendono il sopravvento.
IL VINO
Lettura da abbinare a un vino che ricorda l’eccesso. Secondo la leggenda, il vescovo tedesco Johannes Defuk era talmente appassionato di Est! Est!!, Est!!! da lasciare i suoi averi alla comunità, a condizione che per l’anniversario della sua morte gli fosse versato il vino sulla tomba. Da qui l’epitaffio del servo: “qui giace il mio signore morto per il troppo vino Est! Est!!, Est!!!”.
LA CITAZIONE

“Mi hanno raccontato che il WEB era diventato un contenitore talmente enorme che fu necessario eliminarlo. Era sul punto di esplodere, ma nessuno sapeva come sarebbe accaduto; se per una forza centripeta (originata da cosa?), o centrifuga (partita da dove?). Non lo cancellarono del tutto; semplicemente lo misero fuori dalla portata della gente. Ne fecero un organismo esanime. Filtrarono i contenuti, con un lavoro certosino che implicò l’assunzione di un numero esorbitante di persone che lavoravano in turni di dodici ore. Lo svuotarono quasi del tutto. Questo va detto: nessuno ammette d’aver fatto quel lavoro”.
Polpa, Flor Canosa, NEO edizioni, a cura di Sopra le righe.



